Jacob Collier Djesse
Fonte immagine: Wikimedia Commons

Il puzzle si è ricomposto, è uscito l’ultimo volume della quadrilogia. Con Djesse Vol.4 Jacob Collier, il polistrumentista londinese scoperto dall’occhio sapiente di Quincy Jones, porta a compimento un’opera monumentale. Quattro album che attraversano la ricca e stellata carriera del compositore e che lo inseriscono a pieno titolo nell’Olimpo de3 più grandi musicist3 del nostro secolo, nonostante la sua giovanissima età: non ha ancora compiuto trent’anni e ha all’attivo già cinque album e diversi premi e riconoscimenti internazionali; vanta, inoltre, collaborazioni con l3 più grandi artist3 del jazz e non solo. Molt3 di quest3 sono inserit3 all’interno di Djesse Vol. 4, l’ultimo capitolo della sua personalissima saga – Tori Kelly, Shawn Mendes e Chris Martin sono tra i nomi più importanti che figurano nel suo nuovo album.

I quattro volumi di Djesse costituiscono per il suo autore una parabola personale e musicale, che va dalla sperimentazione e dalla trascendenza dei generi musicali a una maturità compositiva non ancora compiuta del tutto. La capacità di Collier di attraversare le etichette, i confini tra i generi, per poter creare qualcosa di unico e che sappia sintetizzare il suo mondo emotivo è ben nota. Ma con quest’ultimo album il musicista londinese ha saputo portare questa idea alle estreme conseguenze, ne ha espanso i confini fino alla creazione di vere e proprie scatole musicali, nelle quali confluisce il Suono nelle sue più diverse manifestazioni. Ad esempio, è questo il caso di Box of stars pt.1 e Box of stars pt.2, i due brani nei quali alla composizione musicale – intenzionale o  estemporanea – si accompagna la registrazione di voci, rumori, suoni scaturiti dall’incontro con persone e cose che costellano la vita di Jacob Collier, dal rumore di fondo generato dal pubblico ai suoi concerti alle voci di amici e musicisti che si avvicendano nel brano e creano una vera e propria costellazione sonora. 

Accanto ai brani caratterizzati dal forte sperimentalismo si trovano anche pezzi dalla forma tradizionale, nei quali la ricercatezza e la complessità delle armonie rivelano la volontà di una ricerca intimista e spirituale, che da sempre ha caratterizzato l’opera di Collier. Che si tratti di una cover o di un brano originale non importa: conta l’elaborazione originale di una tradizione, quella che affonda le radici nel gospel, nel jazz e nel blues, per approdare a un prodotto che ha molto e nulla a che vedere con il suo modello di riferimento. Ecco dunque che la cover di Bridge over troubled water di Paul Simon e Art Garfunkel o il brano conclusivo World O World assumono un respiro universale, diventano un veicolo per il raggiungimento di qualcosa che sta più in alto, che è musica e si serve della musica per manifestarsi.

Infine, Jacob Collier in Djesse Vol. 4 non manca di inserire brani dal carattere più leggero, che indulgono alla musica pop delle radio e che forse aspirano alla ricezione di un pubblico più vasto. Leggerezza, però, non è mai sinonimo di banalità in Collier: la capacità di rendere fruibili e intuibili dei concetti musicali complessi, magari interpolandoli con elementi di più facile ascolto, conferisce alla musica un certo equilibrio, che forse è la cifra che distingue un prodotto artistico da uno puramente commerciale. 

Giulia Imbimbo

Nata a Napoli a ridosso del nuovo millennio, sono una studentessa di Lettere Moderne, divoratrice di album e libri. Credo nella capacità della cultura umanistica e dell'espressione artistica di rifondare i valori della società contemporanea.

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