L'Italia che brucia: esiste un legame tra incendi e cambiamenti climatici?
Fonte: ambientesicurezzaweb.it

Dal Gran Sasso in Abruzzo alla Montagna Grande in Sicilia, molti sono i luoghi colpiti e distrutti dai circa seicento incendi che hanno interessato l’Italia. Recentemente Greenpeace si è chiesta se esista, di fatto, un legame tra tali incendi – e altre aree del Mediterraneo – e i cambiamenti climatici. La risposta a questa domanda è nel rapporto redatto in associazione con la Società italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF), intitolato “Un Paese che brucia. Cambiamenti climatici e incendi boschivi in Italia”.

L’Italia è una terra verde: quasi il 36% (10,9 milioni di ettari) della superficie nazionale è coperta di boschi e foreste. Lo spopolamento delle campagne iniziato nel secondo dopoguerra ha permesso alla vegetazione di espandersi, prendendo il posto di pascoli e zone agricole. Così dal 1990 al 2018 i boschi italiani hanno guadagnato oltre un milione di ettari, ma dal 1980 gli incendi divorano queste stesse zone con una media di 106.984 ettari all’anno: una zona delle dimensioni del Comune di Roma che arde ogni anno.  Il rapporto mostra che in Italia «gli incendi sono prevalentemente “boschivi”», un elemento da non sottovalutare perché, grazie al processo di assorbimento del carbonio dall’atmosfera attraverso la fotosintesi, gli alberi svolgono un ruolo importante per la mitigazione del clima.

Il perché degli incendi in Italia

L'Italia che brucia: esiste un legame tra incendi e cambiamenti climatici?
Protezione civile all’opera in Abruzzo per fermare gli incendi scoppiati nella regione. Gli incendi del Gran Sasso hanno provocato una perdita di 200 ettari di bosco. Fonte: profilo Facebook Protezione civile Regione Abruzzo

Tra le cause indicate da Greenpeace e dal SISEF per spiegare il fenomeno degli incendi, i cambiamenti climatici vengono indicati come «sempre più impattanti» perché agiscono là dove l’incuria e la fatalità sono già al lavoro, aggravando quei fenomeni meteorologici estremi – come la siccità, ma anche le gelate e le alluvioni- che colpiscono le nostre zone rendendole più sensibili agli incendi. L’aumento medio delle temperature è un’altra conseguenza del cambiamento del clima che stiamo sperimentando e che favorisce lo sviluppo di incendi. Sono soprattutto i Grandi Incendi Forestali a preoccupare gli esperti per gli anni a venire: roghi sempre più difficili da estinguere a causa proprio di queste condizioni meteorologiche estreme e dall’eccessivo accumulo di biomassa, ovvero di vegetazione morta altamente combustibile, presente nei boschi e che un tempo sarebbe stata “smaltita” dagli abitanti del territorio.

Altri motivi che incidono sugli incendi in Italia sono il progressivo abbandono delle aree agricole e di pascolo, assediate da una vegetazione arbustiva che facilita la propagazione delle fiamme, la mancanza di gestione del territorio e l’approccio emergenziale adottato dalle istituzioni, che preferiscono una risposta a posteriori piuttosto che una linea preventiva diffusa sul territorio. Ad oggi, i piani di gestione forestale interessano solo il 18% delle zone boschive italiane, aumentando così i rischi di incendio. Nonostante questo, il fattore clima resta il più preoccupante perché, come affermato da Greenpeace, i cambiamenti climatici «causeranno sempre più spesso condizioni meteorologiche estreme che predispongono la vegetazione a bruciare».

Le cause di innesco sono quasi sempre legate all’attività umana – solo un ridotto numero di casi è da attribuire a fulmini – e i casi di crimine colposo e quelli di dolo sono presenti in misura variabile in tutte le Regioni. Cercare i colpevoli che hanno causato i roghi non è facile, ma non sarebbe neanche utile alla gestione del problema perché la fase più pericolosa di un incendio non è l’innesco quanto la sua propagazione, facilitata da questi fenomeni climatici estremi, dai parassiti e dalle attività umane – ad esempio l’edificazione vicino a zone boschive – che indeboliscono i boschi.  

Lotta al cambiamento climatico

Il patrimonio forestale italiano è a rischio: secondo Coldiretti serviranno 15 anni per recuperare l’ecosistema forestale perduto negli incendi scoppiati questa estate. Prevenzione e controllo sono alla base delle raccomandazioni che permetterebbero non solo di resistere a questi roghi, ma anche di comprenderli. Oltre che rafforzare gli ecosistemi forestali tramite una migliore gestione del territorio, Greenpeace e SISEF spingono verso la selvicoltura preventiva, l’utilizzo di fuochi controllati che riducono gli effetti disastrosi di incendi ingestibili e il miglioramento degli strumenti di raccolta e di analisi dei dati sugli incendi, ritenuti insufficienti in Italia. L’approccio emergenziale è da abbandonare in favore di uno che abbracci anche le comunità rurali, le addestri e ne recuperi la «saggezza tradizionale».

Incendi disastrosi come quelli che hanno devastato o stanno devastando la California, l’Australia o l’Amazzonia si sono rivelati troppo complessi da gestire e hanno colpito indistintamente sia ecosistemi che aree abitate. L’attività umana è ancora una volta causa diretta e indiretta di disastri ecologici, ma è sempre grazie alle decisioni umane che gli effetti dei cambiamenti climatici possono essere gestiti grazie ad attività di mitigazione – controllando le emissioni di CO2 per rispettare gli Accordi di Parigi e promuovendo energie rinnovabili – e adattando le nostre vite ai nuovi scenari aperti dal cambiamento climatico.

Carlotta Merlo

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