Juventus

Che la Juventus fosse la principale candidata per la vittoria della corrente edizione della Champions League era cosa risaputa. Il sentore generale era che questo potesse essere finalmente l’anno giusto dopo le vicissitudini delle precedenti edizioni. In effetti, gli ultimi 4 anni avevano lasciato l’amaro in bocca al popolo bianconero: due finali brillantemente raggiunte ma perse al cospetto di Barcellona e Real Madrid e due eliminazioni all’ultimo secondo patite contro Bayern Monaco e ancora contro i Blancos. Poi l’arrivo di Cristiano Ronaldo, il colpo del secolo. L’uomo Champions, colui che avrebbe dovuto finalmente mettere fine alle sofferenze europee della Juventus e che, ad onor del vero, non ha deluso le aspettative dimostrando di poter essere sempre decisivo nelle gare che contano: la memorabile prestazione contro l’Atletico Madrid ed i sigilli nel doppio confronto con l’Ajax ne costituiscono la prova. Eppure, ancora una volta, qualcosa è andato storto. Il 5 volte campione d’Europa non è bastato, non essendo riuscito fino in fondo nell’impresa di permettere alla Vecchia Signora di fare la voce grossa in Europa e di sollevare la ormai maledetta Champions League. Il danno assume i contorni di beffa se si pensa che ad eliminare una corazzata del calcio mondiale è stato un gruppo di giovani promesse, che sin dall’inizio della competizione ha giocato liberamente, senza obiettivi predefiniti, senza ossessioni e senza che al suo interno figurasse alcun fenomeno ricoperto di milioni di euro ed acquistato con il fine di raggiungere un traguardo desiderato più di qualsiasi altro trofeo.

Per tale motivo l’eliminazione ai quarti di finale brucia e pesa come un macigno, più delle altre volte. Essa rappresenta il capolinea di una stagione decisamente imperfetta, addirittura peggiore rispetto agli anni passati. Non c’è che da sorprendersi se si pensa che, per la prima volta dopo 4 anni consecutivi, la Juventus non porterà a casa la accoppiata Scudetto-Coppa Italia e che questa inversione di tendenza è arrivata, paradossalmente, proprio nell’anno dell’arrivo tra le fila bianconere di uno dei calciatori più forti in circolazione. Certo, nulla vi sarebbe stato da obiettare qualora la Juventus avesse realizzato un double alternativo e decisamente migliore rispetto a quello abituale, conquistando la Coppa dei Campioni in luogo della Coppa Nazionale. Il punto è che incentrare l’intera stagione su quell’unico obiettivo può aver avuto i suoi effetti negativi. Non c’è dubbio che tra i rappresentanti juventini vi è chi viva la vittoria della Champions ormai come una ossessione, come un qualcosa che bisogna raggiungere a tutti i costi per il solo fatto di essere sempre sfuggita per un pelo; il desiderio di eliminare quell’ossessione ha spinto la società a portare a termine l’operazione di mercato più importante degli ultimi anni ed ha indotto l’allenatore ad adottare una strategia volta all’eliminazione di quei dettagli negativi che nelle precedenti edizioni erano costati cari alla squadra. Tutto ciò può aver inciso negativamente sulla testa dei giocatori e dello stesso tecnico, e l’ultimo confronto con l’Ajax lo ha evidenziato, mostrandoci una Juventus spenta, incapace di reagire con determinazione dopo aver subito gol, quasi sovrastata dalla paura di non riuscire a raggiungere, per l’ennesima volta, un obiettivo che quest’anno sembrava alla portata.

Insomma, se, pur avendo concentrato tutte le energie stagionali, economiche e fisiche, su un unico obiettivo, la svolta non è arrivata, la sensazione è che qualcosa vada cambiato. Massimiliano Allegri ha negli ultimi anni dimostrato di essere un allenatore all’altezza, un tecnico che non avrebbe difficoltà ad allenare qualsiasi big d’Europa. Ciononostante, la sua strategia si è rivelata, ancora una volta, difettosa e inefficiente. La forse eccessiva cautela difensiva adottata nelle trasferte di Madrid e Amsterdam, tradottasi in una squadra troppo bassa e, di conseguenza, spesso in balìa dell’avversario per buona parte della partita, si è dimostrata controproducente nella misura in cui ha spinto la Juventus a puntare tutto sulla partita di ritorno. E se detta strategia è riuscita a produrre i suoi frutti nella partita dello Stadium contro l’Atletico Madrid (verrebbe da dire, solo) grazie ad una performance stratosferica di CR7, essa non ha funzionato contro i temibili olandesi: in primo luogo, perché Cristiano Ronaldo, per quanto sia indiscutibilmente forte, non può essere sempre in grado di risolvere da solo le partite, in secondo luogo, perché ha dato coraggio ai ragazzini dell’Ajax. La partita di andata ha creato nei giovani olandesi la consapevolezza di poter mettere sotto la Juventus e di poter passare il turno, come, infatti, è accaduto. La sfrontatezza con cui gli 11 di Ten Hag hanno espresso il loro gioco allo Stadium, come in pochi avevano fatto finora, è la conferma di ciò.

In altre parole, per Allegri è giunto il momento di guardarsi allo specchio e di tirare le somme, valutando la possibilità di fare un passo indietro dopo 5 anni di falliti tentativi di sconfiggere l’ossessione che da anni tormenta la Juventus. Non è da escludersi che la vittoria nei confronti dell’Atletico Madrid possa aver generato nei giocatori la convinzione di poter tranquillamente tenere a bada una squadra inesperta come l’Ajax, ma quel che è certo è che partite come quelle di ieri sera vadano preparate in modo da essere giocate con la giusta intensità e con un atteggiamento nemmeno paragonabile a quello mostrato, e se ciò non accade, la responsabilità è da attribuirsi principalmente all’allenatore.

Nel frattempo, sabato prossimo, con ogni probabilità, la Juventus festeggerà davanti ai suoi tifosi l’ottavo titolo nazionale consecutivo, la cui conquista non è mai apparsa così facile come quest’anno e che proprio per questo motivo assumerà per qualche tifoso i contorni di una vera e propria consolazione in una stagione che non sarà di certo ricordata tra le migliori di sempre.

Amedeo Polichetti

fonte immagine in evidenza: www.gazzetta.it

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