Ex Libris Cafè - Polla

L’Ex Libris è una piccola e accogliente libreria situata a Polla, una cittadina del Sud Italia. Michele Gentile, il libraio matto, è il cuore pulsante di questo angolo sociale e culturale. Le sue molteplici iniziative hanno avuto un’eco globale: la CNN, Le Monde, la RAI, L’Espresso, Enorm Magazin, hanno scritto articoli sulle sue singolari idee. L’Ex Libris è un luogo dinamico ed ecologico, è un laboratorio d’idee critiche e di resistenza sociale.
Immersi in questa piccola e vitale realtà, il pensiero che affiora è: «Resistere è creare, creare è resistere».

Di seguito l’intervista a Michele, il libraio matto:

Un libro in cambio di una lattina d’alluminio e di una bottiglia di plastica. In ciò consiste l’iniziativa ecologica da te ideata e attuata «Non rifiutiamoci». Cosa t’ha stimolato?

«Quello che m’ha spinto a creare questa iniziativa è stata la necessità di proseguire nella mia attività con la consapevolezza che, di anno in anno, i lettori siano sempre meno, ma soprattutto che un nuovo modo ecologico di vivere sia importante. È difficile competere in un mercato con logiche aggressive, ma bisogna continuamente reinventarsi, cogliere nuove opportunità. Quindi sto provando a spronare nuovi possibili lettori a diffondere la passione per la lettura. Tutto ciò cercando d’unire amore per la cultura e rispetto per l’ambiente, favorendo oltretutto il riciclo dei rifiuti».

Nel 2002 sei stato tra i primi, nel Sud Italia, ad aderire all’iniziativa il «libro sospeso», ispirandovi alla pratica diffusa a Napoli del caffè sospeso. Hai donato libri a varie scuole e a carceri minorili, ti sei impegnato nella raccolta di libri per la ricostruzione della biblioteca pubblica di Mosul, sei tra i promotori dell’ecologico. Insomma, potresti essere definito un «libraio militante»?

«Mi piace definirmi un librivendolo di strada o un book clochard, perché il lavoro del libraio in Italia è un lavoro duro, bisogna andare per le strade, tra la gente e provare in tutti i modi a diffondere la lettura. Fondamentalmente le persone non hanno spazi dove potersi dedicare alla lettura e magari confrontarsi, c’è un forte senso d’abbandono materiale e psicologico e, allo stesso tempo, c’è la necessità di creare nuovi spazi in cui praticare la conoscenza e l’ecologico. L’iniziativa del «libro sospeso» nasce appunto da quest’idea: chiedere, o addirittura elemosinare, ai lettori voraci la cortesia di donarci i propri libri inutilizzati per una causa comune, e cioè la possibilità di rendere universalmente accessibile la cultura.
Condividere un bene e renderlo collettivo».

V. Shiva scrisse: «In un’incalzante crisi ecologica, capitalismo e difesa dell’ambiente sono incompatibili». Tu nel 2018 hai raccolto più di tre quintali d’alluminio e hai reinvestito il guadagno del riciclo nell’acquisto di altri libri. Secondo te, come si potrebbe affrontare questa crisi ecologica globale?

«Nelle esperienze che ho vissuto, ho avvertito l’importanza sociale dei bambini. In ogni loro pensiero o gesto, immaginano e indicano l’orizzonte, bisognerebbe soltanto riporre nei loro confronti più attenzione e comprendere che da loro nasce il futuro. Il rifiuto è una risorsa, anche se in molti si limitano solo a dirlo, i bambini questo l’hanno capito e con l’iniziativa per l’ecologico, «Non rifiutiamoci», ne ho avuto ulteriore dimostrazione. Intraprendendo seri percorsi d’educazione al riciclo si possono valutare le infinite modalità di riutilizzo dei rifiuti e soprattutto s’apprende l’importanza dell’ecologico, quindi dell’ecosistema in cui si vive. Bambini e adolescenti costituiscono il 31% della popolazione mondiale, sono circa 2,2 miliardi. Ora immaginiamo, tra il fiabesco e il folle, se questo «gioco», come amo definirlo, del riciclo e della lettura venisse praticato da quest’ampia percentuale di bambini e adolescenti, si darebbe loro un indirizzo, una nuova speranza. Attualmente il problema dei rifiuti  non si vuole risolverlo, ma nonostante ciò le nuove generazioni cercano costantemente di mettere in luce le stridenti problematiche sociali ed ecologiche e cercano possibili soluzioni. Basti pensare all’esempio di Greta Thunberg che sta mostrando più maturità di molti adulti. Nel mio piccolo ho creato questo «gioco» affinché si diffonda conoscenza e passione, consapevole delle miriadi di difficoltà dovute all’indifferenza, alla sovrapproduzione di plastica e altri derivati inquinanti, all’eccessivo utilizzo delle tecnologie digitali e alle distruttive logiche del profitto. Bisogna in ogni caso provarci e necessariamente lottare».

Hai aperto la tua libreria a Polla, una piccola cittadina del Meridione, nel lontano gennaio del 1985. Stando ai dati ISTAT nel 2018 il 60% della popolazione ha dichiarato di leggere massimo un libro all’anno. Quant’è difficile svolgere in un contesto del genere il tuo mestiere?

«Non è difficile, è impossibile. C’è un’anomalia di fondo molto grave che spesso ho denunciato, ed è l’annichilimento della figura del libraio. Infatti il libraio è inevitabilmente asservito all’editore; non è avvenuto nel tempo un rinnovamento della sua figura sia per necessità economiche e sia per carenze istituzionali ed editoriali. Se analizziamo le varie fiere del libro nelle grandi città, notiamo che sono incentrate esclusivamente sulla vendita promozionale dei libri: svuotare i magazzini. Di conseguenza non c’è un confronto tra operatori nell’ottica di una progettualità comune capillarmente diffusa nei territori. V’è soltanto un incontro tra editori e consumatori, di fatto il libraio non esiste. Il mercato monopolistico dell’editoria e l’acquisto di libri online hanno entrambi annullato il ruolo sociale del libraio. La mia rabbia è rivolta soprattutto verso l’ipocrisia delle istituzioni, che giuridicamente non ci tutelano affatto, e inoltre ritengono la lettura inutile. In Francia le librerie sono state sovvenzionate dallo Stato e il numero dei lettori ha subito un incremento notevole. In Italia ha vinto la grande distribuzione e le istituzioni hanno alimentato un processo d’atrofizzazione culturale. Ripeto: l’intento è quello d’eliminare l’importanza sociale del libraio e della libreria in quanto presidio di conoscenza. La verità è sempre rivoluzionaria mentre l’ignoranza è terreno fertile per il potere».

E. Cioran scrisse: «Un libro deve sconvolgere tutto, rimettere tutto in discussione».
A livello locale hai rivoluzionato le pratiche sociali riguardanti il riciclo e la condivisione culturale. Si potrebbe definire l’Ex Libris uno spazio collettivo di contro-potere in cui riflettere e soprattutto lottare?

«Il libro deve aprirti  il cranio! Questa libreria è un piccolo angolo di libertà sociale, e lo è per chiunque voglia usufruirne. Qui dentro non ci sono padroni! Ho iniziato questo mestiere con l’intento di poter offrire un luogo, soprattutto ai giovani, in cui spogliarsi d’ogni paura o pregiudizio e sentirsi liberi. Liberi di pensare, di proporre, di controproporre e di criticare. Uno spazio in cui sentirsi svincolati da ogni apparato di potere; una fucina della consapevolezza. Qui non deve esserci alcun condizionamento psicologico, qui il libro non è un oggetto o una merce, bensì è soggetto, è centrale, è di tutti e per tutti. Qui puoi leggere Il Capitale di Marx e il Mein Kampf di Hitler, in ciò a mio parere consiste lo svilupparsi della libertà di pensiero. T. Mann scrisse: «Hitler è una catastrofe; ma ciò non ci impedisce di trovarne interessante il carattere e il destino». Bisogna conoscere per combattere consapevolmente. Il compito di noi librai superstiti è tentare e ritentare d’invogliare le persone alla lettura, alla riflessione, perché in queste azioni v’è il seme del cambiamento, della vera rivoluzione».

L’esempio di Michele, il libraio matto, può far comprendere che gli «ultimi» non sono soltanto soggetti privi d’un qualcosa. Costoro segnano un punto di desaturazione delle norme sociali dominanti, un luogo di liberazione d’energia, un rinnovato contatto con le radici e con i nodi, spesso irrisolvibili, del reale. L’azione trasformativa di chi lotta senza tregua nasce non da un’idea del mondo per come «dovrebbe essere», ma dal conflitto con il mondo per com’è. Una lotta radicata nelle situazioni, nel contingente, nel molteplice. L’Ex Libris rappresenta ciò, incarna la lotta dell’ecologico e del culturale. «Por donde saldrá el Sol?» (Da dove sorgerà il Sole?) si domandavano gli indigeni americani. Questa è la speranza che nasce avvolta dall’oscurità. Bisogna aguzzare lo sguardo per indovinare da dove spunterà la luce, senza aver troppa paura dell’ombra. Luce e ombra si susseguono e non si tratta di fantasticare su un altro tempo o luogo, ma di creare, lottare, pensare e resistere. Vivere per e attraverso l’epoca oscura. La gioia può nascere quando ci è data la possibilità d’assumere su di noi le sfide del nostro tempo. Da qui forse sorgerà il Sole.

Gianmario Sabini

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