velocità Proust Booktok
Fonte immagine: pexels.com

Era il 1913 quando Marcel Proust, di sue spese, decise di pubblicare Dalla parte di Swan, il primo romanzo di Alla ricerca del tempo perduto che, se inizialmente incompreso, sarà destinato a rivoluzionare il modo di scrivere, di leggere e di pensare della società europea. L’insegnamento che Proust ancora ci urla contro è il significato del tempo e della memoria: nella Recherche analizza e suggerisce ai fruitori quanto la nostra identità e il nostro essere siano impregnati di attimi e di ricordi che accendono in noi emozioni e sensazioni. Inoltre è ad oggi uno degli esempi che più di tutti idolatra l’arte: con la decadenza della religione vera e propria (Dio è totalmente assente nel corso della Recherche), solo l’arte è in grado di superare e di risolvere le contraddizioni della vita: «la vera vita, la vita finalmente scoperta e compresa, la sola vita realmente vissuta – per Proust– è la letteratura».

Da queste premesse, il quesito che ci poniamo è quanto sarebbe apprezzata oggi quest’opera-mondo dalle nuove generazioni. Una domanda che ci si pone non tanto per i temi affrontati (universali e probabilmente condivisibili soprattutto da fruitori adolescenti) ma per l’impegno, l’attenzione e il tempo che richiede la lettura di una prosa così lenta e introspettiva.

Proust pensava che ogni lettore, quando legge, è il lettore di se stesso poiché l’opera è solo uno strumento ottico che lo scrittore gli offre per consentirgli di scoprirsi. Questo lavoro di introspezione ha però bisogno di calma, di concentrazione, di pazienza e di tempo. Se da un lato quindi abbiamo Marcel, che si presenta al lettore con un“io” atemporale che si districa come esperienza di memoria involontaria con l’obiettivo di chiudere un cerchio di vita vissuta e di vita simbolica; dall’altro abbiamo le nuove generazioni che per velocizzare i compiti a casa fotografano un testo di poche pagine, affinché ChatGPT possa far loro un riassunto in pochi secondi. Oggi si corre contro il tempo, che lascia costantemente tutti indietro, sembra non esistere più la serenità di apprendere, analizzare, interiorizzare il messaggio della parola scritta: il tempo è lo stesso per tutti e non basta mai, tutti corrono e sono in ritardo perché se (da piccoli) nessuno dei propri coetanei si impegna, non si ha ragione di sforzarsi e (da grandi) il lavoro è labile e volatile, bisogna stare al passo, e l’appassionarsi e il riflettere su qualcosa sembra perdere di fascino: mancano gli strumenti, la pazienza e le condizioni.

La letteratura chiede calma

Proust porta con sé, invece, la lentezza del Novecento: ogni sua parola è pregna di simbolismo, pesa e ti costringe a restarci attaccato e a riscivolarci continuamente con la paura costante di perderti nella sua Combray, luogo di idee e di allegorie. Il lettore che si immerge nella Recherche trova un mondo complesso da vivere e sentire, fatto di pittura, di teatro, di letteratura, dell’odore del mare, dei mormorii delle piazze di Venezia e dei dolci sapori di Combray. Con Proust, il lettore viaggia e strizza gli occhi per carpire l’orizzonte alla ricerca ossessiva del tempo che Marcel ha perduto, per poi scoprire che è sempre stato lì, nella sua gustosa madeleine. La Recherche non è solo la storia di un giovanotto tra i saloni della borghesia francese, ma è la storia di tutti noi: Proust sembra aver riportato alla luce parole che non avevamo per definire sentimenti che prima non avremmo saputo esprimere con tanta limpidezza. È questo il suo dono: la chiarezza. Rubando un’immagine da Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, si potrebbe dire che leggerlo è come indossare per la prima volta un paio di occhiali e scoprire, solo allora, cosa significa vedere le foglie in quelle che prima erano informi macchie verdi.

Rispetto alla nostra società capitalista, sembra davvero lontano l’inno all’arte proustiano: se nella realtà il nostro cuore cambia lentamente, come cambia la natura, l’arte ci permette di evolverci e di accedere a lati del nostro animo che, privati dell’esperienza artistica, potenzialmente non avremmo mai scoperto. L’arte interiorizzata è quindi indispensabile, penetra il nostro essere, lo allarga, lo rivoluziona e illumina in noi la comprensione di noi stessi e di ciò che viviamo e che ci circonda. Questa epifania e questa evoluzione può essere raggiunta mentre corriamo verso il prossimo obiettivo, come farebbe un Coniglio Bianco col suo orologio da taschino o mentre scrolliamo all’impazzata reels su Ig per anestetizzare le nostre preoccupazioni?

I lettori di Libero Pensiero non mi avranno in odio se, con un volo pindarico, attenziono ora le ultime polemiche riguardo il film di Emerald Fennell, Cime tempestose. Come sempre accade, il prodotto cinematografico ha iniziato a generare scalpore già dai primi annunci: come sarebbe mai potuto essere all’altezza dell’omonimo romanzo di Charlotte Bronte? Come, la bellezza hollywoodiana di Jacob Elordi avrebbe potuto incarnare quella selvaggia di Heathcliff? E chissà quali e quanti messaggi nazi femministi/arcobaleno/superficiali avrebbero macchiato l’opera ottocentesca! Creato il caso mediatico, esso ha accompagnato il film fino alla sua uscita nelle sale e ha spinto il pubblico a spaccarsi in due: tra chi si è dichiarato quasi addolorato dalla visione e chi, invece, ne ha apprezzato il carattere, i costumi, la fotografia e il simbolismo. Commenti, analisi, youtubers, influencer, giornali, come sempre tutti avevano un’opinione “autorevole” a riguardo e il parlare bene o male del prodotto cinematografico ha portato Booktok a far capolino e a incuriosirsi riguardo il romanzo.

Sono conciliabili recensioni e trend?

E qui, forse, si raccolgono i risultati di anni di superficialità: Booktok pullula di persone che in pochi secondi mostrano i romanzi che asseriscono di aver letto e li recensiscono anche solo con un’emoji. Le pile dei libri letti sono altissime, si tratta spesso di young adult di una mole considerevole e spesso le booktokers si scusano per non fare abbastanza, promettendo di leggere molto di più durante il mese successivo. Il loro atteggiamento nei confronti dell’oggetto-libro trasforma la lettura nell’ennesima attività meccanica e inespressiva: se tutto il mondo corre neanche i romanzi possono più farci rallentare e l’immersione nella lettura diventa un’esperienza dettata dal cronometro e dal contagocce: l’importante è il numero di libri, di pagine, di autori setacciati uno a uno dall’algoritmo che impone varietà, titoli, visualizzazioni. In tale contesto, nasce il nuovo trend su Booktok: sembrerebbe che il romanzo di Cime tempestose sia stato per la maggior parte dei casi abbandonato poiché troppo complesso, prolisso, faticoso da seguire, non adatto alle tempistiche di una piattaforma che ha in sé il solo valore della velocità.

Se da un lato è sicuramente positivo che tanti giovani siano stati spronati alla lettura di un classico ottocentesco, sarebbe forse il caso di donare loro una madeleine da intingere in una tazza di tè e lasciar loro la possibilità di fermarsi e di godere del loro tempo.

Alessia Sicuro

Alessia Sicuro
Classe '95, ha conseguito una laurea magistrale in filologia moderna presso l'Università di Napoli Federico II. Dal 2022 è una docente di lettere e con costanza cerca di trasmettere ai suoi alunni l'amore per la conoscenza e la bellezza che solo un animo curioso può riuscire a carpire. Contestualmente, la scrittura si rivela una costante che riesce a far tenere insieme tutti i pezzi di una vita in formazione.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui