Bandabastard, “Sign of the Times?”: un'esortazione alla rinascita collettiva
Fonte: Emic Entertainment

Esplosiva, diretta, senza troppe sovrastrutture o pose, una corsa verso un’orizzonte inebriato di note fresche e frizzanti: chi ha avuto la possibilità e la fortuna di interfacciarsi con la proposta musicale dei Bandabastard, supergruppo nostrano che brano dopo brano, esibizione dopo esibizione si è dimostrato capace del non semplice compito di dare una continuazione moderna ed attuale all’immaginario rock e funk degli ormai andati anni Settanta, non può non descriverla in altro modo.

Resosi noti al grande pubblico attraverso l’uscita di una cospicua quantità di videoclip musicali che potete trovare sul canale YouTube ufficiale della band e di un album intitolato “Bandabastard & Brothers”, il trio composto da Luciano Luisi, Ivano Zanotti e Davide Pezzin si è detto pronto al grande salto di qualità, vale a dire l’uscita di “Sign of the Times?”, loro primo inedito per la label bolognese Emic Entertainment.

We’ll go blind

It’s all a question of time

signs of aging

or sign of the times?

In un contesto storico, sociale, politico ed economico, che si evolve rapidamente secondo direttive quali rapidità e imprevedibilità, scardinare i paradigmi individuali e comuni, battendo sul tempo il cambiamento stesso, anticipandolo, diventa una competenza determinante, così come l’essere in grado di ritrovare il coraggio di ammirare, da lontano, il futuro, di intravedere gli istanti che verranno senza porre alcuna esitazione. “Sign of the Times?” vuol essere una base solida volta a sostenere l’incerto presente, nel ricordo del passato, per un domani roseo e consapevole.

Colpita dalla loro musica, la nostra redazione ha incontrato i Bandabastard per un’intervista, quindi per poter avere la possibilità di conoscerli meglio.

Alcuni tra i vostri brani corrono veloci come un ghepardo, altri vorticano come un mulinello ed altri ancora scorrono lentamente come le acque di un placido fiume: la vostra musica si inerpica verso sentieri e stradicciole che portano ad un’estrema competenza e consapevolezza nei propri mezzi. Dato che non appare per nulla semplice definirvi, ci spiegate voi chi sono i Bandabastard?

(Davide Pezzin): «I Bandabastard altro non sono che il riassunto del background personale di ciascuno dei componenti, delle nostre esperienze in tour ed in studio con altri artisti. L’alchimia che ci lega a livello umano ci infonde grande serenità e risulta fondamentale nella scelta del repertorio; tutto ciò che viviamo insieme ci diverte, ogni brano eseguito è motivo di stimolo ed impegno, dallo studio preparativo, all’esecuzione, fino alla realizzazione finale del videoclip (sempre e rigorosamente in versione live). Dal momento che viviamo visceralmente quanto suoniamo – che sia un funk spregiudicato, un rock psichedelico o una suadente ballata – ci definirei a tutti gli effetti degli “interpreti di pancia”. Per comprendere al meglio la nostra concezione della musica e godere insieme a noi della magia che da essa scaturisce, vi invitiamo a partecipare ai nostri concerti dal vivo: è sul palcoscenico, di fronte alla folla, che esprimiamo al meglio le nostre peculiarità.»

Di recente è uscita la vostra “Sign of the Times?”, canzone ricca in tutto, nel significato, nelle sonorità e nelle firme che l’hanno accompagnata. Ci sono commenti che vorreste aggiungere a questo pezzo?

(Luciano Luisi): «Musicalmente potrebbe essere definita “trasversale” in quanto ha in sé varie declinazioni stilistiche e musicali: una ritmica Funk/R&B, l’uso del vocoder per le parti vocali delle strofe ed una vocalità invece più ruvida nei ritornelli e nel middle eight che appartiene più al mondo del blues e del rock. Abbiamo tutti e tre un background musicale assai vario e ci viene naturale miscelare gli ingredienti che compongono i brani o come abbiamo fatto nell’album “Bandabastard & Brothers” realizzare cover di brani appartenenti a generi musicali anche distanti fra di loro cercando sempre di “piegarli” al nostro sound, senza però perdere la cifra ed il significato che è scritto nel DNA della canzone originale

Il singolo pone un’attenta riflessione sulla fugacità delle epoche, sull’involuzione sociale, sulle rivoluzioni bruciate e sulle guerre mediatiche di tutti contro tutti. Visto il clima non proprio dei migliori, quanto può essere difficoltoso e, nel mentre, opportuno stringere i denti, rimanendo al proprio posto?

(Luciano Luisi): «Da qualche anno viviamo in un’epoca di cambiamento e rivoluzione e, come è sempre successo nella storia,l’umanità non è mai troppo pronta ai cambiamenti. La pandemia ha acutizzato e per certi versi accelerato questo processo e ne ha sottolineato l’inevitabilità. Un caro amico diceva in tempi non sospetti: “Chi vuol sopravvivere deve cambiare” (citazione dal brano “G come Giungla” di Luciano Ligabue). È faticoso e ci sentiamo smarriti, ma dobbiamo andare avanti cercando di costruire il “prossimo mondo” e per farlo il cambiamento deve partire anche e soprattutto da ognuno di noi.
Nel testo della canzone ho voluto evidenziare alcuni fatti legati a ciò che abbiamo dovuto passare soprattutto in questi ultimi due anni invitando tutti a tenere gli occhi aperti, a farsi delle domande. Cambiare con consapevolezza e, come direbbe Gaber, “partecipazione”.»

Secondo l’opinione dei Bandabastard, quali sono i segni che il funk rock, di cui vi fate promotori, ha lasciato e quali sono quelli che lascerà nel tempo?

(Davide Pezzin): «Domanda difficile, si farebbe, a mio parere, molto prima a parlare dei segni che non ha lasciato. L’influenza del funk rock in tutte le sue sfaccettature e contaminazioni, partendo dal divino Jimi Hendrix e arrivando agli Sly and The Family Stone, tanto per citare due pezzi da novanta, come uno tsunami, ha travolto, con i suoi messaggi di pace, giustizia, rispetto tra le persone provenienti da ogni latitudine, la civiltà in modo benefico modificandone, oltreché il pensiero, anche usi e costumi. Il funk rock è la voce dell’anima che si fa gesto e movimento benefico del corpo e della mente: il genere di cui ci facciamo promotori è stato, nei suoi primi anni di nascita, capace di porre le basi per far cessare la famigerata Guerra del Vietnam e scongiurare l’inizio di altri catastrofici conflitti. Riteniamo che, come il nostro singolo “Sign of the Times?”, questo stile musicale vada suonato mettendoci tutta la passione possibile; dopotutto un brano può essere sia oggetto di svago che riflessione riguardo i tempi che stiamo vivendo. Non scordatevi mai che il futuro è nelle nostre mani!»

Vincenzo Nicoletti

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