Mosca e Kyiv: tensione alle stelle
Fonte: il Post

Mosca e Kyiv sembrano vicine a uno scontro diretto. Da qualche settimana circolano sui social network immagini di centinaia di mezzi pesanti da guerra russi diretti al confine con l’Ucraina. Linee ferroviarie percorse da treni che trasportano carri armati, mezzi corazzati e camion di rifornimento. Scene che per lunghi minuti riempiono gli occhi di chi registra il loro passaggio.

L’innalzamento della tensione tra Mosca e Kyiv nelle regioni del Donbass e della Crimea mettono a rischio il cessate il fuoco siglato da Russia e Ucraina nel luglio scorso. Una tregua che tuttavia quasi mai ha avuto una validità effettiva: i separatisti filorussi e l’esercito ucraino si fronteggiano quotidianamente da anni.

Nei territori orientali dell’Ucraina si combatte un conflitto nato a seguito dell’ondata di proteste esplose a Kyiv in piazza Maidan nel 2014, che costrinsero alla fuga l’allora presidente Viktor Yanukovic. Da quel momento le tensioni tra ucraini nazionalisti e filorussi sfociarono in una guerra tra i militari (e i gruppi paramilitari) fedeli a Kyiv e i separatisti che guardano a Mosca.

La massiccia corsa al riarmo è oggi dovuta anche alla garanzia da parte della nuova presidenza statunitense di fiancheggiare il governo di Kyiv in un eventuale conflitto con la Russia di Vladimir Putin. I nuovi scontri verbali con gli Stati Uniti, il cui culmine è forse stato raggiunto da Biden che ha definito Putin un assassino, hanno origine nel febbraio scorso, quando il presidente Usa disse «la Crimea è Ucraina», nonostante l’annessione della penisola da parte di Mosca nel 2014. A questi battibecchi a distanza va poi aggiunta la crisi interna russa legata alla vicenda di Aleksej Navalny, che ha scaldato gli animi tra l’area atlantica e il Cremlino.

Una serie di episodi che hanno convinto Mosca a spostare parte delle sue forze armate in Crimea e nei pressi del suo confine occidentale con l’Ucraina, ufficialmente per delle esercitazioni militari e, presumibilmente, per mostrare la propria potenza di fuoco ai nemici. Una dimostrazione di forza che rende in un certo senso inattaccabile Mosca: i mezzi militari si stanno spostando in zone che si trovano comunque all’interno dei confini russi. Le esercitazioni militari avrebbero dunque luogo in un contesto “domestico”, tanto che il portavoce del Cremlino Dimitrij Peskov presenta questa dislocazione di uomini e mezzi come un’operazione interna che «non rappresenta una minaccia per nessuno e non dovrebbe interessare nessuno».

Peccato però che i convogli militari russi siano stati avvistati anche in Transinistria, repubblica autonoma della Moldavia situata a sud-ovest dell’Ucraina, dunque dalla parte opposta della Russia. Una notizia che potrebbe far presagire la minaccia di una dimostrazione di forza russa sia a est ma anche a ovest di Kyiv, oltre a sottolineare la forte influenza che Mosca esercita ancora nei territori dell’ex impero sovietico. Nel frattempo il presidente ucraino Vlodymyr Zelensky è andato in Donbass per una visita al fine di «rinvigorire lo spirito di lotta» delle formazioni armate a lui fedeli. 

Da una parte, quindi, l’Ucraina invoca l’aiuto degli Stati Uniti e propone esercitazioni militari congiunte con la Nato perché si sente minacciata dalle truppe di Mosca; dall’altra Putin e il suo entourage indirizzano i loro mezzi militari verso l’Ucraina perché preoccupati dell’eventuale rafforzamento della presenza atlantica in zone vicine ai loro confini.  
Nell’ambito del rimpallo delle accuse interviene ancora Peskov, secondo il quale «La Russia non può garantire il cessate il fuoco [con l’Ucraina] non essendo coinvolta nel conflitto».

La Russia infatti non è mai entrata ufficialmente nella guerra tra nazionalisti ucraini e separatisti filorussi che ha luogo nelle regioni della Crimea e del Donbass, anzi: per lungo tempo ha negato pubblicamente la presenza delle sue truppe in Ucraina. A tradire la convinzione con cui Putin prendeva platealmente le distanze dal coinvolgimento di Mosca nel conflitto sono stati però i suoi stessi soldati che, in più occasioni, postando sui social network fotografie in cui venivano ritratti al fronte e dimenticando di togliere la geolocalizzazione automatica dei loro dispositivi, rivelavano la presenza di truppe russe in Ucraina. Il “tradimento” dei social portò nel 2017 il governo russo a vietare ai suoi soldati di pubblicare su Internet foto, video e altro materiale mentre si trovavano in missione.  

La tensione è sempre più alta a est dell’Ucraina e una riapertura totale delle ostilità tra Kyiv e Mosca potrebbe avere risvolti ancora più gravi della già terribile situazione in Donbass. L’11 marzo scorso ad esempio James C. McConville, capo di stato maggiore dell’esercito americano, ha annunciato la volontà di installare nuovi missili sul suolo europeo. Immaginare che una simile mossa – seppur non immediata – sia una minaccia diretta a Mosca non è fantascienza, e di certo non è neanche una buona notizia che questi missili siano ipersonici: «un nuovo sistema d’arma con capacità di attacco nucleare superiore a quella dei missili balistici».

Una corsa al rinnovamento delle tecnologie militari sul suolo europeo cui, apparentemente, l’Italia aderisce con entusiasmo. Il ministro della difesa Lorenzo Guerini, infatti, partecipando alla presentazione di uno studio sui sistemi missilistici di difesa in Europa, ha affermato che «i Paesi europei collaborano con gli Stati Uniti per rispondere alla sfida tecnologica posta dalla nuova generazione dei sistemi missilistici», esortando a un maggiore impegno «al fine di sviluppare assieme la capacità militare da integrare nella deterrenza e nella difesa collettiva» in Europa e nell’ambito dell’alleanza Atlantica. Anche la Russia, comunque, sembra impegnata nello sviluppo di nuovi missili ipersonici, che tuttavia alcuni studiosi non considerano più minacciosi di quelli meno tecnologicamente avanzati.  

In ogni caso, non è accettabile fare dell’Europa una silente spiaggia dove piantare simili strumenti, specialmente in un periodo di alta tensione in Ucraina.

Giovanni Esperti

Greenpeace

2 Commenti

  1. Ottimo il pezzo di Esperti, competo e chiaro. Uno spaccato di un conflitto quasi ignorato o non capito alle porte di casa nostra. Grazie!

  2. Ottimo articolo.
    La notizia dell’incontro Zalensky-Macron-Merkel di ieri lascia sgomenti per la presa di posizione pro-ucraina con invito a Putin di …. sguarnire le frontiere!
    Dove siamo arrivati?
    La Francia ha un flotta di moderne cannoniere dislocate in tutto il mondo con intenti neo-coloniali e la Russia non può schierare l’esercito a tutela dei russi di Ucraina esposti alla pulizia etnica dei neo-nazisti di Kiev?

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