Formula 1, rivoluzione ecologica

L’eco della rivoluzione ecologica che sta coinvolgendo il mondo intero ha raggiunto anche il circo sportivo più famoso al mondo: la Formula 1. L’annuncio comparso sull’account Twitter ufficiale della F1, infatti, sponsorizza l’obiettivo di organizzare Gran Premi ecosostenibili entro il 2025 e di costruire vetture a emissioni zero entro il 2030, in modo da creare uno spettacolo che mantenga lo standard al quale siamo abituati senza però avere alcuna ripercussione sull’ambiente.

Una scelta forte, che arriva dopo un anno di preparazione svolto dalla FIA, la Liberty Media che dal 2016 detiene i diritti commerciali della compagnia, e da un team di esperti in sostenibilità e che dimostra l’impegno della compagnia guidata da Chase Carey nel rispettare i Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Una rivoluzione che passerà prima dagli uffici e dalle strutture, che verranno alimentati interamente con energia pulita, e che avrà influenza anche negli autodromi: tifosi e addetti ai lavori dovranno impegnarsi per ridurre a zero la presenza di plastica usa e getta e con il riciclaggio dei rifiuti. Da segnalare poi che la promessa fatta dalla Formula 1 inizierà a vedere i suoi frutti già nel 2021, quando ci sarà l’obbligo di impiegare carburante il cui contenuto rinnovabile sia almeno del 20%. Questo andrà a scapito della velocità – che verrà ridotta di 3 secondi circa -, ma andrà incontro sia all’obiettivo di avere gare più combattute sia ad un impegno forte e preciso nei confronti dell’ambiente.

Formula 1, rivoluzione ecologica
Chase Carey, Chairman della F1

Il ruolo chiave per l’alimentazione ecologica delle monoposto sarà svolto dalla ben nota Power Unit, ormai presente dal 2014, che già faceva presagire il possibile avvento di un’era ecologica nella Formula 1. Le Power Unit, infatti, hanno già trasformato i classici motori delle vetture in motori ibridi, capaci di sfruttare l’energia cinetica rimasta inutilizzata ogni qualvolta l’auto scende di giri e di riutilizzarla per alimentare l’auto. L’impatto che la nuova unità ha sull’ambiente è pressoché nullo rispetto a quello dei motori classici e presumibilmente proprio i risultati conseguiti negli anni hanno permesso alla FIA e alla F1 di fare un grande salto in avanti sul piano ecologico.

La rivoluzione della Formula 1 era stata chiesta a gran voce anche dagli stessi piloti, in particolar modo il campione del mondo, Lewis Hamilton, durante il weekend del GP in Messico. Il pilota inglese aveva infatti parlato apertamente della necessità di impegnarsi di più per la salvaguardia dell’ambiente, ricevendo il sostegno anche del collega della Ferrari, Sebastian Vettel, secondo il quale la Formula 1 non può più ignorare il problema dell’ambiente e anche il minimo impegno potrebbe risultare fondamentale.

In questo senso l’appello dei piloti è stato prontamente raccolto a neanche 3 settimane di distanza dalla conferenza stampa e il desiderio del Circus sembra quello di mettersi al passo con la rivoluzione portata dalla Formula E, che dal 2014 gareggia nei circuiti cittadini delle grandi città, come a Roma, con automobili interamente alimentate ad energia elettrica, grazie all’impegno di colossi come Williams e Mclaren, responsabili rispettivamente delle batterie al litio e dell’elettronica delle vetture.

Formula 1, rivoluzione ecologica
La Formula E a Roma

Tuttavia, il dubbio più grande nell’ammirevole progetto della Formula 1, curiosamente, rimane quello dei continui spostamenti ai quali piloti e scuderie sono soggetti. Dal 2018 i gran premi sono arrivati alla cifra record di 21 e nel 2020 arriveranno a 22 con l’ingresso dei GP di Olanda e Vietnam (e l’uscita del GP di Germania). Ciò può essere tradotto con un numero di voli privati non quantificabile per il solo spostamento di vetture e pezzi di ricambio, senza contare tutto il personale.

Nel 2014 la DHL, proprietaria dei Boeing 747 che trasportano le vetture, ha effettuato voli per circa 200 giorni, con un impatto ambientale tutt’altro che indifferente, e si parla delle sole monoposto. Se Lewis Hamilton sfrutta voli commerciali per muoversi, pur possedendo un suo personale Jet privato, lo stesso non si può dire per altri piloti, e lo stesso sei volte campione del mondo è finito nell’occhio del ciclone, dopo le sue dichiarazione durante il weekend in Messico e per i suoi post social su cui affermava la necessità di diventare vegani per aiutare il pianeta.

Lo stile di vita del pilota, proprietario di diverse supercar e di uno yacht è stato messo sotto accusa dopo le sue dichiarazioni, tuttavia anche il solo sponsorizzare il messaggio in favore dell’ambiente può aprire gli occhi di chi di dovere, specialmente se a farlo è un personaggio con così tanta influenza, e le sue dichiarazioni sulla vendita delle sue automobili sportive in favore di una a motore elettrico sembrano parole sincere e non quelle di un ricco viziato che cerca di coprirsi dalla gogna mediatica dei social media.

Formula 1, rivoluzione ecologica
Lewis Hamilton

Ma Lewis Hamilton, pur con le sue contraddizioni, non è la Formula 1 e non è nemmeno gli altri piloti. I duecento giorni di volo valgono anche per loro e per le loro scuderie, e per quanto possiamo girarci intorno, sembra impossibile poter spostare da un continente all’altro una mole così ampia di persone senza avere impatto in termini ambientali, e il calendario rischia nei prossimi anni di vedersi allungare fino a 25 gare.

Tra l’altro, piloti come Max Verstappen sembrano aver già storto il naso e proprio rispondendo a Lewis Hamilton l’olandese ha dichiarato che la Formula 1 non dovrebbe preoccuparsi dell’ambiente e di non volere un motore elettrico per la sua monoposto, e anche piloti al momento fuori dal giro della F1 come Alonso e Raikkonen si sono schierati contro il pluricampione inglese, affermando che le sue dichiarazioni sono state ipocrite e che un pilota non dovrebbe concedersi certe uscite.

Il Circus deve quindi dapprima convincere l’intero movimento che la rivoluzione green è necessaria per salvaguardare un pianeta che ogni giorno ci grida di porre fine a questo inquinamento scellerato, partendo dai suoi stessi piloti, e poi deve dimostrare agli appassionati e a chi guarda con occhio interessato all’ambiente che è possibile anche organizzare trasporti a impatto zero.

Il termine ultimo dichiarato dalla Formula 1 per i GP ecosostenibili è il 2025: per quella data ci si aspetta che l’impatto ecologico, se non è zero, sia quantomeno vicino ad una soglia accettabile. Per le monoposto invece, bisognerà aspettare qualche anno in più, ma i passi avanti fatti negli ultimi anni con il V6 turbo sono stati già straordinari e certamente sarà possibile mantenere distinte e separate Formula 1 e Formula E – senza che l’una somigli all’altra -, ma facendo in modo che entrambe siano caratterizzate da emissioni zero. E chissà che la rivoluzione di un movimento così importante non convinca anche le grandi case automobilistiche, che producono le comunissime utilitarie, a spingere fortemente sull’energia rinnovabile, abbandonando definitivamente i combustibili, che sono alla base dell’avvelenamento continuo del pianeta.

Fonte immagine in evidenza: thedrive.com

Andrea Esposito

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