Iryna Zarutska - omicidio
Iryna Zarutska al momento dell'aggressione. Fonte: today.it

Sei in metro, ascolti musica, chiacchieri con le amiche e avvisi i genitori sull’orario di ritorno a casa. Qualche secondo dopo sei un corpo privo di vita sui sedili sporchi di un treno. Invisibile eppure sotto gli occhi di molti.

L’omicidio di Iryna Zarutska e l’indifferenza dell’umanità

Dopo la notizia della morte di Iryna Zarutska, il disgusto verso il genere umano diventa insopportabile. Iryna era una giovane donna di appena 23 anni, che allo scoppio della guerra in Ucraina era arrivata in America con la speranza di un futuro migliore per lei e la sua famiglia. La giovane stava ricostruendo la sua vita nel North Carolina finché qualcuno non ha deciso di privarla brutalmente e ingiustamente della sua vita: la sera dello scorso 22 agosto, mentre tornava a casa in metropolitana, Iryna si è accasciata sui sedili ed è morta sotto gli occhi di molti testimoni inermi – e indifferenti.

Non si può non provare una rabbia infinita verso il trentaquattrenne Decarlos Brown, l’assassino di Iryna. Come si può compiere un gesto del genere con tanta nonchalance? L’assassino estrae il coltello, ferisce gravemente la ragazza, e, senza fretta, si alza e aspetta la sua fermata. Verrebbe da pensare che sia stato il gesto di un pazzo, un folle non stabile mentalmente, ma sarebbe fin troppo facile così, addossare le colpe a una qualche forma di instabilità mentale.

E poi si legge che nell’ultimo decennio Brown era un personaggio ben noto alle autorità locali, accusato di reati più o meno gravi e rilasciato innumerevoli volte. L’ultima volta è stato rilasciato, senza cauzione, lo scorso gennaio. Un soggetto del genere non doveva trovarsi lì. Iryna è stata uccisa, e ne hanno le mani insanguinate tanto Brown quanto chi l’ha rimesso in libertà, chi avrebbe la possibilità – o meglio il potere – di cambiare minimamente il mondo, cercando di sanare parte del marcio della società. Non si sa se questi giudici, avvocati – o chiunque sia stato – stiano facendo sogni sereni.

Riguardi il video: nel vagone c’erano tante persone. Nessuno ha visto la scena? Nessuno ha visto Iryna accasciarsi e poi spegnersi? Nessuno si è allarmato? O forse la scena era meno interessante dei TikTok sul cellulare? Guardando le immagini per la centesima volta, resta difficile spiegarsi quanto accaduto in quel frangente. Iryna Zarutska è morta in silenzio, senza nessuno accanto a lei, ma con tanti occhi che la osservavano. Il suo silenzio è un grido di disperazione e un monito per tutti noi. Il video dei suoi ultimi istanti di vita mostra quanto l’umano sia disumano: da un lato il gesto atroce e inspiegabile dell’assassino, dall’altro il menefreghismo e l’indifferenza specchio della società in cui viviamo.

Ci hanno sempre detto che ciò che ci distingue dalle bestie è l’empatia, la nostra natura sociale, che siamo “animali sociali”. Eppure, le scene pubblicate dalle telecamere di sorveglianza della metropolitana mostrano chiaramente che l’essere umano non è mai stato così lontano dall’essere “umano” come di questi tempi.

Non è mio solito generalizzare in quanto ho sempre provato a guardare da prospettive diverse e perché non trovo corretto fare di tutta l’erba un fascio. Eppure, comincio a temere il genere umano. Questa mattina salgo in metro, cerco dei posti vuoti e mi siedo, ma ho paura, tanta paura, quando un signore si siede dietro di me. Ho continuato a girarmi con ansia, a guardarlo dai finestrini, temendo ogni suo gesto. Mi dispiace che quel signore sia stato oggetto dei miei sguardi critici e timorosi, ma forse è che sto perdendo ogni speranza nell’umanità. Avrei potuto essere io Iryna, mia sorella o una mia amica. Il pensiero di un aiuto del prossimo non è più confortante. Nessuno fa niente, tutto il mondo a guardare, a scrivere post sui social e a spendere qualche parola in camera stampa.

L’uomo ha deluso Iryna, che cercava aiuto negli sguardi degli altri. Da questa vicenda è chiaro che l’umano è disumanizzato. Mi dispiace Iryna.

Nunzia Tortorella

Nunzia Tortorella
Avida lettrice fin dalla tenera età e appassionata di ogni manifestazione artistica. Ho studiato Letterature e culture comparate all'università di Napoli L'Orientale, scegliendo come lingue di studio il tedesco e il russo, con lo scopo di ampliare il mio bagaglio di conoscenze e i miei orizzonti attraverso l'incontro di culture diverse. Crescendo, ho fatto della scrittura il mio jet privato.

1 commento

  1. La realtà che stiamo vivendo oggi. Un mondo dove siamo fantasmi che camminano per strada senza nemmeno più incrociarsi con lo sguardo perché presi dal guardare ossessivamente il cellulare. Dove anche di fronte ad una realtà come quella di Iryna non solo c’è omertà girando il volto ma spesso anche perché non ci si accorge proprio di quello che ti accade attorno . Complimenti Nunzia

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