“La mattanza di Castelnormanno” di Michele Zoppardo
Ph. @FoYu

“La mattanza di Castelnormanno” di Michele Zoppardo è un avvincente giallo che, come suggerisce il sottotitolo, prevede “investigazioni ordinarie e straordinarie”.
Ambientato negli anni Settanta a Castelnormanno, un comune di fantasia nella provincia di Palermo, il romanzo vede come protagonisti una serie di personaggi molto ben delineati verso i quali, fin da subito, si prova una forte empatia. Improvvisa e atroce è la morte di alcuni di loro: i coniugi Salvatore, Giovanna Mancuso e Vito Vinciguerra, titolare di un elegante negozio di abbigliamento a Palermo, nonché attempato fidanzato della loro figlia Assuntina che, per salvare il padre da una situazione finanziaria difficile, si trova costretta ad accettare l’infelice proposta di matrimonio, nonostante il suo amore sia rivolto al giovane Tommaso.
Nell’abitazione dei Mancuso, la mano violenta di uno spietato assassino infierisce sulle vittime, colpendoli a morte con numerose coltellate: «le più impressionanti erano quelle che avevano squarciato le gole. Sangue dovunque».

A sopraggiungere sul posto sono il commissario Gerolamo Sanfilippo, dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Castelnormanno, e la guardia scelta Damiano, i quali, di fronte a tanto orrore, oltre a cercare di mantenere i nervi saldi, cominciano a vagliare tutte le ipotesi: si tratta di una strage premeditata, o di un delitto d’impeto? L’assassino ha agito da solo, o insieme a dei complici? Il movente riguarda un amore impossibile, o i venti milioni di lire che Salvatore Mancuso custodiva in casa?
Domande frutto della incoerenza degli indizi, tra cui: un coltello a scatto sporco di sangue, rinvenuto sulla scena del delitto, e delle impronte confusionarie lasciate ovunque che, suggerendo direzioni differenti, rendono il caso decisamente complesso. Spetterà dunque al commissario Sanfilippo risolverlo, supportato dall’aiuto di un altro personaggio chiave. Il detective privato Tony Valente, noto per avere facoltà extrasensoriali che lo connettono con una dimensione parallela, riesce a captare informazioni che, se opportunamente decifrate, possono fare luce su vicende estremamente complesse. Sarà il caso, per l’appunto, della strage di Castelnormanno costellata di sospetti, segreti e sparizioni.

“La mattanza di Castelnormanno” di Michele Zoppardo, un giallo in piena regola, unisce a personaggi tridimensionali e dalla psicologia ben definita una trama articolata in cui si susseguono indagini, interrogatori e colpi di scena.
Aspetti a cui si aggiungono uno stile di scrittura colloquiale – che fa del dialetto siciliano l’elemento chiave dei dialoghi – e un susseguirsi di eventi sempre più incalzante, funzionale a tenere alta la tensione fino alla fine. A fare da sfondo alla vicenda, un luogo ricco di storia che non manca di echeggiare attraverso scorci tipici, colori e profumi, ingredienti di un’atmosfera decisamente suggestiva.

“La mattanza di Castelnormanno” di Michele Zoppardo

L’autore si racconta. Nato a Palermo, ho frequentato studi classici. A venticinque anni mi sono arruolato nell’allora Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, dove ho svolto la mia attività lavorativa per trentacinque anni, girando un po’ l’Italia per fermarmi a Pisa, dove ho concluso la carriera. Commissario della Polizia di Stato in pensione, da oltre quarant’anni vivo in Toscana, senza però aver dimenticato le mie origini, tanto che i mie romanzi sono ambientati nella Sicilia dei miei ricordi di gioventù, odorosa di zagara, gelsomino e fichi d’india.
In campo letterario, ho esordito nell’anno 2018 con il romanzo “Elisa Maiorano”, primo della serie ‘Investigazioni ordinarie e straordinarie’, cui hanno fatto seguito i romanzi “Gelsomino rosso sangue” e “Chi uccide a Borghetto?”. Tutti pubblicati dalla casa editrice EEE Edizioni tripla E. I miei sono romanzi “gialli”, con trame che ritengo attendibili (spesso quanto accade nella realtà quotidiana appare meno verosimile), con numerosi personaggi dalla psicologia ben tratteggiata, con un esito investigativo basato su elementi di prova oggettivi. In questo contesto realistico, si viene poi a inserire una componente straordinaria – non certo preponderante, ma sicuramente rilevante -, rappresentata dalle facoltà extrasensoriali dell’investigatore privato Tony Valente. Tali facoltà gli consentono di penetrare in una dimensione parallela e di entrare in contatto con le energie vitali che la popolano: attingendo informazioni preziose, che vanno però opportunamente decifrate, fornisce al coprotagonista, un commissario di polizia dall’apparenza insignificante ma tenace e dotato di spiccato acume investigativo, l’input per la riapertura di casi giudiziari che sembravano ormai definiti.
Mi sono dedicato alla scrittura solo dopo il pensionamento, per passione e per la speranza di realizzare quello che dovrebbe essere il sogno di ogni uomo: lasciare una traccia, sia pur piccola, del proprio passaggio in questa terra.
(Michele Zoppardo)

Recensione a cura de
Il Taccuino Ufficio Stampa

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