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Complottismo e violenza, i nuovi bracci armati dell’estrema destra

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Complottismo e violenza, i nuovi bracci armati dell’estrema destra
Fonte Immagine Agenzia DIRE

Dopo quasi tre mesi di lockdown, le maggiori città italiane si sono risvegliate dal torpore pandemico con alcune manifestazioni di piazza. Dai gilet arancioni dell’ex generale Pappalardo, nuovo portavoce del complottismo, alla violenza dell’estrema destra che se l’è presa con polizia e giornalisti. Questi consistenti assembramenti hanno tentato di negare ciò che è successo in questi mesi. “Il virus non esiste ed è una macchinazione della finanza internazionale […] è colpa di Bill Gates che vuole iniettarci il vaccino e controllarci con il 5G”. Queste sono solo alcune delle affermazioni che sono circolate nelle piazze italiane nelle scorse settimane.

Tali manifestazioni, a prescindere dai contenuti, potrebbero provocare nel tempo delle conseguenze serie, essendosi svolte senza mascherine e senza mantenere il distanziamento sociale prescritto. A parte questo, resta da comprendere come mai l’ultradestra sia riuscita a cavalcare le teorie del complotto, portando in piazza centinaia di manifestanti a loro rischio e pericolo per imbottirli di tesi strampalate prive di qualsiasi valenza scientifica.

L’esigenza umana di credere nei complotti e la velocità di diffusione via web

Il fatto che il mondo dell’internet sia pieno di teorie del genere non è una novità. Lo schema è sempre lo stesso: eventi casuali diventano vicende pianificate nell’ombra da persone accusate di ordire complotti e di manovrare il corso degli eventi a loro beneficio. Karl Popper nel suo libro Congetture e confutazioni faceva notare che alcune persone tendono ad attribuire tutto ciò che non gli piace al disegno internazionale di pochi, influenti e generici “altri”. Le teorie del complotto sono sempre esistite; il problema è che internet ne ha favorito e accelerato la diffusione.

Uno dei maggiori veicoli della disinformazione e del complottismo è la piattaforma online di contenuti multimediali YouTube. In un’inchiesta svolta dal New Yorker sull’origine della teoria della Terra piatta sono state intervistate alcune persone che, alla domanda su dove e quando avessero iniziato a dar credito a questa tesi, hanno dato tutte la stessa risposta: guardando YouTube.

Quest’inchiesta è un buon punto di partenza per comprendere la teoria del “rabbit hole, o della discesa algoritmica. La pratica di guardare “video correlati” proietta l’utente nei meandri più oscuri di YouTube e, gradualmente, nel buco nero delle teorie complottistiche. Secondo le tesi sostenute dalla giornalista del New York Times Zeynep Tufekci, sarebbe infatti la selezione degli algoritmi dei video che si succedono uno dopo l’altro su un dato argomento che spinge naturalmente a guardare contenuti sempre più strani, radicali e complottisti. Ed è proprio per questa ragione che hanno maggiori probabilità di conquistare la nostra attenzione, tenendoci incollati ore e ore allo schermo.

Il problema sorge quando le persone cominciano a credere al contenuto di questi video, specie se inerenti la politica tradizionale. Stando all’indagine della giornalista turca, partendo dalla visione di un contenuto mainstream di indirizzo politico di un’emittente pubblica è fin troppo facile finire in un ciclone di contenuti sempre più estremi, fino a precipitare nell’antisemitismo e nelle teorie del complotto di estrema destra come Qanon e Pizzagate.

Inoltre una delle scoperte più rilevanti sulle teorie complottiste è che esiste qualcosa che accomuna coloro che gli danno credito. Ad esempio, le persone che credono nelle scie chimiche sono più propense a credere nelle macchinazioni sui vaccini. Così come coloro che credono che l’omicida di J.F. Kennedy, Lee Harvey Oswald, abbia agito per conto proprio sono propense a credere nell’esistenza dei rettiliani. Una cosa strana ma documentata da numerose ricerche, le quali convergono verso una stessa direttrice: sono argomenti che convalidano la visione del mondo del soggetto che dà loro credito. L’ideazione di una teoria del complotto, il sistema monolitico di convinzioni o la mentalità profondamente cospirazionista sono pensate come un modo generale di vedere il mondo, concepito come uno spazio in cui si muovono forze sinistre e occulte.

Alcuni credono che il complottismo sia legato alla sensazione di non avere la propria vita sotto controllo, come se questa sia diretta da qualcun altro. Diversi studi hanno dimostrato che determinate posizioni sociali o situazioni di difficoltà soggettiva portano la popolazione a credere in macchinazioni esterne. L’idea che quando sfugge il controllo sulle nostre vite sorga la necessità di incolpare qualcun altro è stato dimostrato dalla sociologia e dalla psicologia attraverso la sindrome della de-responsabilizzazione, quella che in un modo o nell’altro sta colpendo l’intera società contemporanea in tutte le direzioni.

Fermo restando quanto detto finora, è anche vero che serve ben altro per seguire fino in fondo questi ragionamenti. Le vittime del complotto sono dipinte come “martiri spaesati” all’interno di un sistema più grande di loro, ma quest’immagine si scontra con la realtà dei fatti. I complottisti spesso si sentono superiori ai “non credenti” e soprattutto godono di uno spirito evangelizzatore nei confronti degli stessi, considerati “schiavi del sistema“. Dunque quelli che aderiscono ad una teoria della cospirazione non sempre lo fanno perché perdono il controllo delle loro vite, ma anche per senso di superiorità col fine di rafforzare la propria autostima. Inoltre “sentirsi unici” denota una tendenza a sposare teorie meno popolari, dando maggiore importanza alla loro esclusività piuttosto che al loro contenuto.

Coronavirus, un terreno fertile per i complotti

Le teorie del complotto sono maggiormente diffuse nei momenti di crisi, quando gli esseri umani sentono di più l’esigenza di avere il controllo della propria vita e, di riflesso, della realtà circostante. Tuttavia, quando si accoglie una teoria cospirativa, all’appagamento iniziale sopraggiunge un senso di vuoto ed incertezza, specie quando si iniziano a mettere in dubbio altre certezze. E ciò non fa altro che aumentare l’ansia e lo stress psicologico, due vettori di violenza.

Dal 5G a Bill Gates, passando per il virus sfuggito dal laboratorio o rilasciato volontariamente dai cinesi, un ruolo predominante nella diffusione dei complotti lo hanno avuto i social media. Se da un lato alcune teorie possono suscitare ilarità, altre invece potrebbero avere atroci conseguenze. Le persone, ad esempio, potrebbero rifiutarsi in massa di fare test di anticorpi, di vaccinarsi o di indossare le mascherine. Scelte pericolose che potrebbero rendere vano ogni sforzo compiuto in questi mesi. Le cospirazioni spesso si accompagnano alle fake news, create ad hoc per dare sostegno a teorie strampalate. Il problema è che alcune di queste vengono riprese e diffuse da eminenti esponenti politici i quali, più o meno consapevolmente, forniscono il loro endorsement a tali macchinazioni.

Estrema destra, violenza e complotti: una miscela esplosiva

Tutti i complotti che si rispettino hanno una base politica. C’è sempre una parte che si scontra con un’altra per il dominio dell’opinione pubblica. In alcuni casi, l’esagerazione sociale ed emozionale di questi complotti genera violenza. Nelle ultime settimane Roma e Milano sono state teatro di manifestazioni che hanno coinvolto il movimento dei “gilet arancioni“, guidato da Antonio Pappalardo, e gruppi dell’estrema destra. Queste iniziative hanno portato alla ribalta cospirazioni che negano l’esistenza del virus e rispolverato vecchi leitmotiv cari alla destra, come il ritorno alla lira. Non sono mancati momenti di violenza, culminati il 6 giugno con uno scontro con la polizia, durato diverse ore e al quale sono seguiti arresti e denunce.

La correlazione tra complotti e violenza è purtroppo una tragica conseguenza dell’assimilare una credenza ad una ideologia. Si tratta in entrambi i casi di una modificazione artificiosa della realtà circostante che può, in nome di un’idea considerata come verità assoluta, indurre verso atteggiamenti aggressivi e violenti, giustificati perché ritenuti giusti.

Il complotto è una forma moderna di “provvidenza secolarizzata”, un discorso politico la cui retorica punta a convincere attraverso metodi di deduzione apparentemente fondati. Secondo studi recenti ben documentati questo tipo di narrazione è sfruttato dagli estremismi, sia di destra che di sinistra. Di quest’ultima è, ad esempio, la pratica di spiegare il corso degli eventi tramite il verificarsi di giochi di potere, in un mondo diviso e governato da due forze opposte e non, invece, da contraddizioni socio-economiche e socio-politiche.

Così le credenze politiche dei militanti di estrema destra si sono fuse con quelle dei “complottari“, dando una base politica alle rivendicazioni sanitarie e sociali. Il virus è diventato una macchinazione della finanza internazionale, del Nuovo Ordine Mondiale o di gruppi non meglio definiti che vogliono controllarci. L’ultra-destra è riuscita a penetrare molto più facilmente all’interno dei gangli delle cospirazioni sul virus semplicemente perché la base ideologica di partenza di entrambi i movimenti è molto simile: uno scontro senza quartiere tra campi opposti tramite l’uso sistematico della violenza, verbale o fisica che sia. Così il complotto è diventato l’ennesimo braccio armato a disposizione dell’estrema destra.

Donatello D’Andrea

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