Il Coronavirus e gli effetti sul calcio semi professionistico e dilettantistico: un sistema da riformare
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Il Coronavirus rischia di scrivere la parola fine sul calcio semi-professionistico e dilettantistico del nostro Paese, per i quali va trovata in tempi rapidi una soluzione. In questi giorni, infatti, i riflettori e l’interesse dei “media” sono rivolti soprattutto alla Serie A e ai grandi campionati stranieri, ma se Sparta piange, Atene di certo non ride, e prova ne sono le recenti dichiarazioni del Presidente della Lega Nazionale Dilettanti (LND), Cosimo Sibilia, il quale, in una intervista su Radio 24 a “Tutticonvocati”, ha illustrato uno scenario che lascia a dir poco preoccupati.

Le problematiche

Problemi finanziari, necessità di reperire fondi, sicurezza sanitaria, protocolli da seguire con rigore e scrupolo. Se i problemi sono già grandi per i massimi campionati, essi diventano a dir poco insormontabili per le Serie inferiori che rappresentano un mondo eterogeneo, composto da realtà tra loro molto differenti, con oltre un milione di praticanti. Ipotizzare, quindi, uno strumento comune ed uniforme di ripartenza post virus appare estremamente complesso.

La prima grande problematica del calcio minore riguarda sicuramente l’aspetto economico. Nelle serie inferiori, però, più che dei mancati introiti provenienti dalle TV, si risentirà dei mancati ricavi dallo stadio. Se, infatti, solo poche emittenti trasmettono le partite, alle compagini verranno invece a mancare gli introiti del botteghino derivanti dalle gare della parte finale di stagione più tutta la coda di playoff e playout. Eventi che coinvolgono l’interesse della maggior parte dei tifosi, ed in particolare di tifoserie molto passionali ed estremamente “calde“. Non c’è dubbio, quindi, che le società verranno a risentire della mancanza di una grande, se non addirittura della più importante fetta delle loro entrate, quelle dello stadio, con ripercussioni gravissime su bilanci già di per sé notevolmente deficitari.

Una seconda importante problematica è sicuramente quella legata ai mancati introiti provenienti dagli sponsor. Si tratta, spesso, di contratti “aleatori” in quanto “stipulati” solo in via orale e che spesso vengono onorati a campionato in corso o peggio a stagione finita, rendendo di fatto irrecuperabile il credito in una stagione come quella che ci occupa. I partners, poi, sono spesso e volentieri imprese locali che, messe in ginocchio dal Coronavirus, rischiano di non essere più neanche in grado di poter affrontare il pagamento della sponsorizzazione garantita. Altrettanto importanti, poi, sono le questioni tecniche ed organizzative strettamente legate e connesse alla pandemia ed alla convivenza con la stessa. Allenarsi in tempo di Coronavirus, infatti, vuol dire approntare tutta una serie di misure strettamente collegate a prevenire e fronteggiare la malattia che, in questo specifico contesto, si concentrano soprattutto nel rispetto di adeguate forme di prevenzione e disinfezione.

Le società, quindi, dovranno organizzare gli allenamenti di fatto impedendo la presenza simultanea di tutti i giocatori vietando agli stessi l’uso in comune del campo, delle palestre, delle docce e degli ambienti comuni in generale. Ciò, conseguentemente, presuppone non solo la disponibilità di impianti sportivi ad hoc grandi e ben strutturati, ma anche la possibilità di organizzare gli stessi in maniera adeguata, con controlli continui e rigorosi. Una vera e propria utopia per il calcio minore.

Il ruolo sociale del calcio dilettantistico

Un elemento di importante criticità riguarda, poi, il fondamentale ruolo sociale del calcio semi-professionistico e dilettantistico che rischia di essere gravemente compromesso dalle conseguenze della Covid-19. Il calcio, infatti, soprattutto nelle categorie minori, è un importante elemento d’aggregazione sociale, che ricopre un ruolo fondamentale nello sviluppo della personalità di un individuo e, di conseguenza, della nostra comunità. Fattore cui è difficile rinunciare, come confermato dalle alternative da fruire anche online, e ciò pur di continuare a praticare un gioco di inestimabile bellezza.

La crisi, inevitabilmente, però, si rifletterà anche sulle squadre semi-professionistiche e dilettantistiche e sui loro settori giovanili, di fatto “fermi” a causa del Coronavirus. Lo stop al calcio minore, pertanto, non potrà che determinare un netto ridimensionamento dei settori giovanili e rischia di privare le squadre degli introiti (tra i quali anche le quote d’iscrizione dei giovani calciatori) e i ragazzi di un sano momento di divertimento consentendo loro di trovare un luogo sano di aggregazione sociale. Il ruolo sociale del calcio, però, si estende anche a tutte quelle famiglie il cui sostentamento mensile gira intorno alle società di calcio e che rischiano di vedersi private di ogni entrata economica.

Le strade per fronteggiare l’emergenza Coronavirus

In un contesto del genere, quindi, e considerata l’importanza anche sociale del calcio, è doveroso individuare le strade da seguire per consentire la salvezza del nostro sistema, pensando soprattutto alle serie minori. Ad un attento esame, sembrano due i percorsi da praticare: la valorizzazione dei giovani calciatori del vivaio e la riorganizzazione dei tornei con la riduzione del numero di squadre. Relativamente al primo aspetto, è per prima cosa doveroso consentire alle squadre di ripartire. Ciò, infatti, permetterebbe ai giovani di allenarsi e, quindi, di avere un luogo di crescita sereno e sicuro, e alle società di poter avvalersi delle loro prestazioni con grande beneficio sia dei risultati sportivi che del loro bilancio. Come dimenticare, a solo titolo di esempio, del bonus economico previsto a favore delle squadre che impiegano i nati dal 1.1.1998 per almeno 270 minuti?

Uno sviluppo del settore giovanile, poi, aiuterebbe la formazione di nuovi importanti talenti, con grande beneficio del calcio italiano, e consentirebbe il proliferare di diverse professioni strettamente connesse al mondo dei giovani talenti (osservatore, talent scout) che potrebbero rappresentare un’importante opportunità di lavoro per molti consentendo anche la rinascita economica del Paese. Incentivare, però, lo sviluppo del settore giovanile vuol dire anche cambiare radicalmente il sistema fiscale del calcio che va dalla Lega Pro in giù.

L’attuale “vecchia Serie C”, infatti, ha una fiscalizzazione molto simile, se non uguale, a quelle delle due serie maggiori. Fiscalizzazione che, invece, è molto più “snella” dai Dilettanti in giù. Ciò determina un grande ostacolo allo sviluppo del calcio della Lega Pro perchè spesso e volentieri, proprio per motivi fiscali, alcuni giovani atleti ricevono offerte più allettanti dalle serie minori (agevolate da una tassazione più leggera) di fatto “rallentando” la propria carriera ed anche lo sviluppo – in termini di competitività – della stessa Lega Pro.

Un’altra importante strada da seguire può essere quella della radicale riduzione del numero delle squadre. La pandemia, con i suoi mancati introiti, ha ulteriormente aggravato le problematiche già esistenti determinando il probabile default delle tante numerose compagini che calcano i campi del calcio semi professionistico e dilettantistico. Da qui l’ipotesi già paventata dal Presidente della FIGC Gravina il quale auspica la frammentazione della Lega Pro in due campionati, uno professionistico (di 20 squadre) ed uno semiprofessionistico (di 40 squadre) per livellare meglio gli aspetti economici di una realtà così complessa . Si verrebbe, infatti, a creare una sorta di campionato cuscinetto che consentirebbe di evitare molte problematiche che affliggono le squadre che si vedono costrette a passare dalla Serie B (e dalle sue cifre) al mondo della Lega Pro.

Se, quindi, il Coronavirus ha già di fatto “imposto” una riduzione del numero delle compagini, una riorganizzazione di tale sistema alla luce del numero delle squadre rimaste potrebbe forse garantire una loro migliore sopravvivenza. Argomento, quest’ultimo, molto dibattuto di recente nelle stanze che contano. Senza voler passare per inguaribili ottimisti, non v’è dubbio che il Coronavirus di fatto ha consentito la trattazione di argomentazioni molto importanti e forse da troppo tempo rimandate e che potrebbero riportare in auge il calcio semi professionistico e dilettantistico italiano con beneficio di tutto il nostro sistema.

Fonte immagine in evidenza: Sportchianti

Salvatore Fiori

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