ITsArt Netflix

ITsArt, abbreviazione di “Italy is art” è la piattaforma digitale dedicata all’arte, annunciata qualche mese fa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT). Ribattezzata come la “Netflix della cultura” ITsArt nasce con un obiettivo preciso: mostrare agli italiani e (al mondo intero) il patrimonio artistico e culturale del paese. Un vero e proprio “palcoscenico virtuale che consentirà di estendere le platee e promuovere nuovi format per il teatro, l’opera, la musica, il cinema, la danza e ogni forma d’arte, live e on-demand”, si legge nel comunicato. La piattaforma sarà “innovativa”, e offrirà contenuti “in più lingue”. Inoltre il catalogo, continua il comunicato, avrà modo di attraversare “città d’arte e borghi, teatri e musei”, dando particolare attenzione “ai nuovi talenti”. Sulla stessa scia anche il logo pensato per ITsArt, o meglio la “Netflix della cultura” italiana, che vuole essere un incrocio tra senso di appartenenza al tricolore e innovazione digitale.

ITsArt, obiettivi chiari ma la sostanza?

La società, che sarà gestita al 51% da Cassa depositi e prestiti, incaricata di amministrare il risparmio postale, e al restante 49% da Chili tv, che si occuperà della distribuzione del contenuto, ha obiettivi chiari. Oltre a promuovere il patrimonio artistico, c’è la volontà di riportare in vita spettacoli e luoghi museali, ormai stremati dalla pandemia. Dopo quasi un anno di restrizioni, avere la possibilità di fruire (anche solo da casa) di un’offerta culturale variegata, è di fondamentale importanza.

Ma se da un lato il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali si dice pronto al lancio di ITsArT, credendo fortemente nelle finalità e nelle potenzialità del progetto in quanto “vetrina della cultura italiana all’estero”, dall’altro non mancano le polemiche e una serie di nodi ancora da sciogliere. C’è chi è scettico sulla qualità e quantità di contenuti, a fronte delle contenute risorse messe in campo sia dal MiBACT che dall’azienda privata Chili Tv. Chi mette in discussione la scelta di un nome inglese per una missione promozionale della cultura italiana. O chi ancora contesta la realizzazione del logo, definito anti- artistico ed elementare. Così come la traduzione del sito dedicato al progetto ITsArt, troppo semplice e artefatta. Ma non è tutto. Diverse incognite sorgono anche sulla gestione pratica: chi si occuperà della produzione dei contenuti, come saranno coinvolti gli artisti? E poi sulla realizzazione dell’ambizioso obiettivo: come è possibile affidare interamente al digitale la bellezza della fruizione artistica dal vivo?

La Netflix della cultura italiana o l’ennesimo flop?

Tutti punti di domanda legittimi che è difficile relegare in un angolo e non considerare. Il delicato momento storico impone certamente una riflessione strutturata su ciò che la pandemia ha cambiato. Dalle abitudini quotidiane alle interazioni sociali, dalle modalità di apprendimento a quelle di svago, tutto ha preso una forma diversa. Persino eventi culturali, come gli Emmy Awards e la Prima della Scala, hanno seguito (inevitabilmente) la scia del distanziamento e della fruizione online. La “Netflix della cultura” italiana, fortemente voluta sia dal ministro della Cultura Dario Franceschini che dal MiBACT, vuole quindi, in primis, farsi promotrice di questo cambio di passo. Ma allo stesso, se la prospettiva culturale è stata più volte ribadita, quella commerciale è passata in sordina. Il progetto si basa infatti sulla struttura di pagamento del “ticketing”, molto tipica delle tv on-demand, ma non dei progetti culturali. Perché quindi connotare una piattaforma artistica come ITsArt sotto logiche profittuali? La questione è aperta e in divenire. Non ci resta che attendere la data (effettiva) di partenza.

Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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