Volevo essere Vincent Gallo di Sergio Oricci
Fonte immagine: https://www.crunched.it/leggere/libri/1487-volevo-essere-vincent-gallo-sergio-oricci.html

Volevo essere Vincent Gallo, perché «mi drogo di oggetti» sarebbe stato un titolo troppo letterale. L’ultimo libro di Sergio Oricci (Fiesole, 1982), edito Pidgin Edizioni lo scorso dicembre, è un piccolo caleidoscopio letterario, che in poche pagine regala un trip degno delle undici ore di LSD che toccano ad uno dei suoi personaggi. Con uno stile asciutto e brillante, denso di secchi botta e risposta, l’autore compone sedici racconti diversi, legati da un tema ricorrente: una deliberata fascinazione per gli oggetti e l’impegno liberatorio di assecondarla, assieme a tutti quei pensieri apparentemente marginali che lasciano spazio alle «stesse cose di sempre. Diverse».

Volevo essere Vincent Gallo i racconti object-oriented di Sergio Oricci
Sergio Oricci. Fonte: https://www.pidgin.it/prodotto/volevo-essere-vincent-gallo/

Oricci ha già scritto racconti su riviste e antologie, è autore dei romanzi Bianco Shocking (Ventizeronovanta, 2014) e Cereali al neon. Cronaca di una mutazione (Effequ, 2018), e della raccolta poetica Pesci di vetro (Gattomerlino, 2020). È il fondatore della rivista Clean e vive a Cluj-Napoca, in Romania. È qui che alcune sequenze di Volevo essere Vincent Gallo prendono vita, lasciando traccia di piccole ricorrenze, dettagli ricorsivi, frammenti disseminati tra un racconto e l’altro, senza essere ricomposti: una coppia, presumibilmente sempre la stessa, è protagonista di diverse scene; una donna che si finge incinta e il suo ragazzo-cane; uno youtuber in erba, che riprende le acque del medesimo lago, giorno dopo giorno; una manciata di orsetti gommosi Haribo e qualche caleidoscopio. Nei sedici racconti di Volevo essere Vincent Gallo non sono i personaggi a raccontarsi, ma gli oggetti a dirci qualcosa di loro. E, come tutti i racconti object-oriented, non possono che allargarsi seguendo traiettorie orizzontali e frammentarie, squarci brevi e intensi su mondi alieni.

Il racconto in prima persona e i dialoghi al limite dell’assurdo sono primi piani su piccole ossessioni, piaceri fuori dal comune, possibilità inedite. Le “stesse cose di sempre” sono “diverse” per il surrealismo delle loro giustapposizioni, che le fa scintillare come glitch moltiplicati su uno schermo. Sono gli oggetti a scandire i piccoli rituali quotidiani o, al contrario, a spalancare alternative affascinanti, nella loro infinita ricombinazione: «quando dico che mi piace l’arte contemporanea, non significa che ne capisca qualcosa. È che ho questa speciale linea di comunicazione con gli oggetti, e l’arte contemporanea è perfetta per svilupparla. […] Una forchetta ti guarda e ti chiede di essere presa, di essere usata, ti suggerisce di cercare qualcosa per poterci affondare i suoi denti. Un’opera d’arte contemporanea ti chiede solo di essere guardata, ascoltata, di lasciar perdere i tuoi preconcetti sull’oggetto e sul resto»1 spiega il protagonista di Oggetti, facendo dell’arte contemporanea il paradigma di una relazione di stupore e piacere che intrattiene con tutte le cose. Al netto di conversazioni non sempre comunicative, i personaggi sembrano abbandonarsi a una sintonizzazione estetica con le cose, alle quali sono piacevolmente asserviti. Tutte le volte che il protagonista di Gucci Louis Vuitton apre una bustina di orsetti gommosi, è formalmente obbligato a finirla: una necessità rituale, che lo spinge a interrogarsi sul numero di quelli verdi, gialli, rossi o trasparenti, frazionandoli in piccoli raggruppamenti. «È l’energia degli orsetti gommosi Haribo che lo fa succedere, non ci sono altre possibili spiegazioni. Siamo costantemente influenzati dagli oggetti che abbiamo attorno. Gli oggetti sono importanti, rassicuranti. Anche quelli colorati, appiccicosi, commestibili»2.

Racconto dopo racconto, la fascinazione si fa più profonda: si comincia con lo sguardo alieno di una ragazza, che scivola sulla neve come un hovercraft, nel mondo liquido e ovattato delle relazioni appena cominciate. Il desiderio elettrico di lasciarsi irretire dalle cose diventa esplicito in Due terzi di Che Guevara, in cui due liceali si abbandonano agli effetti allucinogeni dell’LSD, in una Firenze psichedelica. In Oggetti, la droga sono le cose stesse, caleidoscopi di denti e caramelle, che si scompongono in mandala in cui si può fluttuare. La relazione con le cose sembra farsi, se possibile, sempre più viscerale: i personaggi immaginano di dissolversi, sciogliendosi negli oggetti da cui sono attratti. A guardare troppo l’acqua scura del lago, gli occhi si fanno neri e tutt’attorno cala l’oscurità. Un ragazzo vuole diventare Vincent Gallo, correndo «in una direzione diversa da quella della genetica»3, per questo mangia bacche di goji, indossa un cappello da settecentocinquanta dollari e il trench Burberry di Moscow Zero: «tutta roba autentica, tutta roba con la sua firma»4.

Volevo essere Vincent Gallo: i racconti object-oriented di Sergio Oricci
Light di James Turrell. Fonte: https://www.pinterest.it/pin/33284484734744348/

Tra piacere e timore c’è un confine sottile: abbandonarsi agli oggetti significa anche attraversarlo. I personaggi di Volevo essere Vincent Gallo sono accomunati da un’accondiscendente rinuncia al controllo, in balia del potere alieno delle cose. È una compromissione, quella con l’alterità estranea degli oggetti, che comporta un’inevitabile perdita di potere: assecondare il desiderio di confondersi col non umano costa il prezzo del disorientamento, come tutti i desideri autentici. Scrive bene Timothy Morton in Ecologia Oscura (Luiss University Press 2021) paragonando la consapevolezza ecologica ad una pralina di cioccolato: ciascuno strato della sua gustosa degustazione corrisponde ad un grado di consapevolezza; quanto più a fondo si va, tanto più si è consapevoli dell’inevitabile dipendenza che ci lega al non umano. Tra fascinazione estetica, gioia e piacere ci sono anche nausea, paura, terrore. Il desiderio di consumo, lungi dall’essere demonizzato, è la prova di un legame indissolubile con quello che è altro da noi. Persino il kitsch cela qualcosa di intrinsecamente affascinante, una commistione di attrazione e ripugnanza che vede uno dei personaggi fantasticare sull’esposizione di una collezione di pesci di vetro riposti su televisori a tubo catodico e centrini merlettati. È per questo che il protagonista di IpertricoticofocomelicoTM è terrorizzato all’idea che qualcuno possa trovarlo bello, attraente: è riluttante all’idea di sottomettersi alla dinamica del desiderio, che lascia in balia dell’altro i suoi soggetti come i suoi oggetti. Di questa controparte esitante è un buon esempio il personaggio della ragazza dallo sguardo alieno, che il suo compagno ama senza riserve: per lei è disposto a cambiare, a diventare “giallo” come un dipinto di James Turrell. Lei, dal canto suo, dice di “amarlo razionalmente”. Il suo è un affetto che non si scompone, un amore che rinuncia alla sua controparte spaesante: è un’onesta rappresentazione della paura di perdere il controllo, del dolore che essa comporta. Non è un caso che sia «allergica a tutto. Pollo, per esempio. Tacchino, gallina, faraona e chissà cos’altro. Pesce. Come si può essere allergici a tutto il pesce, senza eccezioni? Medicine, può prendere soltanto aspirine per bambini e vitamina C»5. La compromissione con le cose, la loro eccessiva prossimità la ferisce. È per questo che la maternità, attraverso i suoi occhi, non può che essere un trauma, un doloroso asservimento a un corpicino appena nato, che ha già tutta la sua indipendenza, che già sfugge a qualsiasi tentativo di controllarlo: diventare madre significa anche pagare un prezzo che spesso dimentichiamo, un dolore che merita comprensione.

Tra fascino e timore, quello di Sergio Oricci è un libro stravagante perché perdere il controllo apre sempre a possibilità inedite, fuori dall’ordinario. È il desiderio liberatorio di abbandonarsi all’incanto delle cose e il disorientamento nello scoprirle autonome, diverse da come ci aspettavamo che fossero.

Siria Moschella


1Sergio Oricci, Volevo essere Vincent Gallo, Pidgin Edizioni 2021, Kindle Edition, p. 81.
2 Ivi, p. 64.
3 Ivi, p. 115.
4 Ivi, p. 117.
5 Ivi, p. 38.

Quotidiano indipendente online di ispirazione ambientalista, femminista, non-violenta, antirazzista e antifascista.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui