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Come ogni novità nel mondo di internet e del virtuale, il metaverso è divenuto un termine molto inflazionato da quando la holding di Mark Zuckerberg, Facebook, ha cambiato nome in Meta, suscitando subito l’interesse di molti, attratti dal carattere apparentemente innovativo di questa nuova prospettiva per gli investimenti digitali. Spesso accompagnato da altri termini come “NFT” o “blockchain” il concetto di metaverso appare come fumoso e complicato da inquadrare per i profani. Nonostante gli entusiasmi iniziali, in questa nuova corsa all’oro nel mondo digitale i numerosi spazi virtuali di realtà alternativa hanno già mostrato lati oscuri, riproducendo gli stessi difetti della società che li ha creati. Gli effetti più violenti e perversi del capitalismo si sono già manifestati anche nel metaverso: molestie sessuali, sopraffazione e speculazioni immobiliari.

Come avviene la speculazione immobiliare nel metaverso 

Il metaverso è uno spazio unico (per ora sperimentale) dove si incontreranno le esperienze umane e cibernetiche degli utenti. Si tratta di una realtà – fisica e virtuale allo stesso tempo – attualmente popolata da numerosi metaversi o superpiattaforme come appunto Meta, che ambiscono a divenire il metaverso di riferimento. 

La speranza, o forse l’utopia, è che il metaverso possa trasformarsi in un mondo parallelo a quello fisico, gremito di avatar, attività da compiere e oggetti da comperare. In poche parole, un altro mondo – potenzialmente infinito – da cui estrarre valore per consentire al capitalismo di continuare a funzionare. Alcuni episodi avvenuti in piattaforme che riproducono mondi virtuali lasciano non pochi indizi sulla natura del metaverso e sulle intenzioni di chi le ha create, fra episodi di molestie e speculazioni.

In un articolo de “Il Post” viene descritto il funzionamento del mercato immobiliare – dove la speculazione è già in atto – nella piattaforma Decentraland, un mondo virtuale composto da più di 90 mila lotti messi in vendita a partire dal 2017, quando ancora non era disponibile la navigazione al suo interno. Nel frattempo i prezzi sono saliti alle stelle: un appezzamento che poteva essere acquistato con circa venti euro ora raggiunge cifre pari a 12 mila euro. Valgono le stesse regole del mercato immobiliare nel mondo fisico: un lotto in centro o in una zona trafficata ha un valore superiore rispetto ai lotti “periferici”. Gli acquisti possono essere effettuati esclusivamente in criptovaluta (in mana nel caso di Decentraland) e gli appezzamenti possono essere utilizzati per costruire centri commerciali, aree dedicate allo svago, e così via. 

Aziende e privati stanno investendo grandi somme nell’acquisto di questi appezzamenti digitali sotto forma di NFT (acronimo di “Non-Fungible Token”, certificati di autenticità digitali che utilizzano la tecnologia delle blockchain), sperando di accrescerne notevolmente il valore e magari rivenderli in futuro a prezzo maggiore. Per molti si tratta di uno dei modi per investire le criptovalute, confidando nel fatto che questa bolla non sia pronta a esplodere da un momento all’altro e che gli investimenti nel metaverso si rivelino altamente remunerativi. I dubbi rimangono tanti, soprattutto considerando l’infinitezza degli spazi che possono essere creati.

La natura sessista del capitalismo: le molestie sessuali nelle piattaforme di realtà virtuale

Nella piattaforma di realtà virtuale aperta a dicembre dello scorso anno da Meta e chiamata Horizon worlds (accessibile ai maggiorenni che vivono negli Stati Uniti e in Canada), una beta tester ha già segnalato un episodio di molestia sessuale nei suoi confronti. Come dimostra la speculazione immobiliare, il metaverso sembra riproporre virtualmente gli stessi identici “vizi” del capitalismo 

Le molestie sessuali nel mondo virtuale hanno le stesse terribili conseguenze di quelle che avvengono nella realtà fisica, ma con modalità e intensità diverse. D’altronde l’obiettivo del metaverso è quello di “ingannare” la nostra mente, facendole credere che stia davvero vivendo ciò che esperisce virtualmente. La violenza assume dunque un carattere inedito e gli abusi virtuali ricadono per ora nella zona grigia della legalità, non esistendo ancora normative che riconoscano le molestie su corpi “non fisici”.

Meno inedita è stata invece la reazione della holding di Zuckerberg alla denuncia della beta tester. Secondo Meta, l’utente – palpeggiata da uno sconosciuto – avrebbe dovuto attivare la funzione “Zona sicura” ed entrare in una bolla di protezione, così da potersi riparare da qualsiasi tipo di minaccia. Un leitmotiv misogino ben conosciuto: la colpevolizzazione della vittima (victim-blaming) che “se l’è cercata” e avrebbe dovuto agire in modo da impedire la molestia. In un articolo di Internazionale, la misoginia che permea Facebook viene fatta risalire alla sua nascita: il social network infatti è stato originariamente pensato come strumento per assegnare un “voto” alle compagne di università. 

Stando alle parole di Zuckerberg il metaverso è un Internet 3.0, un “internet incarnato” dentro il quale consumare, lavorare e divertirsi. “Invece di visualizzare i contenuti, ci sei dentro” ha spiegato il creatore di Facebook. A scanso d’equivoci, il metaverso non è pensato come un luogo alternativo privo di ingiustizie sociali o scevro di tutte le storture della realtà fisica. Nuove forme di sfruttamento, dispositivi di sorveglianza ancor più pervasivi, nuovi beni di consumo e nuove forme di proprietà privata consentiranno al capitalismo di rinnovarsi ancora una volta, di trasformare i modi di realizzazione del profitto, sfuggendo ai tentativi di organizzazione. Un esempio su tutti: Meta vuole creare un programma di teleconferenza – che superi gli attuali Zoom, Teams o Meet – attraverso il quale lavorare in un ufficio virtuale. Si chiama Horizon Workrooms e per accedere a queste stanze “panopticon” basta che i colleghi indossino un visore Oculus VR. 

Nel metaverso c’è già il peggio del capitalismo fra speculazione e molestie
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A quanto pare, la vita sul pianeta Terra non basta più ai ricchissimi della Silicon Valley. Se da una parte Elon Musk e Jeff Bezos sembrano molto più interessati alla conquista dello spazio, dall’altra Mark Zuckerberg brama il cyberspazio. Potrebbe risolversi in un nulla di fatto, in un fenomeno passeggero, oppure il metaverso potrebbe essere davvero il futuro.

Rebecca Graziosi

Dottoranda in Global Studies e laureata magistrale in Scienze internazionali e diplomatiche. Mi interesso di diseguaglianze di genere, questioni ambientali e approcci di economia alternativa.

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