A dicembre abbiamo raccontato dello sgombero del collettivo Muschio Ribelle dall’Ex Ostello della Funtanzza, uno spazio abbandonato da anni nella riserva naturale Monte Bonifato del comune di Alcamo. L’Ex Ostello, gestito come tutta la riserva dal Libero Consorzio Comunale di Trapani, era ormai abbandonato da anni e Monte Bonifato era oggetto di periodici e devastanti incendi; da qui il tentativo di Muschio Ribelle di rendere quel bene inutilizzato un presidio ecologista e di politica orizzontale nel territorio. Tra le attività più importanti portate avanti dal collettivo spicca l’organizzazione della guardianìa antincendio – una pratica, aperta a tutta la cittadinanza, di monitoraggio dei territori e di deterrenza per la pratica degli gli incendi dolosi – che ha portato alla prima estate senza incendi nella riserva dal 2019. Nonostante ciò, il Libero Consorzio Comunale di Trapani ha deliberato lo sgombero della Funtanazza e ha poi murato porte e finestre.

Dal giorno dello sgombero, l’Ex Ostello è ancora inaccessibile e lǝ attivistǝ sono scese in piazza e hanno più volte tentato di organizzare un tavolo di discussione con i vari enti gestori sia della Funtanazza sia dell’intera riserva per rendere l’immobile un bene comune; ma un muro al dialogo è stato eretto da parte del comune di Alcamo e del Libero Consorzio.

Le denunce di Muschio Ribelle

La prima di una serie di sollecitazioni da parte di Muschio Ribelle è datato 21 novembre: attraverso varie mail si chiedeva un incontro con comune di Alcamo e con il Libero Consorzio, già proposto in precedenza dal sindaco alcamese Domenico Surdi. Ancora oggi non solo non è avvenuto l’incontro tra le parti, ma non è stato fornito alcun tipo di risposta alle sollecitazioni di Muschio Ribelle, né in maniera diretta né attraverso dichiarazioni rilasciate alla stampa locale.

Oltre al mancato ascolto, diverse sono le inadempienze che il collettivo denuncia nella gestione del bene. Riprendendo un comunicato di agosto 2023 del collettivo Fare Ambiente, Muschio Ribelle segnala come nel 2007 la cattiva gestione del bene era già stata denunciata, con l’inserimento della Riserva da parte del CRPPN (Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale) tra i beni per cui si richiedeva la revoca immediata della gestione. La situazione di incuria è rimasta invariata e ciò ha provocato la scomparsa, dal 2007 a oggi, di oltre il 50% dei territori boschivi della riserva a causa degli incendi. Fare Ambiente denuncia come le varie inadempienze non siano mai state risolte: la Riserva non ha ancora il piano di Sistemazione della zona “A” che avrebbe dovuto elaborare la stessa ex Provincia di Trapani; non ha il direttore titolare da almeno 15 anni; l’ex Provincia non nomina il previsto CPS (Consiglio Provinciale Scientifico) da almeno 15 anni; l’Ente Gestore non ha mai dato corso a quanto previsto dal piano di Utilizzazione della zona “B” redatto dal comune di Alcamo e vigente dal 2002; non viene eseguita alcuna attività selvicolturale in linea con le finalità istitutive della Riserva; l’Ente Gestore non ha portato avanti neanche iniziative per la fruizione della Riserva. Non a caso, a fianco della denuncia di Fare Ambiente, in questi anni vi sono state una serie di iniziative da parte della cittadinanza, tra cui l’istituzione dell’Associazione SalviAmo il Monte Bonifato, e una serie di eventi estremi, tra cui il devastante incendio del 2023, che mostrano l’evidenza della inadempienza delle istituzioni.

Muschio Ribelle ha rilevato criticità anche nella trasparenza delle procedure di gestione del bene. A seguito della notifica (del 2 agosto 2023) di manifestazione di interesse per la concessione del bene – cioè dell’atto con cui l’ex Provincia si mostrava aperta a interloquire con enti interessati a gestire l’Ex Ostello –, altro non si è detto intorno agli sviluppi dell’assegnazione dell’Ex Ostelli. Anzi Muschio Ribelle denuncia che è stata preposta per l’assegnazione del bene una procedura negoziata senza bando e a porte chiuse e che la ex provincia nega loro l’accesso agli atti e non dichiara quanti e quali enti avrebbero mostrato il loro interesse alla gestione del bene. Il Libero Consorzio ha visto da poco un cambio nelle cariche istituzionali, con la nomina di Salvatore Quinci come nuovo presidente, ma a prescindere da possibili difficoltà amministrative la poca trasparenza delle istituzioni nella gestione del patrimonio naturalistico alcamese non può essere accettata. Il rischio che un bene pubblico come l’Ex Ostello venga sfruttato per il solo profitto di un privato non è affatto improbabile e neanche che ci siano illeciti lungo l’assegnazione. Il miglior modo per scongiurare questi rischi è la totale trasparenza delle istituzioni pubbliche.

Le proposte del collettivo e la situazione in Sicilia

Dalla mail di novembre al comunicato del 25 aprile, Muschio Ribelle chiede una serie di cambiamenti da parte del Comune e del Libero Consorzio nella gestione dell’Ex Ostello. Il collettivo ribadisce la richiesta di un confronto tra loro e le varie amministrazioni locali. Chiede uno spostamento della tutela dell’Ex Ostello e della Riserva dal Libero Consorzio al comune di Alcamo e in seguito l’introduzione di un Regolamento per l’uso civico dei beni comuni, in cui andrebbe poi a rientrare lo stabile. Da questo nuovo inquadramento della Funtanazza, quindi, il collettivo vorrebbe continuare con le operazioni di salvaguardia della Riserva, come avvenuto nel 2024, e nella promozione di varie attività culturali all’interno dell’edificio.

Le battaglie di Muschio Ribelle si inseriscono nel più ampio quadro della situazione incendi in Sicilia. Un report dell’European State of Climate mostra come negli ultimi 15 anni, a parità di fascia climatica, la Sicilia sia una delle zone più colpite e devastate da incendi; ciò dipende sia dalla pessima gestione delle istituzioni – come abbiamo visto nel caso del Monte Bonifato grazie all’inchiesta di Fare Ambiente –  sia dalle azioni criminali di individui o gruppi, piromani o persino gruppi mafiosi, che provocano incendi per il loro tornaconto economico, come emerge anche dal rapporto Ecomafia di Legambiente. La storia della Riserva del Monte Bonifato non è accomunata con le altre Riserve solo per l’alto numero di incendi; tante sono infatti le iniziative che in Sicilia vari collettivi o associazioni locali portano avanti per la salvaguardia del patrimonio naturalistico e spesso queste realtà comunicano e collaborano. È quello che è successo durante la liberazione dell’Ex Ostello, quando vari gruppi di guardianìa hanno condiviso le loro esperienze con il collettivo alcamese e volontari non abitanti del comune hanno dato una mano con le attività. Per questi motivi le vicende legate al collettivo Muschio Ribelle e alla Riserva di Bonifato presentano somiglianze con il resto delle questioni ambientali in Sicilia solo per la gravità degli incendi, ma si collegano alla storia di resistenze che vari gruppi dell’isola stanno faticosamente portando avanti.

La storia della Funtanzza e della battaglia per l’uso civico del bene ci mostrano inoltre un aspetto essenziale delle lotte ecologiste, che spesso viene dimenticato. Spesso la focalizzazione mediatica si concentra sulle battaglie sistemiche, come quella per la riduzione delle emissioni; ma sono altrettanto importanti le battaglie locali di associazioni e collettivi che lottano e promuovono nuove forme di organizzazione politica e sociale basate su una convivenza rispettosa delle altre specie e delle relazioni ecosistemiche. Non solo la dimensione locale dei conflitti ambientali è profondamente intrecciata alla dimensione più globale della crisi climatica, ma focalizzarsi sulla storia di Muschio Ribelle mostra aspetti essenziali della giustizia ambientale: in primo luogo il diritto dellǝ cittadinǝ a processi decisionali partecipativi, e quindi alla possibilità di decidere come salvaguardare le riserve naturali locali e in che modo usufruirne; la nascita di nuove forme di lotta alla devastazione climatica, come ad esempio quella della guardianìa antincendio; un altro elemento, legato al precedente, che emerge è la malagestione del patrimonio naturalistico, che amplifica gli effetti devastanti dell’innalzamento delle temperature; infine, la preoccupazione costante che dalla crisi ambientale si rafforzino gruppi di potere che speculano sulla natura e che in Italia sono spesso parte o collusi con le organizzazioni mafiose.

Fabrizio Ferraro

Fabrizio Ferraro
Mi sono laureato nel 2022 in filosofia con una tesi su Darwin. Da quel momento ho coltivato una passione per tutte le questioni intorno alla vita e ai viventi, soprattutto quelle legate agli animali non umani e alle nostre relazioni con loro. Grazie a Libero Pensiero cercherò di scrivere di ambiente, degli animali e dei loro diritti, con l’intento di fare la mia parte in queste sfide complicate.

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