La tecnica e Pirandello, Fonte: Abbanews
(Original Caption) New York: Pirandello. Nobel Prize Winner Here. Luigi Pirandello, famous Italian playwright and winner of the Nobel Award for Literature for 1934, photographed on the S. S. Conte Di Savoia when he arrived in America today, July 20th. The playwright will spend several weeks in New York and will then proceed to Hollywood where he will oversee the production of his book Six Characters In Search Of An Author, while still in Europe, Signor Pirandello denied he had been forced to cancel his passage to America on a French liner, as had been reported.

La natura profetica della letteratura — forse oggi in maniera meno marcata — è sempre stata ben nota al suo conoscitore medio. Tutta una questione di tecnica, sembrerebbe.

Osservando il Novecento letterario italiano, per fare un esempio, destò non poco scalpore il caso letterario della Coscienza di Zeno, romanzo scritto da Italo Svevo e pubblicato nel 1923. Nell’ultimo capitolo del libro (escludendo Le Continuazioni, pubblicate postume dalla casa editrice Einaudi), il protagonista, Zeno Cosini, preconizza che l’uomo, intento a maneggiare le sue progressive scoperte tecnologiche, arriverà a progettare un “ordigno esplosivo”, il quale sarà in grado anche di distruggere la popolazione intera. Non si è di per certo giunti a una sterminazione di massa ma, nel frattanto, le bombe nucleari non sono state soltanto progettate — come afferma Zeno —, bensì anche sganciate. La prima, ad Hiroshima, il 6 agosto del 1945.

Tornando a tempi a noi più vicini, il filosofo Umberto Galimberti, nei suoi testi, chiarisce le trasformazioni che subisce l’uomo nell’età della tecnica, e le conseguenze che queste stanno creando nel nostro vivere quotidiano. Secondo il filosofo, l’uomo continua a pensare che la tecnica sia un mero strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica (e non più la natura) è diventata l’ambiente che ci circonda e che a sua volta — a nostra insaputa — costituisce le regole per la convivenza nella società. L’età della tecnica ha abolito quello scenario “umanistico” che era tipico della società anteriore alla dittatura tecnologica. E non perché il progresso tecnico non sia capace di formulare delle nuove risposte “umanitarie”, piuttosto perché non rientra nei suoi piani trovare risposte per domande sconnesse dal vero scopo utilitaristico del mondo odierno.

«Io non so come mi sarei comportata di fronte alla scena di una signora che si dà fuoco, se come Wonder Woman avrei avuto la prontezza di intervenire o se sarei rimasta bloccata sotto choc. Ma tra il rimanere sotto choc e il tirar fuori il telefonino per riprendere la scena ce ne passa. Cosa siamo diventati? È molto triste». Sono le parole con le quali Stefania Bonaldi, sindaca di Crema, commenta l’episodio atroce accaduto il 1° agosto. Una donna si è cosparsa di liquido incendiario e si data fuoco. Un passante, che era in auto con la moglie, è sceso dalla macchina e ha cercato di spegnere le fiamme con un asciugamano da palestra, aiutato, in seguito, da un uomo arrivato con un estintore. Nel frattempo, ha poi raccontato scosso il soccorritore, altre persone con il telefonino in mano sono rimaste nel parcheggio del ristorante. Per la donna non c’è stato nulla da fare.

Cosa siamo diventati? Si chiede Bonaldi. Ma la questione non deve essere rivolta meramente al presente, piuttosto al futuro: cosa diventeremo ancora? Quale sarà il rapporto uomo-tecnica? È qui che ci viene in soccorso la letteratura, con la sua capacità di chiaroveggenza che abbiamo menzionato poco prima. In particolare, può esserci d’aiuto l’autore Luigi Pirandello, famoso per capolavori alla stregua de Il fu Mattia Pascal e Uno Nessuno e Centomila. Ma non è su questi che ci soffermeremo, quantomeno per la vicenda in questione, perlopiù faremo riferimento a un altro suo testo, altrettanto fondamentale: I quaderni di Serafino Gubbio.

In termini generici, il romanzo si fa portavoce degli ideali dell’autore e lotta contro l’alienazione tecnica. Al tempo, fu un libro che suscitò una certa polemica, oppenendo autori molto critici nei confronti del progresso tecnologico a quelli che, invece, lo supportavano a pieno regime. È particolarmente suggestiva una delle ultime scene del testo nella quale il protagonista, Serafino Gubbio — operatore di cinepresa, “cameraman” diremmo oggi, in un inglese risicato —, riprende con la sua macchina da presa la scena del film La donna e la tigre in cui si compie la tragedia della “femme fatale” uccisa dal suo amante, il quale, a sua volta, viene sbranato dalla tigre. Piccolo inciso: non c’erano, va da sé, gli effetti speciali, pertanto era tutto reale. Tutta la scena orribile si svolge sotto gli occhi di Serafino che, paralizzato, continuava a girare la manopola della cinepresa, incapace di fermarsi dinnanzi all’immane tragedia che gli si stava mostrando davanti.

Il meccanismo è pressoché lo stesso: Serafino, alienatosi dalle sue emozioni, a loro volta annebbiate dalla macchina emblema della tecnica, perde completamente la cognizione della tragedia. La cinepresa e Serafino erano, per tutto il tempo della scena, divenute un solo oggetto. Dopo l’accaduto, l’operatore Serafino perde la parola. Il piano di una scena cinematografica compenetra terribilmente il piano della realtà. La scena d’orrore della vita dell’uomo girata con assoluta freddezza sarà utilizzata per la scena dell’industria cinematografica. A dire il vero, nel romanzo, si evince come l’industria sia alquanto felice di essere riuscita a produrre uno sceneggiato con un’interpretazione reale, umana.

Il canovaccio è quello della tragedia di Crema. Una donna muore per il fatto che gli altri, gli spettatori incuranti, stavano riprendendo la scena con i propri cellulari: le nuove cineprese. L’uomo e la tecnica: un binomio talvolta perfetto e talaltra disumano. Una tragedia del genere accade solo in caso di perdita della sensibilità e, forse, ne siamo veramente a secco. Servirebbe fare un bel pieno di sensibilità e umanità, o quantomeno imparare a maneggiare la tecnologia, cercando di non storpiare i valori, quelli che vengono da dentro e che nascono insieme a noi.

Prima abbiamo detto che non è fine della tecnica quello di agglomerare un nuovo sistema di risposte a delle domande che ci facciamo da tempo: cosa siamo diventati? Chissà, però, se ci saprebbero rispondere coloro che ora hanno — se non l’avranno già eliminato — un filmato in cui viene ripresa una donna che muore, dirimpetto al circolo degli astanti.

E magari a sorreggere quel cellulare potevi essere proprio tu. Proprio come Serafino.

Antonio Figliolino

Antonio Figliolino
Antonio Figliolino, classe 2002, napoletano di nascita. Manifesta sin da piccolo una forte passione per la letteratura, nonché per gli studi umanistici. Inoltre, alla luce di un interesse radicato in famiglia, presenta un' attenzione particolare per i fatti politici. Divoratore di libri, i quali spaziano dalla letteratura sudamericana, italiana e portoghese.

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