Serena Altavilla, l'audacia di essere la voce di sé stessi
Fonte: Red&Blue Music Relations

Trainato dal singolo “Epidermide”, è uscito “Morsa”, primo progetto discografico full lenght da solista di Serena Altavilla. Il lavoro si compone di dieci brani ed è legato ad un rinnovamento profondo della cantante pratese che l’ha portata ad attraversare diversi territori sonori, stilistici ed emotivi in un costante affidamento all’immaginazione come criterio musicale esclusivo.

Dal momento del nostro concepimento, tutta l’esperienza umana che vivremo con la massa, con la mente e con lo spirito si può paragonare ad un’opera trasmutativa da ciò che in partenza siamo verso ciò che con lo scorrere del tempo saremo destinati a divenire. La realtà che sperimentiamo altro non è che il riflesso di uno stato interiore: la nostra esistenza è una continua metamorfosi, perenne rinascita e rivelazione.

Morsa” di Serena Altavilla è da considerarsi un viaggio alla ricerca della propria unità primordiale inteso nel senso più genuino, incontaminato e primitivo del termine. Trovata in sé stessi la propria dimensione più profonda, le mutazioni si mettono automaticamente in atto: le energie trasfiguratrici, tenute in segretezza, sgorgano e diventano operanti con la finalità di scoprire sensi, pari ad organi sottili, fino ad allora celati.

Ci siamo fatti raccontare qualcosa in più sul disco d’esordio solista di Serena Altavilla, già frontwoman dei Blue Willa – in precedenza noti come Baby Blue – e successivamente dei Solki, nell’intervista che segue ai microfoni di Libero Pensiero News:

Il processo naturale che porta una farfalla ad emergere dalla sua crisalide non è del tutto immediato, così come non lo è raccogliere i propri cocci e risvegliarsi ad un nuovo livello di consapevolezza. Come e quando hai compreso che, intraprendendo un nuovo capitolo della tua vita artistica, era giunta l’ora di spiccare il volo?

«Mi sono sì lasciata trasportare dalla corrente d’aria che mi sostiene, ma non ritengo, ad oggi, di aver spiccato del tutto il volo. L’esigenza di guardare alla mia persona con occhi diversi, mi ha portata ad indagare su aspetti sui quali, prima d’ora, non mi ero soffermata. È nella ricerca di me medesima, attraverso l’esperienza di ogni singolo aspetto dell’umano, che risiede ciascuna tappa del percorso artistico di Serena Altavilla. Nell’arco della propria vita, si vivono molteplici trasformazioni: come capriole nell’acqua, sviluppano una miriade di bolle che ti lasciano spaesata e, contemporaneamente, euforica.»

Ciascuno di noi, nell’inutile tentativo di gestirli meglio, imballa, pressa e deposita gli scarti psicologici sul fondo della propria discarica emotiva; “Epidermide”, singolo apripista del tuo album fresco d’uscita, è un invito a purificarsi dal marciume interiore. Con tutte le conseguenze che ne possono derivare, perchè vale davvero la pena liberarsene?

«Il brano in questione è frutto di un’estrema necessità di condivisione, nell’accezione più limpida della parola: il riconoscermi viva tramite sensazioni che testimoniano il mio esistere, mi ha spinta a mettere a disposizione dell’altro un qualcosa di me nella forma e quantità che ho ritenuto più idonea. Avevo davvero bisogno di urlare la crisi interiore che mi teneva prigioniera; quale modo migliore per farlo se non in una canzone? Se negassimo il buio, non riusciremmo a vedere, seppur tenue, alcun bagliore: il marciume, come lo definisci, è un nodo al cuore di cui vale indubbiamente la pena, con i propri mezzi e le proprie tempistiche, liberarsene. Capita spesso di pensare di essere inghiottiti in un vortice senza alcuna via d’uscita: le chiavi per aprire un varco che consente di trovare uno sbocco sono, innanzitutto, non perdersi d’animo e, in secondo luogo, tendere la mano a se stessi.»

Rilasciato in data 26 febbraio, “Epidermide” rappresenta solo l’esperienza del primo assaggio di un miscuglio sonoro (“Morsa”) da gustare lentamente. Puoi svelarci gli altri ingredienti del quale si compone il disco d’esordio di Serena Altavilla? Raccontaci come è nata l’idea di questo progetto.

«Il mio intento era quello di portare alla luce un disco corale nel quale le melodie si immergessero in paesaggi dalla percezioni cangianti. Il lavoro si compone di dieci canzoni tra loro diverse, tuttavia interdipendenti: come la trama di un tessuto composta a mani tese, hanno bisogno l’una dell’altra per coesistere. Raccontando la mia implosione e la successiva esplosione, “Morsa” contiene al suo interno molteplici umori, una raffica di lune. In fase di realizzazione, ho avuto la fortuna e l’onore di collaborare con Marco Giudici alla produzione artistica, nonché con tanti fantastici musicisti con il quale sono entrata, fin dal principio, in risonanza. Ci tengo a ringraziarli tutti per aver messo in campo un’unione di forze ed esperienze non indifferente, senza la quale non sarebbe stato possibile dare vita al prodotto finale.»

Sebbene qualcuno lo neghi, boicottare qualsivoglia alterazione è innaturale: tutto varia ed è in evoluzione nell’universo. Qual è il consiglio di Serena Altavilla per dissolvere le resistenze al cambiamento e migliorarsi?

«Ad essere sincera, di consigli da dare non sento di averne: io stessa ho molto da apprendere, in più sono facile preda di trappole. Giacché contiene al suo interno infinite sfumature che rimandano al superamento di qualsivoglia tipologia di confine e, conseguentemente, all’abbandono dei sensi, amo molto il termine dissolvere. Il mio auspicio è che un giorno l’essere umano possa realmente riscoprirsi tale: il mio credo è l’uguaglianza e l’amore reciproco, corpi e anime interconnessi che si fondono verso un roseo avvenire!»

Vincenzo Nicoletti

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