transessualità questione di genere
transessualità questione di genere

Viviamo in una società che affonda le sue radici in una tradizione patriarcale, che dalla notte dei tempi pretende di dividere per genere i ruoli domestici e civili. Se è difficilissimo per la donna far valere i propri diritti e dimostrare che il suo valore sia equo a quello di qualsiasi uomo e, se d’altro canto, è ancora un tabù vedere un uomo dar mostra della propria sensibilità ed emotività, si apre un mondo fatto di bende e catenacci se ci affacciamo allo scenario dei diritti per la comunità Lgbtq+.
Nello specifico, affrontare un qualsiasi dibattito sulla transessualità o sulla questione di genere sembra portare sempre a impelagarsi in un mare di retorica e di ideologie ormai sature di preconcetti.

Ricorderemo tutti il fitto polverone alzato dalla mamma di Harry Potter, J. K. Rowling, che in difesa di Maya Forstater (licenziata per aver espresso un’opinione transfobica) twittò:
«Vestitevi come vi pare. Chiamatevi come vi pare. Dormite con qualsiasi adulto consenziente possa volerlo. Vivete la vostra vita al meglio e in sicurezza. Ma far perdere il lavoro ad una donna per aver detto che il genere sessuale è reale?
#IStandWithMaya #ThisIsNotADrill.»
Questa lapidaria dichiarazione sulla transessualità ha fatto storcere il naso ai più, delusi del fatto che la creatrice di un mondo così apparentemente inclusivo come quello dei maghi di Hogwarts possa discriminare così apertamente una minoranza che ancora lotta per una propria lecita legittimazione.
Dobbiamo purtroppo tener conto che la Rowling non è una voce fuori dal coro e che nel mondo Lgbtq+, che teoricamente dovrebbe divulgare la diversità e aprirsi in modo sano a qualsiasi questione di genere, esistono ulteriori barriere da scavalcare.

Episodi analoghi, identificabili con il fenomeno TERF, li ritroviamo continuamente su ArciLesbica Nazionale, un’associazione no-profit che sulla carta si propone di difendere le lesbiche dalle discriminazioni e di potenziare la circolazione della cultura lesbica.
Nel 2017, sulla sua pagina Facebook, ha pubblicato un’immagine molto forte ripresa da un articolo di medium.com: quella di due labbra femminili (il volto è quello di una lesbica femminista, presumibilmente inglese, il cui nick era PolelifeandPussy) cucite con del filo di ferro e sotto, per descrizione: «I am a woman. You are a Trans Woman. And that distinction matters» (Io sono una donna. Tu sei una donna transessuale. E questa differenza conta). La redattrice gioca con tale scatto, che dipinge idealmente quello di una campagna di sensibilizzazione per i disturbi del comportamento alimentare: per assonanza con hungry (affamato) dice di essere angry (arrabbiata) perché – a suo parere – le donne transessuali vorrebbero silenziare le differenze tra sé e le donne biologiche. Avere o meno un utero o un seno dalla nascita cambierebbe quindi il punto di vista che si ha sul mondo, tanto da offendere – sempre secondo la loro opinione – la categoria delle donne nate donne, costrette a condividere spazi ed esperienze con coloro che conservano ancora l’organo genitale maschile.
Nel 2019, per tale questione di genere, ArciLesbica si è quindi posta contro il movimento femminista firmando la Declaration on women’s sex-based right, la Dichiarazione per i diritti delle donne basate sul sesso firmata da un gruppo di accademiche, scrittrici e attiviste in tutto il mondo. Lo scopo è quello di «eliminare tutte le forme di discriminazione contro le donne che risultano dalla sostituzione della categoria del sesso con quella dell’identità di genere»; si pensa quindi che il dichiarare “donna” una transessuale possa in qualche modo ledere i diritti di tutte le altre.
E ancora: «Alle donne si è sempre imposto di assentire alla sottomissione e di farsi da parte per il bene di altri. Ci viene chiesto ora di accogliere chiunque semplicemente si dichiari donna negli spazi che ci siamo conquistati negli ultimi decenni».  Da qui la scelta di lanciare in Italia la “Declaration on women’s sex-based right” con un webinar organizzato per il 31 maggio 2020 tenuto da Sheila Jeffreys (una delle autrici del manifesto) attesa a Milano per un evento che è stato poi annullato in seguito all’emergenza del coronavirus. L’iniziativa è stata quindi anticipata sulla pagina Facebook di ArciLesbica che ha riportato alcuni estratti della Dichiarazione per sostenere la teoria secondo la quale se altri soggetti vengono ammessi alle misure volte ad ampliare la partecipazione delle donne alla vita pubblica, l’obiettivo di raggiungere una piena uguaglianza per le donne risulta indebolito.

Questa posizione così netta nell’ambito di tale questione di genere non ha fatto arretrare ArciLesbica neanche nel settembre 2020 quando, sempre sulla sua pagina Facebook, è comparsa una dichiarazione riguardo Ciro Migliore, il ragazzo transessuale al quale è stata strappata la compagna, Maria Paola Gaglione. Ciro, a detta dell’associazione, è una donna vittima di misoginia e solo quando avrà portato a termine il suo percorso potrà guadagnare un epiteto al maschile.
Questo ulteriore evento conferma la visione malsana che una buona fetta dei membri della comunità Lgbtq+ ha sulla transessualità.

Cosa ci insegna tutto questo? Che purtroppo le discriminazioni non hanno mai fine, nutrite da barriere, retoriche sterili, paragoni a chi guadagna più diritti ed etichette che vengono attaccate a forza sulle persone. Sembra che neanche le minoranze riescano a capire che questa guerra tra poveri non porta a nulla e che cercare di guadagnare un pezzettino in più di libertà non dovrebbe essere una gara tra fazioni, ma una collaborazione, un progetto che va costruito insieme affinché la società del domani sia un ambiente positivo. Il problema legato alla questione di genere, che sia in ambito della transessualità o meno, sta nel fatto che qualsiasi dibattito dovrebbe essere pensato solo in riferimento all’informazione e alla divulgazione di un nuovo punto di vista, con lo scopo di testimoniare quanti più colori esistano in questo mondo. La libertà conquistata da un individuo non deve mai ledere il prossimo e, di contro, tutto ciò che implica la sessualità, il piacere, la bellezza e in generale lo star bene con sé stessi e con l’altro, non può in nessun modo essere costretto e vincolato da un’etichetta sentita giusta da una maggioranza. Sull’identità di una persona non esiste nulla di sindacabile o di giudicabile: nessuno può costringere l’altro sul come sentirsi con il proprio corpo, sul come vedersi allo specchio o sul come sopravvivere con la propria testa e i propri pensieri.
A ognuno la propria interiorità, la propria identità, il proprio essere e la propria essenza.

Alessia Sicuro

Fonte immagine di copertina: https://www.google.com/search?q=lgbtq&tbm=isch&ved=2ahUKEwjV5IjfqtjuAhXJOuwKHbKRAOYQ2-cCegQIABAA&oq=lgbtq&gs_lcp=CgNpbWcQAzIFCAAQsQMyAggAMgIIADICCAAyAggAMgIIADICCAAyAggAMgIIADICCAA6BAgjECc6CAgAELEDEIMBUPpVWORvYPVwaABwAHgAgAG-AYgByQWSAQMyLjOYAQCgAQGqAQtnd3Mtd2l6LWltZ8ABAQ&sclient=img&ei=GSggYJX0Ksn1sAeyo4KwDg&bih=657&biw=1366#imgrc=LuFc-PAjRz7EBM&imgdii=t6s9T-iJ4l6BMM

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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