Qatar 2022, boicottaggio
Fonte: avvenire.it

Il boicottaggio dei mondiali Qatar 2022, sorto come una semplice suggestione cui era stata inizialmente riservata la solita indifferenza, è adesso qualcosa di concreto. La Norvegia è stato il primo paese nel quale la questione è stata sottoposta all’attenzione della federazione calcistica nazionale. E anche in altri paesi europei qualcosa comincia a muoversi.

Le inchieste giornalistiche delle ultime settimane hanno fatto luce su ciò che sta accadendo in Qatar, paese che ospiterà i mondiali di calcio del 2022. Vari quotidiani internazionali hanno infatti riportato le clamorose rivelazioni del The Guardian, secondo cui circa 6.500 operai – perlopiù immigrati – sarebbero morti sul lavoro nel corso delle preparazioni per la manifestazione iridata. L’inchiesta ha dato vita ad indignazione, rabbia e sgomento, ma anche a silenzi assordanti e a tristi smentite. La FIFA, in particolare, ha espresso una posizione tanto vaga quanto discutibile, con la quale ha di fatto screditato i dati riportati dal quotidiano inglese, raccolti attraverso un lavoro pluriennale e supportati dagli studi di varie organizzazioni internazionali. Dal canto suo, il comitato qatariota organizzatore dei mondiali ha respinto nettamente le accuse fornendo numeri estremamente distanti da quelli raccolti dall’inchiesta giornalistica che, vale la pena ricordarlo, ha raccolto i dati in collaborazione con i governi dei paesi di appartenenza dei lavoratori coinvolti.

Sarà stato proprio il negazionismo mostrato dalle autorità coinvolte nell’organizzazione del mondiale a scatenare l’iniziativa di un piccolo club militante nella prima divisione norvegese, il Tromsø, il quale ha formalmente richiesto alla federazione calcistica norvegese (la “NFF”) di considerare la rinuncia della nazionale norvegese a partecipare ai Mondiali in Qatar del 2022 come segno di protesta verso lo sfruttamento dei lavoratori. La proposta di boicottaggio sembra tuttavia legata anche alle ombre che da sempre aleggiano sull’assegnazione dell’evento al Qatar. Ombre che sono infatti oggetto di diverse indagini sulla corruzione all’interno della FIFA, tra cui quelle del 2015 culminate nell’allontanamento del suo ex presidente Sepp Blatter.

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Una manifestazione di protesta contro l’assegnazione dei mondiali di calcio del 2022 al Qatar
Foto: www.asianews.it (Reuters/Arnd Wiegmann)

La Norvegia diventa così il primo paese a formalizzare una richiesta di boicottaggio dei mondiali Qatar 2022, dopo che da anni si parla di una ipotesi del genere senza che però si sia mai giunti a nulla di concreto. Già, perché alla semplice indignazione, rabbia e sgomento il Tromsø ha finalmente affiancato un’azione concreta, avviando una vera e propria campagna di boicottaggio attraverso la pubblicazione di un manifesto nel quale si leggono le seguenti parole, abbastanza forti:

«I lavoratori edili impiegati nella costruzione di stadi e infrastrutture vivono in condizioni indegne; inoltre, il processo che ha portato all’assegnazione dei Mondiali al Qatar è stato caratterizzato da atti di corruzione […] è inaccettabile che i Campionati del Mondo si giochino in un Paese dove viene praticata la corruzione, dove i lavoratori sono degli schiavi dei tempi moderni e tanti di loro hanno perso la vita. È tempo di reagire duramente. Il calcio non può influenzare la politica di tutte le nazioni e i loro affari interni, ma può imporsi e fare richieste chiare quando ci sono eventi così importanti da organizzare. Non possiamo starcene qui ad accettare la corruzione e le morti sul lavoro voltandoci dall’altra parte.»   

L’iniziativa del Tromsø ha avuto il sostegno di altri sei club del campionato norvegese, tra cui il Rosenborg, squadra che vanta il maggior numero di successi a livello nazionale. I club coinvolti hanno quindi portato la questione fino in federazione. Tuttavia, la NFF, che avrebbe dovuto adottare una propria deliberazione sulla questione lo scorso 14 marzo, non si è espressa in quanto la proposta di votazione non ha ricevuto la maggioranza dei voti ed è stata pertanto rinviata al prossimo 20 giugno. Qualcuno ha letto nella titubanza della federazione norvegese la paura di sprecare un’occasione unica, quella di tornare a prendere parte ai campionati del mondo a distanza di più di 20 anni dall’ultima volta. Già, perché l’ultima partecipazione degli scandinavi ai mondiali risale al 1998, quando gli stessi, guidati dal temutissimo Tore Andre Flo, furono eliminati proprio dalla nostra nazionale negli ottavi di finale grazie ad un gol di Christian Vieri. Oggi a guidare l’attacco della nazionale norvegese c’è un giovanissimo talento indiscusso, Erling Haaland, le cui magie però potrebbero essere compromesse qualora l’iniziativa del boicottaggio dovesse andare in porto.

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Mondiali Francia ’98: Tore Andre Flo in un duello con Beppe Bergomi durante Italia-Norvegia. Foto: Gettyimages.dk

Eppure, va detto che anche altri paesi europei si sono affiancati alla Norvegia nella protesta contro la violazione dei diritti dei lavoratori in Qatar. In Germania, un’associazione che riunisce tutte le principali tifoserie del calcio tedesco, ha chiesto ufficialmente alla federazione di rinunciare alla partecipazione ai mondiali 2022. Mentre in Danimarca già lo scorso dicembre è stata lanciata una petizione in favore del boicottaggio e che, qualora raggiungesse le 50.000 firme, dovrà essere oggetto di discussione in parlamento. Inoltre, la banca Arbejdernes Landsbank, uno dei maggiori istituti di credito danesi e tra i principali sponsor della nazionale di calcio, ha già annunciato che probabilmente ritirerà la sponsorizzazione qualora la Danimarca dovesse qualificarsi ai mondiali in Qatar. Infine, il governo olandese ha formalmente rinviato un summit previsto con il Qatar a margine dell’inchiesta pubblicata dal The Guardian, mentre larga parte dei partiti politici ha sottolineato come né il governo né la corona dovrebbero prendere parte alla manifestazione che si terrà nel dicembre 2022.

Insomma, il boicottaggio dei mondiali Qatar 2022 sta diventando qualcosa di concreto. Si tratta di un’iniziativa senza precedenti in Europa. Un’iniziativa che, ad onor del vero, difficilmente condurrà ad un miglioramento delle condizioni lavorative degli operai in Qatar, ma che appare comunque uno strumento essenziale per fare luce su un meccanismo di sfruttamento che viene impiegato nell’organizzazione di quasi tutti i grandi eventi sportivi di risonanza mediatica internazionale. Non è un segreto, infatti, che anche la preparazione dei mondiali in Sudafrica (2010), in Brasile (2014) e in Russia (2018) fu caratterizzata dallo sfruttamento degli operai e dal lavoro nero e minorile.

In quel caso, tuttavia, le mere denunce e inchieste giornalistiche non furono seguite da una iniziativa di boicottaggio e ciò non fu abbastanza per stoppare l’organizzazione dei rispettivi tornei. Stavolta le inchieste hanno avuto una attenzione mediatica decisamente maggiore e suscitato l’ira di diversi club calcistici ed associazioni. Certo, difficile pensare che le grandi federazioni come quella tedesca, francese o la stessa italiana possano supportare una tale iniziativa. Ma per il momento non si può fare altro che dare risalto alla campagna e attendere che altri club – magari più famosi – e federazioni nazionali prendano in seria considerazione l’opzione del boicottaggio.

Amedeo Polichetti

Foto immagine in evidenza: www.avvenire.it

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