18 maggio 1944, Torino. Verso mezzogiorno nelle grandi fabbriche si inizia a diffondere rapidamente una voce: in Borgo San Paolo è in corso uno scontro armato tra un Gruppo di Azione Patriottica (un GAP) e le brigate nere. In realtà, non si trattava di un Gap. Ma di un componente dei Gap, un ragazzo di diciannove anni gravemente ferito e da solo, che – barricato in una abitazione adibita a base dei GAP – si stava difendendo tenacemente, resistendo all’assedio per più di un’ora e mezza.

Fin dalla tarda mattinata, reparti fascisti e tedeschi avevano circondato un edificio di via San Bernardino, appoggiati da un carro armato e da un’autoblinda, bersagliando senza sosta le finestre di un appartamento al secondo piano. Dall’interno arrivavano brevi raffiche di mitra e qualche bomba a mano, sufficienti però a rallentare l’assedio; il ragazzo riesce persino a mettere fuori uso il carro armato.

Con il passare delle ore, la resistenza dall’appartamento diviene sempre più debole. A un certo punto, sul balcone compare un giovane ferito: si avvicina con fatica alla ringhiera, alza il pugno chiuso e si lascia cadere nel vuoto. Secondo alcune testimonianze, prima di gettarsi urla: “Viva l’Italia!”. Era il gappista diciannovenne Dante Di Nanni. Pochi giorni dopo, il Comitato militare del CLN piemontese lo avrebbe riconosciuto come “Eroe nazionale”.

Nato a Torino nel 1925 in una famiglia operaia, crebbe in un ambiente segnato dalle difficoltà economiche e maturò una precoce sensibilità politica negli anni della guerra e del crollo del regime fascista, che lo portò ad avvicinarsi ai gruppi antifascisti e poi alla lotta partigiana. Il 7 settembre 1942 scelse di entrare volontariamente nella Regia Aeronautica come allievo motorista. Dopo il periodo di formazione presso l’istituto “Leonardo da Vinci” di Varese, concluse il corso e, nell’agosto del 1943, fu destinato al I Nucleo Addestramento Caccia di Udine, dove prestò servizio fino ai giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre.

Il crollo del regime e l’occupazione tedesca lo spinsero ad abbandonare la caserma per sottrarsi alla cattura. Tornato inizialmente a Torino, decise poco dopo di raggiungere le prime formazioni partigiane attive nel territorio del Cuneese, partecipando alla lotta clandestina per alcuni mesi. Rientrato nel capoluogo piemontese verso dicembre, conobbe attraverso l’amico Francesco Valentino gli ambienti della Resistenza urbana torinese. Valentino, allora impegnato nell’addestramento all’uso degli esplosivi sotto la direzione di Ilio Barontini, gli facilitò il contatto con i GAP guidati da Giovanni Pesce. All’inizio del 1944 anche Di Nanni entrò a far parte dei Gruppi di Azione Patriottica.

Nel maggio 1944 Di Nanni partecipa ad una azione contro una stazione radio sulla Stura. Dopo aver disarmato i militari che la sorvegliavano e aver risparmiato loro la vita, i partigiani furono però traditi e sorpresi da un reparto nemico. Durante il violento scontro tutti rimasero feriti; Di Nanni fu colpito più volte in varie parti del corpo. Giovanni Pesce riuscì comunque a trascinarlo in salvo e a farlo trasferire clandestinamente in una base partigiana di Borgo San Paolo. Un medico antifascista, constatata la gravità delle ferite, dispose il ricovero immediato in ospedale. Tuttavia, prima che il trasferimento potesse avvenire, una delazione permise ai fascisti di individuare il rifugio di via San Bernardino, dando inizio all’assedio che si sarebbe concluso con la morte di Dante Di Nanni.

Nell’82° anniversario della sua morte, e a pochi giorni dall’80° anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente, il suo ricordo richiama in mente le celeberrime parole di Piero Calamandrei: “Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra Costituzione”.

Anche in quella casa in Borgo San Paolo, dove Dante Di Nanni combatté fino all’ultimo, è nata la nostra Costituzione e la nostra democrazia.

Gabriele Bartolini
Gabriele Bartolini (Roma, 2003) studia Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. È presidente della sezione ANPI di Trastevere e membro del Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma. Fa parte del gruppo dell’ANPI Nazionale che lavora sulle giovani generazioni. Cura per Patria Indipendente una inchiesta sul tentativo di riscrittura della Storia tramite le intitolazioni di vie e spazi pubblici a Giorgio Almirante.

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