Regione Lazio luoghi delle donne
Fonte: eberhard grossgasteiger via Unsplash

La storia dell’autodeterminazione delle donne nella regione Lazio vive e persiste in quei luoghi simbolo delle rivendicazioni di genere, che hanno visto alternarsi – dagli anni ’70 ad oggi – il Collettivo Lotta femminista di via Pompeo Magno, il circolo UDI di Pomezia, il Collettivo Luna e le Altre di Spinaceto, le Rosse e Basta di Marino, L.I.S.A. e personaggi come Carla Lonzi e, non ultima, Rossana Rossanda, nota fondatrice de ilManifesto.

La regione Lazio si è dotata di uno strumento di misurazione economica delle attività svolte da associazioni e luoghi delle donne, grazie a una collaborazione con l’ASvis (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile). La produzione di cultura, la promozione dell’autodeterminazione e l’offerta di servizi gratuiti rivolti alle donne – si legge sul sito della Regione – «genera un valore per l’intera comunità, per la città di Roma e per il Lazio. Un valore che deve essere quantificato sul piano economico e riconosciuto con rigore a tutte quelle realtà che offrono servizi gratuiti e benessere diffuso sul territorio del Lazio». Sono stati previsti, pertanto, interventi di vario tipo per i centri antiviolenza (CAV) e le case rifugio, ma le contraddizioni irrisolte restano molteplici.

Le rilevazioni “sulle prestazioni e i servizi offerti” dai centri antiviolenza e dalle case rifugio (ISTAT, 18 settembre 2020)

Con una nota, l’assessora al Turismo e Pari Opportunità della regione Lazio, Giovanna Pugliese, – il 6 aprile 2020 – annunciava: «Mai sole. Importanti novità per le donne vittime di violenza. A partire dal mese di aprile e fino alla fine dell’anno, potranno richiedere il Contributo di libertà non solo le donne in fuoriuscita dalle Case rifugio, ma anche quelle prese in carico dai nostri Centri antiviolenza». Un massimo di 5mila euro procapite, anche per sopravvenute esigenze dovute alla difficoltà del momento, che si sommano a quelle già previste per la caparra di una nuova abitazione, l’acquisto del mobilio e il pagamento di utenze e spese sanitarie personali e dei minori a carico.
Poche settimane dopo, l’annuncio degli alloggi Ater per le donne vittime di violenza, stabilito con delibera di Giunta su proposta di Pugliese e Valeriani, verso una prospettiva di empowerment. E, di recente, la contrarietà dell’assessora – espressa a mezzo social – sulla sepoltura dei feti al Cimitero Flaminio: «Le donne decidono sul loro corpo».

Giulia Maddalena Di Girolamo è consigliera di D.i.Re – Donne in Rete contro la Violenza, in rappresentanza del Lazio e del Centro Donna Lilith di Latina e provincia, che opera in loco da più di 30 anni e ospita anche la Casa Rifugio Emily. Con il finanziamento del Dipartimento Pari Opportunità, il centro – promosso dal Comune di Latina – ha inaugurato, il 25 settembre, il progetto “La.B”, dentro il più ampio “I.L.M.AIo lavoro per la mia autonomia“.
Il laboratorio artigianale di pelletteria ospita donne vittime di violenza che si rimettono in gioco nella produzione di accessori e complementi d’arredo.

Il Messaggero Latina, 4 ottobre 2020

La Casa Internazionale delle Donne

È a Roma che si condensano alcuni luoghi simbolo della storia femminista della regione Lazio. Il Complesso del Buon Pastore di via della Lungara a Trastevere, occupato nel 1987 e sede della Casa Internazionale delle Donne, è sotto sfratto dal 2018, dopo la revoca del Comune a guida Raggi della convenzione di usufrutto e la richiesta di pagamento degli arretrati del canone d’affitto. Le attiviste della CID avevano chiesto una negoziazione economica e l’applicazione di un canone agevolato per i centri, che svolgono attività essenziali per i cittadini e le cittadine.
La Regione e Nicola Zingaretti (PD), in prima persona, erano intervenuti a difesa dell’alto valore sociale della struttura. «Una marchetta elettorale», per Giorgia Meloni (FdI), il tentativo di salvataggio in extremis a partire dal decreto Milleproroghe nel collegio dell’inquilino del MEF, Roberto Gualtieri (PD).
«Siamo considerate inquiline morose, a tutti gli effetti sgomberabili. [] Chiederemo un incontro a brevissimo di tutti i luoghi delle donne per chiedere poi un incontro al ministro dell’Economia Gualtieri perché noi vogliamo chiedere conto», diceva lo scorso settembre Maura Cossutta, presidente della CID.

Dopo mesi di attesa, confronti e accuse, la diffusione della nota delle senatrici del Partito Democratico, che annuncia lo stanziamento di 900mila euro per superare il contenzioso con il Comune.
«Salviamo così un luogo storico del femminismo italiano, un punto di riferimento per le battaglie per i diritti e la parità, che offre una serie di servizi indipensabili per le cittadine romane», dicono Anna Rossomando, Valeria Valente, Valeria Fedeli, Monica Cirinnà, Caterina Bini, Caterina Biti, Paola Boldrini, Vanna Iori, Simona Malpezzi, Roberta Pinotti, Tatiana Rojc.

Lucha y Siesta

Sempre a Roma, uno stabile di proprietà dell’azienda concessionaria del trasporto pubblico ATAC in via Lucio Sestio 10, occupato da alcune attiviste nel 2008, è diventato un punto di riferimento per le donne del quartiere Tuscolano, sede di uno sportello di ascolto e di consulenza legale e casa rifugio per le vittime di violenza.
Lucha y Siesta‘ è mettere in pratica l’autogestione per vedersi garantiti i servizi essenziali, con la forza dell’autofinanziamento. Ne ha parlato più volte Annalisa Camilli, su Internazionale, a partire dal 2017, quando si stava palesando il rischio di chiusura e di vendita all’asta. Già all’epoca, si faceva notare che, sul territorio romano, né i CAV né le case rifugio (per un totale di 25 posti) riuscivano a soddisfare lo stato di necessità, che si aggira sulle 300 unità – come sancito dalla Convenzione di Istanbul per le grandi metropoli.

Recenti le proteste di operatrici e attiviste (che in un comunicato alludevano alla possibilità che ci fossero interessi e profitti degli speculatori edilizi e delle liquidatrici fallimentari), le mozioni da parte di Italia Viva e del Partito Democratico in Consiglio comunale per fermare la sospensione delle utenze e la volontà della Regione di partecipare all’asta (espressa con l’approvazione di un emendamento specifico in bilancio per lo stabile), che sarebbe partita di lì a poco con una base di 2,4 milioni di euro. Sorda la sindaca Virginia Raggi che, insieme al M5S, manifestava la sua avversione politica. In presidio permanente dal 25 febbraio, lo scorso 19 settembre è partito il laboratorio ‘Lucha y Siesta 2.0‘ che punta a rendere lo stabile il primo bene comune transfemminista della Capitale.
La prima asta è andata deserta, ma il percorso della seconda è ancora in corso e il complesso ancora in vendita.

La violenza, però, non è episodica, bensì strutturale. Serve un piano a lungo termine e la consapevolezza degli eventi. Così come serve anche solidarietà e impegno. Come quello dimostrato dalla Festa del Cinema di Roma che, a partire da quest’anno, entra nelle Case Rifugio e mette a disposizione delle donne i film trasmessi in anteprima.

Sara C. Santoriello

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