Ronaldo
Ronaldo

Il Cristiano Ronaldo dell’inizio della corrente stagione non è certo quello che siamo stati abituati ad apprezzare: spento, poco concreto e per di più nervoso. Non a caso si tratta del peggior avvio di stagione negli ultimi 10 anni per un fenomeno che nel corso della sua carriera si è distinto, oltre che per le sue straordinarie giocate, soprattutto per la sua vena realizzativa al di sopra della normalità.

Il cambio imposto da Sarri nella partita contro il Milan dopo non appena 10 minuti dall’inizio della ripresa ha dato prova dello stato di nervosismo del campione, verosimilmente consapevole delle sue correnti difficoltà e della necessità di dare una svolta ad una stagione fin qui ai limiti dell’anonimità.

Certo, i problemi fisici lo hanno tenuto lontano dal campo per qualche settimana, cosicché l’avvio a rilento è giustificato anche da qualche assenza e dal condizionamento dovuto all’infortunio. Ciò non toglie che, nelle partite alle quali ha preso parte, Ronaldo ha mostrato poca incisività, lasciando il segno poche volte e mostrando disappunto per le sostituzioni imposte dal suo tecnico, che al contrario sta dimostrando grande professionalità nella difficilissima gestione di un campione come lui.

Il momento della sostituzione di Ronaldo con Dybala in occasione di Juventus-Milan (1-0) del 10 novembre 2019.
Fonte immagine: skysport

Tuttavia, la più recente e ormai notissima sostituzione con Dybala in Juventus-Milan ha anche dato prova della consapevolezza di Ronaldo di sentirsi come il giocatore a cui non si può rinunciare, a prescindere dai problemi fisici e dal suo discutibile rendimento, colui a cui nessuno puo’ imporre di terminare la partita in anticipo senza che vi sia una ragione più che eccezionale.

Una consapevolezza talmente forte da spingerlo a mostrarsi polemico verso l’allenatore al momento della sostituzione e, addirittura, a lasciare lo stadio in anticipo prima ancora della fine della partita, senza nemmeno salutare i compagni e aspettare il risultato finale. Che poi siano arrivate parole a conferma della presenza di un non-caso montato dalla stampa è altro conto.

La mimica facciale, l’atteggiamento visibilmente polemico e un labiale (pare) non proprio carinissimo, nonostante fossero presumibilmente figli di una frustrazione che Ronaldo stava nutrendo nei suoi stessi confronti, hanno spinto a fare qualche considerazione. Probabilmente è proprio quella sua (fondata) convinzione di essere al di sopra della normalità che lo spinge a mettere in atto comportamenti del genere, trasformando la sua consapevolezza in una irritante presunzione che assume i contorni dell’arroganza e del narcisismo.

Ciò che viene da pensare è che, anche se la società sembra essersi inspiegabilmente piegata ai capricci del 5 volte pallone d’oro, decidendo di non applicargli alcuna sanzione, questo comportamento non sia stato ben digerito nell’ambiente. Sarà proprio per questo, probabilmente, che CR ha deciso di portare a cena la squadra in una sorta di ammissione di colpa.

Colpa della sua ossessione per la perfezione, quella sua abitudine a sentirsi un numero uno assuefatto alle vittorie ed alla sua indispensabilità per la squadra, che gli impediscono di accettare che egli possa essere in qualche modo equiparato ad un altro giocatore. Eppure, desta comunque sorpresa il fatto che la Juventus non abbia preso posizione sulla vicenda, pur essendo una società nota per la mano dura dimostrata in occasioni simili, tra le quali vale la pena di ricordare quella di Bonucci, escluso dalla partita di Champions contro il Porto e spinto sostanzialmente a lasciare il club per via di un diverbio con Allegri.

Un’inerzia, quella del club bianconero, che potrebbe essere da taluni interpretata come incapacità di gestire un giocatore che, pur essendo al di sopra della norma, merita il trattamento applicabile a tutto il resto della squadra, specie in occasione di momenti di poca lucidità. Tuttavia, anche se una contromisura sarebbe stata opportuna per garantire uniformità di trattamento a tutti i giocatori, non è da escludere che la dirigenza abbia inteso lo stato emotivo del portoghese, cercando di minimizzare il problema e attendendo che fosse lo stesso giocatore a ritornare sui suoi passi. Peraltro, pare che nei prossimi sia in programma un incontro chiarificatore con lo stesso Sarri.

CR7 in un momento di disappunto.
fonte immagine: ilbianconero.com

La realtà è che, a prescindere dai problemi fisici, un momento di flessione può colpire tutti, anche il più forte dei calciatori in circolazione, specie con l’avanzare dell’età. E CR7 dovrebbe comprenderlo, anche se a quanto pare fa davvero fatica ad accettarlo.

Eppure, lo stato di frustrazione di Ronaldo per non essere riuscito (ancora) ad incidere nel corso di questa stagione è qualcosa che sembra verificarsi solo quando il campione indossa la maglia della Juventus. Già, perché il Cristiano Ronaldo di Torino sembra essere solo un lontano parente di colui che invece indossa la numero 7 e la fascia di capitano della nazionale del Portogallo.

Gol a raffica, voglia ineccepibile di segnare e di sacrificarsi per i compagni, determinazione e persino sorrisi e selfie con gli invasori di campo. La tripletta messa a segno nell’ultima uscita con la Lituania ha tutto il sapore di un messaggio lanciato a Sarri e a chiunque dovesse azzardarsi a giudicare il suo stato di forma attuale.

Insomma, guai a menzionare l’età, guai a definirlo non indispensabile, attenzione a darlo per finito. CR7 ha dato più volte prova di saper rispondere sul campo alle critiche. Come quando l’anno scorso decise di caricarsi la squadra sulle spalle e travolgere l’Atletico Madrid praticamente da solo. Ecco perché qualcosa ci fa pensare che Ronaldo tornerà molto presto a stupirci. Lo sa lui, lo sa la squadra e lo sa soprattutto Sarri che, per la gioia della dirigenza, non dovrà più sostituirlo ed aprire così altri casi diplomatici internazionali.

Amedeo Polichetti

fonte immagine in evidenza: www.calciomercato.it

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