Dal 9 al 21 gennaio il teatro Bellini apre il suo sipario allo spettacolo “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo, messo in scena da Elledieffe, la Compagnia di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi.

Alla base di questa rappresentazione c’è un duro lavoro che coinvolge più generazioni, atte a conservare il patrimonio culturale di una delle più importanti e antiche famiglie della tradizione  teatrale. La regia è stata affidata a Marco Tullio Giordana che si è curato di dedicare una grande attenzione ad ogni minimo particolare di ciascuna scena, come se si trattassero di tanti minuscoli fotogrammi.

“Questi fantasmi “ è la prima commedia, scritta ed interpretata da Eduardo, rappresentata all’estero (al Théatre de la Ville-Sarah Berhardt) in occasione del Festival internazionale dell’arte drammatica.

Era il 1945 ed Eduardo si era cucito addosso il personaggio di Pasquale Lojacono (qui interpretato da Gianfelice Imparato), un uomo immerso fino al collo in una società fatta di corruzione e di bugie, dove ingannare il prossimo diventa la prima soluzione per arricchirsi.

Pasquale Lojacono sta cercando disperatamente un modo per guadagnare di più, con lo scopo di rendere felice la moglie Maria (alias Carolina Rosi).
«Senza denaro si diventa carogne e vigliacchi […] Sai cosa si prova a dover negare anche un paio di calze a tua moglie? Non ti senti più un uomo».

Pasquale, scoperta l’esistenza di un’abitazione di una bellezza classica e sfitta ormai da anni, decide di trasferirvisi per farne una pensione. Il suo progetto procede nonostante le avvertenze del portiere Raffaele (Nicola di Pinto), un uomo vivace e alla mano ma legato anch’egli al denaro. A sua detta nessuno è mai riuscito ad alloggiare per molto in quella casa perché infestata dai fantasmi di due giovani amanti, murati vivi perché sorpresi dal di lei marito.
La rincorsa verso un probabile affare sembra poter battere anche la paura per il soprannaturale e quindi Pasquale combatte i suoi fantasmi, noncurante del fatto che i mostri peggiori potrebbero essere reali.

Inizia una trama fatta di incomprensioni e di ambiguità, dove tutti sembrano essere a conoscenza del misfatto, ma già alla scena successiva l’idea del soprannaturale non sembra poi essere così folle. La linea tra ciò che è reale e ciò che non lo è si fa sottile e gli attori sembrano passeggiarci sopra come equilibristi, senza mai prendere davvero una posizione, non comprendendo mai le volontà e i desideri di chi li circonda.

«I fantasmi non esistono, li abbiamo creati noi.»
Ed effettivamente sembra molto più semplice rifugiarci in ciò che appare razionalmente impossibile, piuttosto che affrontare la realtà.
Non esistono fiamme e scintille, valorosi e fiabeschi cavalieri che si agirano per le stanze in memoria di un amore rubato, violini che scandiscono vari momenti della giornata e soldi e mobilia che compaiono senza un perché. Il triangolo amoroso giostrato da Alfredo (Massimo De Matteo) si appropria con prepotenza della scena, senza però mai destare l’attenzione del povero Pasquale, manovrato da un fantasma che il vecchio Eduardo sembra avergli assegnato come se fosse una punizione per aver abbandonato il suo ruolo sociale e aver rivestito quello dell’imbroglione.

D’altro canto lo stesso Pasquale mai penserà troppo all’assurdità di cui si ritrova essere protagonista. Appare come fermo e immobile, la trama sembra cadergli addosso e lui continua imperterrito ad attendere. Un inetto novecentesco che si è ritrovato per caso su un palco pirandelliano, dove l’elemento dell’assurdo si ripresenta di continuo davanti ai suoi occhi, senza mai incuriosirlo al punto da ricercare la verità.

Maria è una donna distrutta dall’amore, dalla certezze che ormai sono ridotte a brandelli e dalle mezze verità. Non può far altro che voltarsi e lasciare quei fantasmi che inconsapevolmente l’avevano da sempre seguita.

Alessia Sicuro

Greenpeace

Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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