morte sulla Joannis
fonte immagine: ufficio stampa

Salerno, novembre 1911. Edoardo Scannapieco ha una doppia vita: giornalista precario e concierge tuttofare all’Hotel d’Angleterre. E in questa doppia veste viene coinvolto nelle indagini per un fatto di sangue avvenuto sulla nave Joannis, attraccata nel porto. Un duplice omicidio: due cadaveri, due pallottole diverse e una sola pistola fumante. Spie, intrighi, rivoluzioni, ma anche passioni politiche, amori impossibili e lotte sindacali: un thriller storico che anticipa la tempesta della Grande Guerra.

Morte sulla Joannis: la recensione

In Morte sulla Joannis (edizioni Homo Scrivens, 2025) Carmine Mari intreccia giallo e romanzo storico: non c’è solo il mistero del doppio omicidio, c’è la storia di una città, di un paese intero, in guerra; c’è la storia delle lotte sociali dei lavoratori e delle lavoratrici; il movimento delle suffragette ; il massacro di Adana.

Il protagonista è Edoardo Scannapieco: giornalista costantemente alla ricerca dello scoop – aiutato da Ferruccio, un ragazzino che corre da lui appena accade qualcosa di rilevante e succulento; concierge tuttofare all’Hotel d’Angleterre, che gli permette di osservare tutto senza dare troppo nell’occhio. Scannapieco però è anche un uomo che definiremmo dongiovanni, che piace alle donne, gli piace piacere, ha questa idea delle donne come cose di passaggio; ma le donne della sua vita sono sempre 10 passi avanti a lui.

E a un certo punto si ritrova coinvolto in una indagine che da semplice testimone lo trasforma in uno dei soggetti principali per arrivare alla soluzione del caso.

Il giallo è ambientato a Salerno, nel 1911. Due persone trovate morte sulla nave Joannis, attraccata al porto della città; i passeggeri che sembrano a loro volta usciti da qualche romanzo; un mistero nel mistero. E intorno alla nave la città che non è semplice sfondo, è protagonista essa stessa di questo intricato mistero, una città che sta vivendo i tumulti sociali, tensioni politiche, tensioni tra i criminali, amori sfuggenti e sfuggevoli. E la certezza che sta per arrivare la guerra.

La nave Joannis a questo punto è un microcosmo dove culture diverse, tensioni politiche e tensioni personali diventano la struttura del crimine che qualcuno ha commesso; la nave Joannis pare una metafora di quella che è l’Europa di inizio ‘900, prima della guerra.

Quello che è successo sulla Joannis è un conflitto tra imperi e servizi segreti, un mistero più grande di quello che appare all’inizio, un mondo di ideali grandiosi e rivoluzioni necessarie.

Quando la nave arriva a Salerno, durante le operazioni di attracco emergono fatti gravi accaduti a bordo; le autorità si trovano davanti a una situazione molto più complessa. Ed è qui che entra in scena il commissario Merli, funzionario trasferito dal nord, chiamato a gestire un’indagine che appare fin dal primo momento intricata.

Edoardo Scannapieco viene coinvolto in maniera naturale: conosce le lingue – i passeggeri della nave sono stranieri; ha uno sguardo da osservatore preciso – del resto è un cronista; lavora nell’albergo che ospita i passeggeri e le passeggere della Joannis. La collaborazione forzata tra Merli e Scannapieco allarga il campo di indagine, che dalla nave passa all’intera città di Salerno.

Uno degli elementi del romanzo più riusciti è la parte in cui Mari inserisce la dimensione politica internazionale: non è più solo una nave che attracca a Salerno, non è più “solo” una nave dove è stato commesso un delitto; sullo sfondo si muovono la crisi dell’impero ottomano, le tensioni coloniali, i traffici di armi.

È un romanzo fatto di donne forti, determinate, belle, consapevoli: non sono semplici comparse che sollazzano gli uomini, sono donne che stanno combattendo per un’ideale superiore. Ogni protagonista femminile porta con sé una rivoluzione, seppur piccola. Ciascuna di loro è riuscita a decidere della propria vita, ognuna di loro ha scelto chi voler essere, come e quando, presenza attiva in un sistema in cui l’uomo era a comandare.

Mari utilizza il romanzo giallo per raccontare non soltanto un crimine, ma la storia di un paese che stava entrando in guerra, la storia dei cambiamenti politici e sociali, l’azione del singolo che riesce a turbare l’equilibrio storico.

Valentina Cimino

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