sinistra Costa Portogallo
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La netta vittoria dei socialisti alle elezioni in Portogallo dello scorso 6 ottobre rivela un sostegno popolare al loro governo difficilmente contestabile. Nonostante un’astensione record, tra il 44% e il 49%, il socialista Antonio Costa si riconferma alle urne con oltre il 36% dei voti, sull’onda di un miracolo economico che, aprendo le porte a un circolo virtuoso all’insegna del progresso, ha convertito il Paese in un esempio europeo di stabilità istituzionale. Tuttavia, l’avvio del secondo mandato di Costa ha già previsto un cambiamento delle carte in tavola: la geringonça, l’alleanza della sinistra lusitana, è definitivamente morta.

Un altro esecutivo di minoranza in Portogallo

Nei giorni scorsi, Costa si è riunito con i deputati di Bloco, PC, PAN e Livre per esporre il suo programma di governo, con la speranza di giungere a un possibile accordo quadriennale. Nessuno ha tagliato i ponti, tutti si sono mostrati aperti a nuove negoziazioni, ma senza compromessi puntuali. «Sulla base della legislatura appena conclusa, presenteremo una proposta di bilancio pubblico e di altre misure rilevanti che garantiranno la stabilità governativa», dichiara il Partido Socialista (PS) in un comunicato rilasciato in seguito alla riunione della propria Commissione Politica.

Rispetto al 2015, quando non era nemmeno il partito più votato (86 deputati contro i 106 attuali), il PS ha conquistato ancora più forza. «Ci sono tutte le condizioni affinché il PS formi un governo con prospettive di stabilità fino alla fine della legislatura», ha dichiarato Costa. Prima ancora della presentazione del bilancio statale, il primo obiettivo è ottenere la maggioranza in Parlamento, dove i suoi vecchi soci hanno già confermato il nulla osta. La loro astensione dovrebbe bastare per completare l’intronizzazione del governo.

Il miracolo economico di Costa

Nel 2015, quando Costa salì all’esecutivo, dovette fare i conti con un Paese sotto il giogo dell’austerità. Un Portogallo in piena crisi finanziaria che, sull’orlo della bancarotta, era finito sotto la vigilanza della Trojka (i commissari inviati dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale).

Un Portogallo che oggi è in cima alla classifica delle nazioni meglio amministrate d’Europa, con un PIL continuamente in crescita, una disoccupazione e un deficit pubblico ai minimi storici dalla rivoluzione dei Garofani (1974). Tra le misure di maggior merito adottate da Costa si distinguono l’aumento del salario minimo e l’abbassamento dell’età pensionabile per i dipendenti statali. La contrazione della spesa pubblica, con l’abbassamento dell’IVA al 13% su gran parte dei prodotti alimentari, ha contribuito a ripristinare l’equilibrio commerciale della nazione, spianando la strada alla sua costante crescita.

Il miracolo portoghese ha sortito effetti positivi anche sulle compagnie internazionali e in buona parte del settore tecnologico, vincendo una delle scommesse più importanti per i socialisti. Non è un caso che Google abbia istituito un nuovo centro operativo a Lisbona, che presta servizio a clienti provenienti dall’Europa, dall’Africa e dal Medio Oriente.

Se gli investitori stanno tornando a rivalutare il Portogallo come un fiorente partner commerciale, gran parte del merito va attribuito a un governo monocolore socialista che, appoggiato dalle altre forze della sinistra radicale, ha riportato in auge la credibilità internazionale del paese.

Le altre forze di sinistra in Portogallo

La principale forza di sinistra radicale del Portogallo è il Bloco de Esquerda (BE), che ha ottenuto il 9,67% dei voti. Coordinato da Catarina Martins, è il partito portavoce della lotta per diritti civili del paese, imperniati in particolare sull’antirazzismo, sul femminismo e sull’ecologismo, e per le questioni sociali tra le quali spiccano la redistribuzione della ricchezza e la difesa della classe operaia.

Al Bloco segue lo storico Partido Comunista Portugués (PCP), coalizzato con il Partito Ecologico PEV nel cartello elettorale Coligação Democrática Unitária (CDU), che, anche se da anni vede una progressiva riduzione del suo elettorato, nelle ultime elezioni ha mantenuto il 6,46% dei voti. Si differenzia dagli altri partiti veterocomunisti europei sia per la sua posizione non estremista, che gli ha permesso di dialogare tanto con il Bloco quanto con il PS, sia per la rivendicazione di un patriottismo “includente”, che è in grado di convivere con una mentalità internazionalista e con la difesa dei migranti.

Insieme al Bloco e alla CDU, entrano in parlamento anche il PAN (Persone-Animali-Natura) con il 3,28% dei voti, che ha contribuito a portare il tema ecologista all’attenzione delle altre forze politiche, e Livre con l’1,09%, un piccolo partito che, nato da una scissione del Bloco, include l’europeismo tra i suoi valori primari.

Non è tutto oro quel che luccica

Malgrado un notevole progresso, il futuro governo portoghese dovrà inevitabilmente far fronte a problemi che ancora non hanno una soluzione definitiva. «L’economia continua a mostrare segnali di vulnerabilità e precarietà» ha dichiarato all’agenzia EFE José Reis, professore di economia dell’Università di Coimbra, in quanto una crescita incentrata prevalentemente sulla domanda esterna e sul settore turistico non rafforzano la capacità produttiva dell’economia.

Tra i principali scogli della nuova legislatura emerge l’imminente necessità di apportare miglioramenti ai servizi di trasporto pubblico: secondo l’ente pubblico statale, più della metà delle infrastrutture si trova ancora in cattive condizioni. Ad aver bisogno di una mano di vernice sono sia le autostrade secondarie che l’aeroporto della capitale, protagonista di un progetto di espansione, di fronte alla crescita di domanda di voli. Parallelamente, il piano di Costa sarebbe quello di migliorare la qualità degli impianti ferroviari, in particolare tra Lisbona e Oporto.

Altre lamentele da parte dell’opinione pubblica riguardano il settore sanitario: da mesi si registrano continui scioperi contro il blocco delle assunzioni in seguito alla riduzione dell’orario lavorativo settimanale da 40 a 35 ore.

Da ultimo, incombe un’ombra funesta anche sul mercato del lavoro: secondo l’Osservatorio Internazionale della Crisi, nonostante un lieve aumento dello stipendio minimo, durante il primo governo Costa non si è compiuta una valorizzazione salariale a grande scala, tenendo conto anche del fatto che solamente circa un terzo dei nuovi contratti sono a tempo indeterminato.

Con la consapevolezza che c’è ancora molto da fare, è evidente che il connubio tra le diverse forze della sinistra portoghese sia stato artefice di un pragmatismo vincente, che si qualifica come un insegnamento prezioso per il panorama europeo. Una riflessione attenta sulle riforme che meglio hanno funzionato nel precedente governo lusitano può sicuramente giovare a quei Paesi in cui la sinistra, spesso per colpa di un orientamento massimalista, non è ancora riuscita a emergere.

Matteo Allievi

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