Roma Mimmo Lucano Cardinale

L’aula 1 della facoltà di Lettere e Filosofia, all’università La Sapienza di Roma, dispone di 266 posti a sedere. Le persone presenti in aula sono più o meno il doppio, assiepate nell’interno delle finestre e persino a terra. Alla cattedra c’è Mimmo Lucano, il sindaco di Riace, intento a raccontare il suo modello di integrazione. Nello stesso momento a pochi chilometri dalla Sapienza, nell’ex sede Inpdap in via Santa Croce in Gerusalemme (zona Esquilino), il cardinale Konrad Krajewski spiega i motivi che l’hanno portato a togliere i sigilli dal contatore che costringeva 450 persone senza luce e acqua da giorni.

Mimmo Lucano alla Sapienza e le minacce di Forza Nuova

«La destra ha già un leader, mentre tutte queste persone hanno proprio bisogno di un simbolo. E Mimmo Lucano lo è», ci spiega una professoressa fuori dall’aula dove il sindaco di Riace sta parlando. L’incontro nasce nell’ambito del ciclo di seminari dal titolo “Convivenze”, organizzato dal dipartimento di Antropologia dell’università La Sapienza, insieme all’antropologo calabrese Vito Teti. Giovedì 9 maggio, però, esplode la polemica: Forza Nuova Roma comunica di voler impedire la conferenza, accompagnando l’annuncio con un’immagine dalla didascalia eloquente: “Lucano nemico d’Italia”. Molti docenti pubblicano un comunicato in cui chiedono che al gruppo neofascista sia impedito manifestare “per riaffermare con forza la vocazione antifascista e democratica della Sapienza”. E ottengono risposta: poche ore dopo la questura vieta ufficialmente la manifestazione di Forza Nuova.

Intanto la componente studentesca annuncia una grande mobilitazione, al grido di “nessuno spazio ai fascisti”. Il corteo, in effetti, è partecipatissimo: migliaia di studenti sfilano per le strade della città universitaria e invadono piazzale Aldo Moro, nonostante nei piani iniziali avrebbero dovuto fermarsi prima di attraversare i cancelli: troppo imponente la marea umana per rischiare di fermarla. Forza Nuova si presenta, ma i militanti sono circa 30 e nonostante qualche momento di tensione (un ragazzo schiaffeggiato fuori dalla Biblioteca Nazionale), i forzanovisti non riescono neanche ad avvicinarsi all’università. La piazza si conferma antifascista.

Roma Mimmo Lucano

Il resto è la cronaca di un trionfo annunciato: l’arrivo di Mimmo Lucano accompagnato dalle ovazioni degli studenti e Bella Ciao che risuona per i corridoi della facoltà di Lettere sono la colonna sonora perfetta per una giornata molto particolare. In cui un popolo, quello studentesco, si è identificato in una figura come non accadeva da anni, riscoprendo un valore che rischiava di assopirsi come l’antifascismo. E riportando l’Università ai giorni delle contestazioni studentesche, degli scontri di Valle Giulia e della scritta “Una risata vi seppellirà!” che è ancora visibile, ad un occhio attento, sulla facciata della facoltà di Lettere.

Roma Mimmo Lucano

Spin Time Labs e la disobbedienza del cardinale Krajewski

Se le azioni di Mimmo Lucano sono ascrivibili alla categoria della “disobbedienza civile”, altrettanto lo è ciò che è accaduto sabato sera, ancora a Roma. Spin Time Labs è “un bene comune, cantiere di rigenerazione urbana, una nuova dimensione dell’abitare e un centro culturale polifunzionale”, come si autodefinisce sul suo sito ufficiale. Più nello specifico, è un palazzo occupato che dal 2013 offre un tetto ad oltre 450 persone, sia italiani che stranieri. Non solo: tra i suoi locali si sono sviluppati diversi spazi culturali e ricreativi come un teatro, una sala prove, un’osteria, una falegnameria e un laboratorio di birra artigianale, che attirano numerose realtà della Capitale.

Nonostante però l’edificio non sia nella lista dei 22 immobili a imminente rischio di sgombero, il problema è emerso invece dalle utenze. Il contratto del palazzo è intestato al gruppo Hera, che fa capo alla Areti SpA, società di distribuzione dell’Acea (ente che si occupa della fornitura di acqua ed elettricità a Roma). E quando l’ammontare dei debiti dalle bollette è arrivato alla cifra di circa 300mila euro, i fornitori hanno deciso di tagliare. Lasciando al buio circa 150 famiglie. Il braccio di ferro è andato avanti per sei giorni, con gli occupanti che chiedevano una deroga al Decreto Lupi (che impedisce agli occupanti abusivi di chiedere l’allacciamento a pubblici servizi) in modo tale da permettergli di ripagare la morosità.

Ed è qui, in piena emergenza umanitaria, che è intervenuto il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa. Il porporato si è recato nello stabile occupato e ha chiesto di vedere il contatore dell’elettricità, per poi rimuovere i sigilli e far tornare la luce nel palazzo. E a chi gli ha fatto notare che quel gesto era illegale, e la responsabilità sarebbe potuta ricadere sugli occupanti, ha risposto lasciando un biglietto da visita sul contatore per assumersi la piena responsabilità del gesto. Aggiungendo poi: «Non l’ho fatto perché sono ubriaco». Nell’assemblea convocata per spiegare l’accaduto, al cardinale e al Papa sono state consegnate due tessere onorarie dell’associazione Spin Time Labs, in segno di riconoscenza nei confronti della Santa Sede; Krajewski rischia però ora di essere indagato per furto di energia.

cardinale Krajewski

Cosa ci dicono questi due eventi, su Roma e sull’Italia di oggi

Come detto, le gesta di entrambi questi protagonisti possono essere catalogate sotto la definizione di “disobbedienza civile”: Mimmo Lucano, che è accusato di aver combinato matrimoni allo scopo di far ottenere la cittadinanza a donne migranti residenti a Riace, è la risposta alle assurdità burocratiche che caratterizzano l’iter per la cittadinanza italiana, un percorso ad ostacoli che spesso mira proprio a disincentivare la concessione di questo diritto. Il cardinale Krajewski, che ha scelto di porre la vita delle persone ormai sfinite da sei giorni senza luce ed acqua calda (tra cui circa 90 minori) davanti ad una possibile polemica politica, è la risposta ad un’emergenza abitativa che i governi nella migliore delle ipotesi non vedono (o fanno finta di non vedere) o che, peggio ancora, sfruttano per mettere contro le persone in base alle etnie e alle nazionalità, come nel quartiere di Casal Bruciato, sempre a Roma.

Ma le due vicende hanno anche un altro comune denominatore: la capacità (finalmente…) di dettare un’agenda che non sia quella della destra, di fornire un diverso modello di società e di inclusione. La sconfitta del “cattivismo” e di tutti quelli che non credono possibile un gesto di bontà senza tornaconti personali. E, se vogliamo, è anche la capacità di sovrastare la destra anche comunicativamente, nei numeri presenti in piazza (Mimmo Lucano) o nella risposta piccata del cardinale Krajewski a Salvini, che lo accusava di dover pagare, a questo punto, le utenze dello stabile occupato: «Pagherò io le bollette. Anzi, pagherò anche le sue…». Il segnale che ci arriva da Roma, quindi, è destinato ad attraversare tutto il Paese; e a dare, chissà, una scossa decisiva: l’Italia è ancora viva. E non morirà salviniana.

Simone Martuscelli

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