elezioni europee in Francia
Fonte: Gouvernement français

Le elezioni europee in Francia si annunciano piuttosto interessanti. Diversi sondaggi testimoniano una crescita dell’estrema destra ed una stabilizzazione del partito di Macron, al governo del paese da due anni e mezzo, che al momento conta su tre punti percentuali in meno rispetto a Marine Le Pen. Nel paese transalpino si presentano ben 34 liste a questa tornata. Secondo il principale sondaggio a cui fanno riferimento in questi giorni le maggiori testate nazionali, le principali intenzioni di voto attuali si presentano così:

  • RN (Rassemblement National) di Marine Le Pen al 24%. Il candidato alle europee è il ventitreenne Jordan Bardella.
  • LREM (La République en Marche) di Emmanuel Macron al 22%. La candidata è Nathalie Loiseau, 54enne e storica funzionaria francese. Questa percentuale è però valida solo se considerata anche l’altra lista che si presenterà in coalizione con LREM, quella dei centristi del MoDem (Mouvement Démocrate) guidati da François Bayrou. 
  • LR (Les Républicains), il partito di centrodestra, è dato al 12,5% e si trova tallonato da
  • LFI (La France Insoumise) e l’EELV (Europe Écologie – Les Verts). Il primo, il partito di sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon, è al 10% mentre il secondo, quello dei Verdi, ha raggiunto il 7%. Fanalino di coda, i socialisti confermano la loro caduta libera pluriennale, racimolando un misero 5% che permetterà loro appena di entrare nel Parlamento europeo (è infatti questa la soglia minima per potervi accedere).

I temi delle elezioni europee in Francia

Per la prima volta il dibattito sull’ambiente entra prepotentemente nell’arena delle europee in Francia. A testimoniarlo la rilevanza (relativamente) sempre maggiore dei Verdi; inoltre, come in altri paesi, anche in Francia i Fridays for Future e le manifestazioni per il clima in generale hanno conosciuto un’intensità unica durante quest’ultimo anno. Senza contare che è proprio sulle riforme ambientali che Macron ha trovato i maggiori problemi, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra le nuove misure per la transizione ecologica e le grandi disuguaglianze economiche e sociali nel paese . 

I gilet gialli, d’altro canto, proprio su questo tema hanno iniziato la loro battaglia; sono riusciti ad invalidare la retorica del Presidente francese che ha provato a mascherare i problemi sempre crescenti che si riscontrano nel portare avanti allo stesso tempo politiche ambientali sane e necessarie per l’ambiente insieme a politiche economiche e sociali decisamente neoliberali o quantomeno restrittive. Questo discredito ha aperto uno spazio maggiore per i Verdi, che restano, comunque, sotto il 10%, visto che l’ambiente è diventato tema di moda anche per altri partiti già più rilevanti in termini elettorali.

Per quanto riguarda i temi di queste elezioni europee in Francia, sembra che l’immigrazione non rappresenti una priorità o un’ossessione come nel dibattito italiano. Piuttosto, secondo l’Eurobarometro, la disoccupazione giovanile tiene testa come contenuto di maggiore interesse tra l’opinione pubblica, insieme alla fiscalità (tema spesso sollevato dai gilet gialli in questi mesi) ed alla lotta al terrorismo.

Il terzo turno delle presidenziali?

Sia il mandato del Primo Ministro che quello del Presidente della Repubblica durano 5 anni da quando il Presidente Chirac propose un referendum per abbreviare il settenario presidenziale nel 2000. Ciò significa che è ben più raro avere un presidente ed un premier con appartenenze politiche diverse tra loro, anche perché le due tornate si svolgono nello stesso anno. Per questa ragione le elezioni europee in Francia segnano un tavolo di prova nazionale fondamentale per testare l’umore degli elettori francesi dopo due anni e mezzo di guida di Macron. Inoltre il sistema europeo è proporzionale, favorendo (teoricamente) così una ripartizione più verosimile delle intenzioni di voto dei cittadini rispetto al sistema nazionale, che è invece maggioritario.

Questa tornata europea si prospetta quindi come particolarmente significativa in Francia, dove a questo punto una vittoria dell’estrema destra della Le Pen renderebbe la vita assai difficile al Presidente francese nel proseguire serenamente la seconda metà del suo mandato, fino al 2022. Il testa a testa è reso ancora più interessante dal fatto che i sostenitori di LREM e del RN sembrano essere più fedeli nelle urne rispetto alle loro appartenenze politiche (92%), se comparati all’elettorato più “malleabile” dei Verdi, dei Repubblicani e di LFI, che all’80% sembrano essere pronti a votare altri partiti con programmi affini. 

Il testa a testa Macron-Le Pen pare quindi ormai bloccato, con tutte le sacche di elettorato possibili passate in rassegna e “conquistate” da una parte o dall’altra. O da nessuna delle due. Infatti l’astensione continuerà ad oscillare intorno al 60%, come nelle tornate europee del 2009 e 2014. Tra gli indecisi, i potenziali astensionisti, solo il 14% voterebbe LREM o EELV, mentre il 26% sceglierebbe il RN. Come spesso accade, l’astensione differenziata sembra venire in soccorso ai partiti che si trovano in una posizione non governativa e generalmente di opposizione alla maggioranza. 

Fonte: Le Figaro

Questo giovedì 23 maggio si terrà il dibattito finale delle elezioni europee in Francia, con le 11 teste di lista che appariranno in diretta su BFMTV. Intanto le elezioni si avvicinano ma l’attenzione è sempre più concentrata sullo scontro, ancora una volta decisivo, tra LREM en RN.

In generale, la sfida elettorale tra estrema destra e partiti al potere ha sempre rapito gli animi e rischiato di oscurare gli altri temi collegati alle urne. Proprio per questo motivo in questi ultimi giorni di dibattiti radiofonici e televisivi i candidati avversari della Le Pen, specialmente i macronisti, proveranno a metterla in difficoltà sui temi più sensibili. Primo fra tutti, è sotto accusa la calorosa accoglienza riservata dalla segretaria del RN al braccio destro di Trump, Steve Bannon, sabato 18 maggio. Durante il suo viaggio a Parigi Bannon ha riaffermato la sua vicinanza alle politiche lepeniste. Anche l’ombra di Mosca si affaccia sul RN a causa di un prestito di 9 milioni ottenuto dal partito nel 2014, mai chiarito fino in fondo – dal momento che i finanziamenti extra-europei sono proibiti dalla legge francese.

Lo scenario che si delinea è quantomai incerto. L’unico punto fisso è il testa a testa Macron-Le Pen, liberali contro estrema destra, che sta tenendo banco da mesi in terre galliche. Le cifre dei sondaggi sono generalmente poco affidabili: al di là dei metodi statistici impiegati, con scarti così ridotti, un’astensione in bilico e soprattutto delle appartenenze partitiche mai così dubbie, domenica 26 maggio potremmo trovarci a commentare uno scenario ancora diverso da quello qui previsto. L’unica altra certezza è che, anche stavolta, le elezioni europee si stanno dimostrando una sfida elettorale estremamente nazionalizzata, che raramente sa includere nella sua retorica i temi realmente fondamentali per la società del vecchio continente. 

Lorenzo Ghione

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