Copertina
Copertina "Mondo cane" di Francesco Recami (fonte: Mar dei Sargassi Edizioni)

A metà tra un’imprecazione e un nome per negozi, Mondo cane è la storia tragicomica del signor Matteuzzi e del suo rumoroso cane Mino, l’ultimissima novità della casa editrice napoletana Mar dei Sargassi firmata Francesco Recami. Una lettura leggera, divertente e, allo stesso tempo, una profonda riflessione non troppo tra le righe su questo mondo che è diventato “cane”.

Scrittore eclettico che non ha certo bisogno di presentazioni, Francesco Recami dipinge senza peli sulla lingua una Firenze che è pars pro toto di un’Italia invecchiata, imbruttita e soprattutto incattivita; una società artificiosa che si nutre di finto perbenismo e che arriva a compiere gesti crudeli. Recami ci fa sorridere, è vero, ma ci fa anche guardare in faccia alla realtà senza troppi fronzoli, lasciandoci con l’amaro in bocca.

Mondo cane – Una società avvelenata

Per il suo ultimo libro, Francesco Recami strizza l’occhio al genere poliziesco inscenando la ricerca di un presunto serial killer canino.

A Firenze, nel modesto appartamentino di un quartiere nei pressi di Piazza d’Azeglio, abita un ex impiegato dell’anagrafe in pensione di nome Piero Matteuzzi, con i suoi acciacchi e la sua solitudine colmata dalla compagnia del suo cane Mino: taglia medio-piccola, diabetico, costantemente bullizzato dai “compagni” e che, per il suo abbaiare senza sosta, si è aggiudicato il titolo di cane più fastidioso del quartiere. Il signor Matteuzzi e Mino trascorrono le giornate tutte allo stesso modo, cercando di sopravvivere e tirare avanti con una modesta pensioncina, finché un evento non sconvolge la vita del quartiere: il cagnolino Svevo è stato ucciso da una polpetta avvelenata. La trama si infittisce e le vicende si complicano. In preda al panico, il signor Matteuzzi si lascia coinvolgere dalla schizofrenia del momento e il cane – miglior amico dell’uomo per eccellenza – viene ingiustamente eletto a vittima sacrificale di una società corrotta e corrosa dall’avidità, dalla rabbia e dalla solitudine.

Con uno sguardo neorealista e la sua penna schietta e politicamente scorrettissima, Recami dipinge il mondo “cane” di oggi, fatto di rapporti sempre più finti e meno umani, una società incattivita dal carovita, tra inflazione e invecchiamento della popolazione, delineando le conseguenze di questa situazione stagnante in maniera tanto assurda quanto realistica.

Francesco Recami autore
Francesco Recami autore (fonte: Mar dei Sargassi Edizioni)

L’incontro con l’autore

A seguito del suo tour in giro per l’Italia, abbiamo avuto l’onore e il piacere di confrontarci con l’autore.

I personaggi della sua novella sembrano essere archetipi della società contemporanea: da un lato abbiamo l’anziana coppia degli Aldini, tutto bel viso fuori e marciume dentro; poi ci sono i membri del comitato, gente benestante che si fa beffa del signor Matteuzzi e del suo cane; e infine i due protagonisti, un uomo un po’ trasandato che vive in miseria e solitudine con il suo cane malaticcio e fastidioso. Per il loro carattere, Matteuzzi e Mino sembrerebbero essere l’uno lo specchio dell’altro. L’ostilità di Mino potrebbe in qualche modo essere influenzata dal suo padrone?

«Più che archetipi direi semplicemente tipi, specialmente adesso che la vita – o per meglio dire la vecchiaia – si è allungata di vent’anni e la popolazione è sempre più anziana. Aumenta così la parte più brutta e difficile della vita e ci focalizziamo in modo quasi assoluto alla salute, a cui dedichiamo tutte le nostre ansie. Credo che l’ostilità di Mino, come quella del suo padrone, siano un misto di paura, rincrescimento, disperazione, senso della fine e umiliazione. Non penso che uno dei due l’abbia insegnato all’altro. D’altronde, la somiglianza convergente fra padrone e cane non sono stato certo io a inventarla.»

Nella storia cita Umberto D., noto personaggio di Vittorio De Sica. Oltre all’aspetto fisico, ai vestiti e all’andatura, come mai questa associazione, tra l’altro qui con accezione negativa? Quale rapporto sussiste tra Matteuzzi e Umberto D.?

«Raccontando la storia di un anziano solo e in difficoltà, il cui unico affetto è il suo cagnetto, non potevo non pensare a Umberto D. Il film di De Sica, neorealista per definizione, l’ho riguardato diverse volte e sono rimasto sorpreso. Il povero protagonista, che tanto smuove la nostra pena, a mio parere non è un personaggio positivo. Prova vergogna solo perché lui, prima impiegato di concetto venuto dal nord, si sentiva in qualche modo superiore alla marmaglia della capitale e mostrava un certo razzismo verso il popolo romano. Neanche Piero Matteuzzi è un personaggio positivo, del resto questa locuzione per me è abbastanza priva di significato.»

La lettura di Mondo cane porta a riflettere sulle motivazioni celate dietro l’agire. I naturalisti francesi parlavano di una correlazione causa-effetto tra contesto, tempo e azioni dell’uomo. Nei romanzi prendevano vita personaggi descritti senza giudizio alcuno, spesso capaci di atti criminali rappresentati senza incolparli né discolparli, raccontando meramente “il fatto oggettivo”. Seppur con le numerose e giuste differenze del caso, anche nella sua novella da lei stesso definita “neo-neorealista” sembrano sussistere rapporti di causa-effetto. La causa è rappresentata dall’anzianità e dalla solitudine, mentre l’effetto dall’ostilità e dalla cattiveria: un circolo vizioso, come un cane che si morde la coda. Il gesto senza ritorno del signor Matteuzzi può dunque spiegarsi come un “effetto” della società contemporanea sull’uomo?

«Spero di non essere stato così meccanico. Di solito lavoro sul rapporto fra paesaggio, soprattutto urbano, e paesaggio interiore, ma non sarei per una relazione rigida di causa-effetto, come pensavano i naturalisti. La situazione è fin troppo complessa, anche se, almeno in questa storia, le risposte sono limitate. Al centro di tutto c’è una soverchiante ipocrisia, una sceneggiata. Io non so come sia passata la vita del Matteuzzi, non ne dico niente, se non che era un impiegato dell’anagrafe. Non si sa se sia stato sposato, se abbia avuto figli, se sia omosessuale, se abbia subito particolari traumi o come la pensi politicamente. In poche parole, non ho voluto fare un romanzo, tornare indietro, dare spiegazioni, giustificare. Mi sono limitato a raccontare quello che succede, senza troppi giudizi, anche se è evidente una linea generale, cioè non la vittoria del male, ma della mediocrità

Vecchiaia, solitudine, risentimento e paura sono concetti che fanno da filo rosso nella novella. La vecchiaia si è allungata, si vive in solitudine e spesso in preda al risentimento, finché non bussa alla porta anche la paura di rimanere ancora più soli, di essere giudicati, di non arrivare a fine mese, di morire. L’anzianità con le sue declinazioni è stata determinante per le decisioni del protagonista?

«Come ho detto prima, siamo un Paese di vecchi, l’Italia in particolare. Chiudono le scuole e aprono le RSA. Il problema è che questo mutamento è avvenuto in pochissimo tempo e non siamo attrezzati. Sì, esiste la figura della badante, che altrove non c’è, ma è una soluzione improvvisata e d’emergenza. Ma a Piero Matteuzzi, quando ne avrà bisogno, chi gliela pagherà? La sua psiche è collassata, anche se da fuori non si vede, e lui fa di tutto purché sia così.
La casa editrice Mar dei Sargassi (gestita da giovani!) si concentra sul tema dei confini. In questo caso, oltre a un confine fra un quartiere (ex) popolare e uno borghese, c’è anche quello fra generazioni. La cosa che mi intriga è che questi confini si ripresentano all’interno della psiche e della memoria individuale

Grazie a Francesco Recami per quest’opera ricca di spunti e per il tempo dedicatoci.

Questo in cui viviamo è un “mondo cane” in accezione negativa e c’è ancora molto da fare affinché possa diventare un “mondo cane” con valore positivo: felice, fedele e più giusto.

Nunzia Tortorella

Avida lettrice fin dalla tenera età e appassionata di ogni manifestazione artistica. Ho studiato Letterature e culture comparate all'università di Napoli L'Orientale, scegliendo come lingue di studio il tedesco e il russo, con lo scopo di ampliare il mio bagaglio di conoscenze e i miei orizzonti attraverso l'incontro di culture diverse. Crescendo, ho fatto della scrittura il mio jet privato.

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