Locandina "Parole in Transizione: creiamo nuovi paradigmi per le vite Trans+"

Parole in Transizione è l’iniziativa di una delle partecipanti del progetto politik-her, dedicata al tema della de-medicalizzazione dei percorsi di affermazione di genere che terminerà col secondo appuntamento che si terrà all’Ambasciata venerdì 20 Giugno 2025 dalle 16 alle 19.

Parole in Transizione: un’iniziativa politik-her

Politik-her: School of Politics For Young Women è un’iniziativa finanziata dall’Unione Europea che intende dare la possibilità a un gruppo di giovani donne di poter realizzare delle proprie iniziative, usufruendo di supporto e strumenti da parte delle associazioni organizzatrici tramite percorsi di mentoring e accompagnamento durante la realizzazione di progetti di interesse sociale.

Il progetto Parole in Transizione, sviluppato e promosso dalla partecipante Noemi Rosa, è interamente dedicato alla comunità trans+. Questa iniziativa prevede due appuntamenti, durante il quale le persone coinvolte potranno scambiare opinioni, esperienze, critiche e desideri sul tema della de-medicalizzazione dei percorsi di affermazione di genere, che attualmente prevede TOS – Terapia Ormonale Sostitutiva – e diagnosi psicologica o psichiatrica di disforia di genere come requisiti per poter accedere alla rettifica del genere e del nome sui propri documenti d’identità.

Il confronto avvenuto durante i due appuntamenti di Parole in Transizione sarà poi il punto di partenza per la stesura di una petizione sul tema della de-medicalizzazione dei percorsi di affermazione di genere, la quale sarà pubblicata sulla nuova piattaforma della Camera dei Deputati per le petizioni online che permette la firma digitale tramite SPID.

L’istanza della de-medicalizzazione riguarda l’obiettivo di strappare una caratteristica umana all’ambito della medicina e della farmacologia, in particolare puntando al raggiungimento dell’indipendenza da trattamenti medici per la persona detta “medicalizzata”, ovvero colɜi che riceve trattamenti medici senza possibilità di autodeterminarsi rispetto ad essi. Questa istanza applicata alle vite trans+ e ai percorsi di affermazione di genere comporta un necessario ripensamento degli attuali requisiti d’accesso a questi percorsi, e ha alla sua base delle ragioni intersezionali che spaziano dal tema dell’autodeterminazione dei corpi fino all’anti-abilismo.

Riflessioni sull’attuale iter per i percorsi di affermazione di genere

L’attuale iter per i percorsi di affermazione di genere costringe le persone trans+ a sottoporsi a pratiche mediche spesso escludenti e inadeguate. Un esempio è la difficoltà di portare avanti la TOS per soggetti che convivono con alcuni tipi di patologie, come quelle cardiache, perché agisce in modo invasivo sui corpi andando a creare nuovi equilibri ormonali.

Questi nuovi equilibri sono dei valori “ombra” per la medicina, che condanna coloro che ricorrono a questa pratica a rimanere dei punti interrogativi per una medicina che produce pochi avanzamenti rispetto al trattamento di corpi trans+ medicalizzati. Per questi ultimi è un “lusso” che le persone con determinate patologie non possono permettersi, poiché necessitano di tenere i propri valori sotto controllo e monitorare il proprio stato si salute facendo affidamento a valori concreti e conosciuti dalla medicina odierna.

In secondo luogo non è da dimenticare l’importanza dell’autodeterminazione quando si parla di affermazione di genere. Il sistema attuale rende obbligatorio un trattamento medico che ha lo scopo di adattare il corpo trans+ ad un passing binario e normato, ad accettare passivamente i dosaggi scelti dallɜ endocrinologɜ, a sottoporsi a una terapia che richiede un impegno giornaliero, visite di controllo costanti, analisi e tanto altro senza la possibilità di avere una terza via tra questo percorso opprimente, oltre al non riconoscimento legale della propria identità di genere. Di conseguenza, non possono scegliere realmente come debba apparire il proprio corpo se si vuole accedere alla rettifica dei documenti.

Come terzo punto risulta importante sottolineare quanto questo percorso possa essere economicamente gravoso in un sistema sanitario che si sta sempre più privatizzando. Nonostante le detrazioni fiscali, affidarsi alla sanità pubblica vuol dire scontrarsi con un sistema lacunoso, lento e impreparato a interfacciarsi con corpi non conformi come quelli trans+ medicalizzati.

Ciò costringe molte persone trans+ ad affidarsi a medichɜ privatɜ per accelerare i tempi o per sfuggire a figure scelte dalle pubbliche istituzioni che risultano transfobiche o poco competenti. Chi non può permettersi di pagare unɜ professionistɜ privatɜ è difatti costrettə a scontrarsi con lunghi tempi d’attesa, errori burocratici grossolani, una comunicazione deludente o, nel peggiore dei casi, a violenze transfobiche. Per evitare di pagare insostenibili somme pecuniarie per sostenere il proprio percorso, ne risentono in termini di benessere psicologico.

Queste e molte altre sono le riflessioni che hanno fatto parte del primo appuntamento di Parole in Transizione e che entreranno a fare parte della petizione sopra citata. L’iniziativa si concluderà Venerdì 20 Giugno col secondo appuntamento che prevede una parte di discussione e una seconda parte in cui individuare punti chiave per il testo della petizione.

Il potere di una petizione

Tuttavia, una petizione è un’iniziativa civica con debole potere legislativo. L’autorità politica a cui viene indirizzata, in questo caso la Camera dei Deputati, è obbligata a prendere atto della petizione e del fatto che il suo contenuto sia condiviso da un determinato numero di persone ma non è obbligata a rispondere, quindi non deve necessariamente inserirla in un provvedimento legislativo.

Ciononostante, il valore di una petizione e le sue potenzialità non si fermano al valore legislativo. Questo strumento incarna uno strumento di dissenso ed espressione popolare, che dà la possibilità a voci considerate marginali e rese invisibili come quelle delle persone trans+ di potersi espandere online grazie alla condivisione del messaggio e della raccolta firme, resa più veloce tramite la piattaforma online della Camera dei Deputati.

La petizione imprime nero su bianco un messaggio chiaro e forte: una fetta di popolazione ritiene che questa pratica sia discriminatoria. Nel caso di questa iniziativa la fetta di popolazione non è rappresentata soltanto da chi firma il testo in simbolo di “approvazione”, ma da chi la scrive in prima battuta indirizzando un sunto di esperienze, rabbia e difficoltà a chi conserva questo sistema sommario e disfunzionale, a chi ne subisce i danni e a chi è dispostɜ a leggere o ascoltare le parole di chi si ritrova ogni giorno a doversi confrontare con il prodotto di compromessi e invisibilizzazione per poter affermare il proprio genere anche sui propri documenti d’identità e tutti i documenti ufficiali.

Ed è proprio per contribuire a creare uno spazio sicuro in cui poter ascoltare le voci silenziate e ignorate che Noemi ha deciso di far nascere questo testo da incontri dal vivo per le persone trans+, in modo che ci si possa riunire, ascoltare e confrontarsi generando un segno duraturo che possa raggiungere e ispirare chi condivide le medesime istanze.

Chi considera fondamentale contribuire per dare spazio alle vite marginalizzate può partecipare all’ultimo appuntamento di Parole in Transizione il 20 giugno prenotandosi gratuitamente su eventbrite, oppure condividendo l’iniziativa sui propri canali.

Noemi Rosa

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