
L’ ICE, acronimo di Immigration and Customs Enforcement, è l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione negli Stati Uniti e che negli ultimi tempi sta facendo molto parlare di sé.
Non tanto per il ruolo svolto. Va infatti preliminarmente chiarito che questa agenzia esiste da più di 20 anni, precisamente dal 2003, quando fu creata dal presidente G.W. Bush a margine degli attentati alle Torri Gemelle per ragioni principalmente anti-terroristiche, cioè per monitorare l’infiltrazione sul territorio statunitense di soggetti potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale.
L’ICE è oggetto di discussione più che altro per il rafforzamento intensivo che ne è stato fatto da Donald Trump dopo il suo ultimo insediamento e per i metodi utilizzati dai suoi agenti, i quali però, più che rispondere a compiti anti-terroristici, sono oggi principalmente incaricati di identificare e arrestare persone che soggiornano “illegalmente” sul territorio degli Stati Uniti, ad esempio senza essere in possesso della cittadinanza o di regolare permesso – inclusi i richiedenti asilo.
Oggi l’ICE è infatti lo strumento principale di enforcement di cui dispone Trump nell’ambito dell’inasprimento delle sue politiche migratorie. Tale inasprimento si sta traducendo nell’utilizzo da parte degli agenti ICE di modalità d’intervento alquanto brutali e violente, specie nel corso di operazioni di rastrellamento che stanno avendo luogo in molte città.
Trump ha notevolmente incrementato il budget a favore dell’ICE, ha ampliato i poteri di intervento dell’agenzia, ad esempio eliminando le limitazioni che non permettevano arresti in prossimità di aree sensibili come scuole e luoghi di lavoro, ha dato il via ad una enorme campagna di reclutamento e ne sta pubblicizzando l’operato tramite l’utilizzo di campagne social che mostrano video raccapriccianti di inseguimenti, percosse, arresti violenti con risvolti anche abbastanza umilianti per le persone coinvolte.
Navigando sul sito dell’ICE si assiste a qualcosa di a dir poco allucinante.
La verità è che non si ha nemmeno lontanamente l’impressione di trovarsi su una pagina ufficiale di un’amministrazione pubblica che dovrebbe essere ed agire al servizio e nell’interesse dei cittadini. Al contrario, il sito presenta dei tratti spaventosi, inquietanti, a tratti terrificanti agli occhi di coloro che lo visitano.
Le prime immagini in cui ci si imbatte sono estratti di video di arresti, irruzioni, ed operazioni della polizia anti-immigrazione. Il sito fornisce poi una descrizione del ruolo dell’ICE, chiarendo quelli che sono i suoi compiti principali. In particolare, la prima delle varie FAQ chiarisce, in maniera inequivocabile, come l’ICE non necessiti di alcun mandato per poter arrestare persone che violano le leggi sull’immigrazione. Si legge come gli agenti dell’ICE possano tranquillamente avviare incontri consensuali e parlare con le persone, trattenere brevemente gli stranieri quando hanno il ragionevole sospetto che questi si trovino illegalmente negli Stati Uniti e arrestare le persone che ritengono essere stranieri illegali.
Insomma, una descrizione che lascia intendere come i poteri investigativi e repressivi di questa polizia anti-immigrazione siano fondamentalmente basati sul sospetto e lascino molto spazio a valutazioni discrezionali da parte degli agenti. Proprio questi poteri permettono all’ICE di effettuare arresti a tappeto, uno dopo l’altro. Il 4 giugno 2025, è stato stabilito il record di oltre 2.200 arresti in una sola giornata, il dato più alto della storia americana.
Il sito web dell’ICE rispecchia molto le modalità di intervento dell’agenzia ed è una delle cose più lontane dal rispetto della dignità umana, peraltro riconosciuta in innumerevoli convenzioni internazionali di cui gli USA sono firmatari.
La pagina web mostra infatti anche una miriade di foto di persone recentemente arrestate, accompagnate da didascalie che alludono in maniera alquanto sommaria alle ragioni del loro arresto.
Tutto ciò viola le più basilari garanzie del diritto di difesa delle persone coinvolte, senza parlare del loro diritto alla privacy e alla tutela della propria immagine. Una pagina specifica del sito è intitolata the “worst of the worst” (il peggio del peggio), dove è possibile gustarsi i momenti più salienti (gli highlights) delle più recenti operazioni di arresto.
Il sito utilizza inoltre espressioni sgradevoli e altamente offensive per identificare le persone arrestate, come “sexual predator”, “illegal alien”, “criminal”, “rapist”, quasi a voler standardizzare e generalizzare il loro status.
Sul sito appare financo una sezione intitolata “most wanted”, dove sono elencati i profili, con tanto di foto segnaletica, di persone ricercate e accusate di svariati reati ritenuti gravi. Una modalità in stile vecchio West, e di solito utilizzata nel contesto internazionale soltanto per sollecitare la cooperazione giudiziaria tra paesi contro criminali ricercati a livello per aver commesso crimini contro l’umanità.
In altre parole, violare le leggi sull’immigrazione è diventato negli USA un reato molto grave, per il quale Trump ha voluto che l’ICE godesse di enormi poteri investigativi e repressivi.
Ancora più allucinante è scoprire che, come se non bastasse, il sito dell’ICE viene utilizzato dall’amministrazione Trump anche per fare campagna elettorale. La didascalia di una delle foto degli arrestati fa addirittura riferimento al fatto che il soggetto si trovasse a piede libero in un altro Stato, quello del Minnesota, e come ciò fosse stato possibile solo grazie alle politiche migratorie troppo morbide e benevole del governatore di quello Stato, Tim Walz, esponente del Partito Democratico.
Il Minnesota e Tim Walz sono anche al centro dell’ormai nota e desolante uccisione a Minneapolis della cittadina americana Renee Nicole Good, senza alcun apparente motivo. Un episodio che ha rappresentato il culmine di un periodo di brutalità e violenza messo in atto dall’agenzia anti-immigrazione, tant’è che il quotidiano Guardian ha ricostruito che 32 persone sono morte mentre si trovavano in custodia nei centri ICE nel 2025. La verità è che l’ICE sembra sempre di più assumere le vesti di una vera e propria psico-polizia, in grado di reprimere, più in generale, ogni forma di dissenso verso l’amministrazione Trump.
A tale riguardo, le decisioni del Dipartimento di Giustizia di non avviare alcuna indagine contro l’agente ICE che ha sparato alla Good e di aprire, al contrario, una indagine volta a verificare eventuali legami tra la vittima e altre persone che avevano nelle settimane precedenti protestato contro l’ICE, vanno probabilmente lette in questa direzione.
Già, perché se è vero che Trump ha da sempre fondato la sua strategia di governo sul piano dello scontro, meramente verbale, verso chiunque si opponesse al suo pensiero e alle sue idee, è anche vero che quelli che inizialmente erano meri avvertimenti e sbeffeggiamenti, ora si stanno trasformando in vere e proprie minacce e atti di violenza. Pertanto, il vero pericolo che si cela dietro questi episodi e dietro queste modalità d’azione è che, con il passare del tempo, come ormai già accaduto con gli insulti e le intimidazioni verso gli avversari politici, oggi praticamente sdoganati alla Casa Bianca, si possa arrivare ancora una volta a “normalizzare” il tutto ed a pensare che sia legittimo o quanto meno giusto, come sembra suggerire il sempre crescente silenzio su ormai ciascuna folle dichiarazione di Donald Trump.
Certo, difficile pensare, per il momento, che situazioni del genere possano prodursi ugualmente in Europa, almeno negli Stati che sono membri dell’Unione Europea, dal momento che le garanzie costituzionali in favore del cittadino nei confronti dello Stato sono nettamente più tutelate, anche grazie all’esistenza di organi giurisdizionali indipendenti. Tuttavia, non è da escludere un possibile effetto domino, che potrebbe tradursi nell’ulteriore pericoloso rafforzamento – attraverso l’ampliamento dei poteri di polizia – di strumenti legislativi già in vigore e ritenutamente adottati con lo scopo di difendere la sicurezza nazionale (si pensi al nostro Decreto Sicurezza).
Una delle speranze per il momento risiede in quella parte del potere giurisdizionale statunitense non ancora sottoposta al controllo e all’influenza di Trump, la quale potrebbe bloccare e rendere illegittimi molti dei provvedimenti dell’ICE. L’altra speranza è da individuarsi invece negli oppositori che non stanno smettendo di lottare e di protestare contro tutto ciò che sta accadendo. Nelle ultime settimane, specie dopo l’episodio di Minneapolis, le proteste stanno aumentando e con esse si spera anche il dissenso verso l’amministrazione Trump, che, almeno all’apparenza, sembra suscitare sempre più malcontento generale.
Amedeo Polichetti
















































