Stefano Cucchi Sirante

Il volto di Stefano Cucchi, giovedì 11 luglio, appare nel quartiere di Tor Pignattara a Roma, in via Natale Palli, nell’ultima opera firmata dallo Street Artist Sirante. Denominato come il Bansky italiano, Sirante riprende il capolavoro del pittore fiammingo Rogier Van Der WwydenLa Deposizione dalla Croce”, con lo scopo di rappresentare il lungo calvario intimo e giudiziario del geometra romano e della sua famiglia. Stefano Cucchi prende le sembianze di un Cristo moderno, tumefatto dai segni di una battaglia ingiusta, durata troppo a lungo

Lo Street Artist Sirante

Il “Bansky” italiano è un pittore dal volto ancora sconosciuto, un writer antisistema che con la sua arte non trasmette unicamente semplici messaggi, ma compie veri atti di denuncia prevalentemente di stampo politico. Avverso a tutto ciò che incarna i principi e la demagogia salviniana e leghista, Sirante raggiunge il pubblico attraverso performance artistiche dal sapore satirico e provocatorio

Le luci della ribalta della scena artistica nazionale, si accendono nella primavera dello scorso anno, durante un clima politico teso, in vista della creazione del nuovo governo. Mentre il presidente Mattarella lavora alle consultazioni, Sirante realizza un’opera fuori dagli schemi canonici e diventata portavoce dell’allora momento politico ed oggetto di pesante critiche.

L’immagine è una chiara rivisitazione dell’opera caravaggesca “I Bari”, nella quale i leader Salvini, Di Maio e Berlusconi sono alle prese con la formazione del nuovo governo metaforizzato in una palese truffa: un anziano “ingenuo” sta giocando a carte con un suo oppositore il quale, in complotto con un suo avversario, trucca il gioco della politica. La scena così teatrale, descrittiva e realistica rimanda a quell’atmosfera caravaggesca dove i chiaroscuri e i tagli di luce conducono all’introspezione e allo stesso tempo rivelano l’essenza della denuncia artistica che si tramuta in un monito morale, in una condanna del malcostume e delle strategie politiche.

Stefano Cucchi Sirante
©Redazione ANSA

Il quadro dello street artist, trovato in prossimità del Quirinale, fu rimosso perché definito dal Comune e dalle autorità indecoroso ed addirittura pericoloso, sorgente di un infatuato ed inutile allarmismo. 

Il Cristo moderno ispirato al pittore fiammingo Rogier van der Weyden 

Ma lo Street Artist alle restrizioni, alle condanne, e al silenzio non ci sta. Pochi giorni fa Sirante è tornato nelle vie di Roma con un’opera, ancora una volta, dissacrante e di sfida, ispirata al pittore fiammingo Rogier van der Weyden. 

Rogier Van der Weyden, conosciuto anche come “Rogelet de la Pasture“, nasce in Olanda a pochi chilometri dal confine francese, nel 1400. Grazie alle condizioni agiate di cui gode la famiglia, ha la possibilità di imparare dai migliori maestri, diventando allievo del pittore Robert Campin, meglio conosciuto come Maestro di Flémalle, capostipite con Jan van Eyck della nascente Pittura Fiamminga.

La “Deposizione dalla croce” (olio su tavola, 220×262 cm), è sicuramente uno dei massimi capolavori di Van der Weyden, databile intorno al 1434-35.  Dipinta per la Chiesa di Notre Dame du Dehors, oggi si trova al Museo del Prado di Madrid, ed è considerata uno dei massimi lavori esposti.

Stefano Cucchi Sirante
©Wikipedia

 Prendendo spunto da questo capolavoro quattrocentesco, Sirante restituisce al pubblico la sua più personale interpretazione della vicenda di Stefano Cucchi. Sostituisce il volto della figura centrale del Cristo con quello tumefatto di Stefano, diventato il simbolo di una “brutta storia”, di una “fine ingiusta”, di un “calvario” durato dieci lunghi anni.

Stefano Cucchi Sirante
©Sirante, Profilo Facebook
©Sirante, Profilo Facebook

Le parole riportate sulla targa sottostante al dipinto, esemplificano in modo chiaro l’intento del gesto artistico: “Dopo il lungo calvario giudiziario e il depistaggio da parte dello stato, giungiamo finalmente alla deposizione della verità”. Una verità dolorosa, ma che alla fine è arrivata, non solo per strada, ma anche nelle aule dei tribunali. Come ha ricordato la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, al termine dell’udienza al processo del mese scorso – “Finalmente per la prima volta sento un perito affermare che se Stefano non fosse stato vittima di quel pestaggio che gli ha causato quelle lesioni, non sarebbe mai finito in ospedale e quindi non sarebbe mai morto”.

Stefano Cucchi e il calvario della famiglia: “una battaglia di amore puro”

E allora ci rendiamo conto che il paragone con il calvario della crocifissione non è un puro caso, un mero tecnicismo artistico, ma una scelta consapevole. Una scelta studiata e calcolata quella di Sirante che è stata in grado di attualizzare un dolore che è stato vissuto dalla famiglia Cucchi, come da ogni singolo cittadino. Quella di Stefano è stata una battaglia aperta su più fronti e il suo calvario, è stato anche un po’ il nostro: è stato come scalare una montagna in preda al dolore, con la speranza che giunti alla cima si potesse scorgere un barlume di luce. 

Come ci ricorda l’artista: “Quella che ha combattuto Ilaria Cucchi è una battaglia che trasmette amore vero e disperato per Stefano, la voglia di graffiare l’omertà pezzo per pezzo. Una battaglia per me commovente, di amore puro“.

E alla fine forse ce l’abbiamo fatta, tutti insieme, a scalfire quel sistema che ci vuole zitti ed omertosi. E menomale che c’è chi imbratta i muri, e chi guardandoli si emoziona

Marta Barbera 

Immagine di copertina scaricata da Facebook.

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