È morto Gino Strada, il fondatore di Emergency
Fonte immagine: Wikimedia Commons

«Amici, come avrete visto il mio papà non c’è più. Non posso rispondere ai vostri tanti messaggi che vedo arrivare, perché sono in mezzo al mare e abbiamo appena fatto un salvataggio». Così Cecilia Strada, figlia di Gino, ricorda suo padre morto oggi a 73 anni. In prima linea come medico di guerra, nel 1994 Gino Strada, assieme a sua moglie, ha fondato Emergency, l’ong che ancora oggi opera in 16 paesi diversi assicurando cure mediche gratuite a oltre 6 milioni di pazienti, vittime innocenti della guerra e della povertà.

Prescindendo dal loro colore politico, il fondatore di Emergency è stato sempre critico e tagliente nei confronti dei governi in merito alle decisioni prese sul commercio delle armi, il rafforzamento della sanità privata a discapito di quella pubblica, la gestione dei flussi migratori e, più in generale, gli interessi economici soggiacenti alle guerre.

Nell’ottobre del 2016 – erano gli anni in cui la propaganda anti-migratoria della Lega Nord raggiungeva il suo apice – Gino Strada è stato intervistato dal giornalista Corrado Formigli, conduttore del programma Piazza Pulita: «Se andiamo a vedere questi flussi migratori da dove originano – disse – i primi quattro paesi da dove scappano le persone sono Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. Cioè: a qualcuno verrà in mente che forse noi abbiamo portato guerra in quei paesi e che dalla guerra la gente, se può, scappa». Convintamente contro ogni genere di conflitto bellico, il fondatore di Emergency ci teneva a chiarire questa contraddizione: non si può essere guerrafondai e poi, al contempo, voler impedire ai profughi di salvarsi da una guerra di cui non sono attori.

Nel suo libro autobiografico, Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra, Gino strada si mette a nudo, come uomo e come medico, raccontando le sue esperienze in Afghanistan, Iraq, Ruanda ed Etiopia rappresentate sullo scenario di guerre interminabili, che vedono i bambini come le vittime più innocenti e che nonostante la tragedia riescono a essere forti: «È quel che ci sorprende sempre, e che continuiamo a non capire, dei nostri bambini: che riprendano così in fretta a sorridere, a giocare, a essere felici». Pappagalli verdi non sono meramente gli animali, ma anche le mine antiuomo prodotte dai russi, gettate sui villaggi afghani che per la loro strana forma vengono associate a degli animali giocattolo.

Di recente, aveva preso posizione circa la gestione globale della campagna di vaccinazione, lamentando l’esclusività dei brevetti e come questi ultimi dovessero essere sospesi. «Alcune nazioni ricche hanno comprato una quantità di dosi sufficiente a vaccinare la propria popolazione cinque volte», mentre alcune nazioni africane non potevano avvicinarsi nemmeno all’avviamento delle vaccinazioni, mancando le dosi a disposizione.

Il cordoglio proveniente dal mondo della politica si è immediatamente stretto intorno alla famiglia di Gino Strada. «Difendere l’uomo e la sua dignità sempre e dovunque. Questa la lezione più bella di Gino Strada che non dobbiamo dimenticare mai», scrive Roberto Speranza, ministro della Salute. Anche l’ex premier Giuseppe Conte si è lasciato andare a un commento: «Una vita dedicata agli altri, e soprattutto ai più fragili e vulnerabili. Un esempio costante, concreto di autentica solidarietà e rara umanità. Una perdita inestimabile».

È di qualche ora fa il post su Facebook di Emergency, che lo ricorda così: «Non riusciamo a pensare di stare senza di lui, la sua sola presenza bastava a farci sentire tutti più forti e meno soli, anche se era lontano. Tra i suoi ultimi pensieri, c’è stato l’Afghanistan, ieri. È morto felice. Ti vogliamo bene Gino». Risulta superfluo rimarcare che Emergency continuerà ad operare seguendo le orme del suo fondatore. E noi, per chi vorrà, oltreché impegnarsi sul campo, potremmo donare alla fondazione, che poi è una delle cose che Gino avrebbe voluto; di certo non per lui, bensì per gli altri.

Come suo solito, attraverso una comunicazione per i canali social del Quirinale, non poteva mancare il pensiero del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Gino ha recati le ragione della vita dove la guerra voleva imporre violenza e morte», si legge dal comunicato, «Ha invocato le ragioni dell’umanità dove lo scontro cancellava ogni rispetto per le persone». In ultimo, il consueto richiamo alla Costituzione e ai valori a cui essa demanda: «In coerenza con la nostra Costituzione che ripudia la guerra, Gino Strada ha fatto di questa indicazione l’ispirazione delle azioni umanitarie sviluppate in Italia e all’estero, esprimendo, con coraggio, una linea alternativa allo scontro tra i popoli e al loro interno».

Una perdita che comprende tutti. Un grande italiano che entra senz’altro nel pantheon dei grandi italiani e la cui eredità, seppur difficile da raccogliere, resta un bene di immenso valore umano.

Antonio Figliolino

Antonio Figliolino, classe 2002, napoletano di nascita. Manifesta sin da piccolo una forte passione per la letteratura, nonché per gli studi umanistici. Inoltre, alla luce di un interesse radicato in famiglia, presenta un'attenzione particolare per i fatti politici. Divoratore di libri, i quali spaziano dalla letteratura sudamericana, italiana e portoghese.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui