L'ultimo dossier di Legambiente: un mare pieno di mostri
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Durante il lockdown le immagini delle acque limpide nei canali di Venezia e dell’incredibile – e rara – vista delle catene dell’Himalaya godibile dalle città più inquinate del subcontinente indiano ci hanno ammaliato e fatto credere di poter annullare con facilità gli effetti dell’inquinamento prodotto dalle attività umane. L’ultimo dossier di Legambiente, intitotato “Mare Monstrum”, ci fa invece ripiombare con i piedi a terra.

Numeri in aumento

Il dossier di Legambiente è frutto di ricerche condotte da parte dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità in collaborazione con diverse forze dell’ordine e corpi militari dello Stato quali la Capitaneria di porto, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza e i Corpi forestali delle Regioni a statuto speciale. Tali enti hanno fornito i dati sullo sfruttamento illegale, l’abusivismo e il relativo inquinamento delle coste, delle risorse idriche dell’entroterra e dei mari italiani relativi al 2019. Rispetto al 2018, Legambiente riporta un aumento sia dei reati contestati (23.623, +15,6%) che dei sequestri (6.486, +11.2%), per un valore economico complessivo di circa 520 milioni di euro. I numeri emersi non sono certo confortanti e rivelano un trend in crescita che perdura da diversi anni.

L’illegalità di queste attività procede a braccetto con una elevata pressione antropica che si riversa sul nostro ambiente, mettendo a repentaglio diversi ecosistemi e specie locali come, ad esempio, le tartarughe marine i cui siti di nidificazione sono stati messi in pericolo dall’abusivismo edilizio. Come descritto da Legambiente nel dossier, la maggior parte di questi casi illeciti (il 42,5%) riguarda quella che viene chiamata «illegalità nel ciclo del cemento nelle zone costiere» , ovvero colate di cemento non a norma di legge che colpiscono i litorali sotto forma di stabilimenti balneari e abitazioni, chioschi, parcheggi, strade tracciate sulle dune e molto altro. Segue a ruota, con il 33,1% dei casi segnalati, l’inquinamento ambientale causato impianti di depurazione e scarico assenti o non a norma, sia domestici che privati, che causano il rilascio di idrocarburi e scarti fognari direttamente in mare o in altre reti acquifere. Sembra inverosimile, ma i numeri evidenziano che neppure la metà dei Comuni italiani è dotata di impianti di depurazione in linea con gli standard europei. In questo dato è incluso il fenomeno del littering, ovvero l’abbandono di rifiuti nelle aree pubbliche che ha conseguenze ancora più gravi quando si parla di materie plastiche rilasciate nell’ambiente.

Al terzo posto troviamo la pesca illegale che, con il 22% dei reati, rende il Mediterraneo il mare più sfruttato al mondo in termini di risorse ittiche. Legambiente non esita a descrivere questo fenomeno come una forma di «bracconaggio legalizzato» reso possibile tanto da quote di pescato in eccedenza quanto da regole inefficaci. Il risultato? Come riportato da alcuni studi citati nello stesso dossier, con i ritmi di pesca attuali, nei prossimi anni vedremo scomparire dai nostri mari e dalle nostre tavole quei pesci che conosciamo da una vita. Ultimi, i reati al codice di navigazione che ammontano al 2,4% del totale e comprendono tutti quei diportisti che non rispettano «i divieti di tutela delle aree marittime più delicate o i pirati che minacciano la sicurezza di altri natanti».

L'ultimo dossier di Legambiente: un mare pieno di mostri
Immagine: lavialibera.libera.it

Tale condotta illegale non procede nella stessa maniera in tutta l’Italia: in sole quattro Regioni si è infatti registrata la metà di tutte le infrazioni contestate (52,3%). Si parla della Calabria, della Puglia, della Sicilia e della Campania, quattro regioni che il dossier ricorda essere «a tradizionale presenza mafiosa». La situazione cambia se si guarda al numero di infrazioni per km di costa: in testa spicca la Basilicata, seguita da Molise e Campania. Oltre a queste zone più critiche, una sezione del dossier di Legambiente è stata dedicata alla situazione delle isole minori, nello specifico Lampedusa, le Eolie e Capri, che si sono rivelate particolarmente soggette all’abusivismo edilizio con conseguenze negative potenzialmente gravi sull’ecosistema locale.

Il costo del Mare Monstrum

L’Italia è circondata da un mare pieno di mostri da noi cullati e nutriti. Un mare che ci costa, non solo in termini di salute ma anche di denaro: nel report, infatti, viene ricordato come siano già in atto procedure di infrazione europee contro l’Italia a causa della mala gestione delle acque reflue. Questo ultimo dossier di Lagambiente dimostra che il costo dell’illegalità si sconta su vari livelli e che un discorso ambientale non può prescindere dalla lotta all’abusivismo e alla criminalità. Il lockdown non è stato che una breve parentesi durante la quale, per altro, sembra che “il vizio del mattone illegale” non sia stato perduto. Per ora, le acque in cui navighiamo non sono ancora cambiate.

Carlotta Merlo

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