
In un momento di incredibile centralità della contesa bipartisan tra gli incarichi di leadership e di governo, nel “Secolo delle donne” si inaugura il “Museo del Patriarcato“. Una domanda ci devasta: “Che fine fa il maschio?”. Riflessioni sulle evidenze strutturali persistenti in occasione del 25 Novembre, Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza di Genere (IDEVAW).
Ancora che vi lamentate?
Nel 2025, le cariche apicali UE sono ricoperte da donne: la presidenza della Commissione europea a Ursula von der Lyen, del Parlamento europeo a Roberta Metsola e della BCE a Christine Lagarde, mentre attraversiamo il semestre danese del Consiglio europeo con la premier Mette Frederiksen. All’ONU si fa il nome di Michelle Bachelet, già prima Alta commissaria per i Diritti Umani e precedentemente alla presidenza del Cile. Stando ai dati di UN Women e alle recenti tornate elettorali, nel mondo risultano in carica 35 donne in qualità di Capo di Stato o di Governo. Sembrano tante, ma con questo ritmo la parità ai vertici non potrà essere raggiunta prima dei prossimi 130 anni. In Italia, la Presidenza del Consiglio dei Ministri è presieduta da Giorgia Meloni, mentre la segreteria del primo partito di opposizione è affidata a Elly Schlein, che mediaticamente si sta contendendo il titolo con Silvia Salis. Francesca Albanese è il volto della contrapposizione tra guerra e cooperazione nelle relazioni internazionali.
“Ancora che vi lamentate?” ci chiedono. Sì, perché gli incarichi trovano spazio per una rappresentanza femminile senza mettere in discussione il potere, che è la ragione per cui bisogna scendere in piazza e rivendicare il politicamente non corrisposto tra società e istituzioni. Per spiegarlo, basta recuperare le recenti dichiarazioni del ministro Nordio e della ministra Roccella.
Il DNA del maschio
Si intitola The Boys Issue l’inchiesta contenuta nel numero di Cosmopolitan Italia in edicola. L’indagine attraversa la mascolinità nella Gen Z, insieme all’associazione Mica Macho. Gli uomini, e i ragazzi – scrivono – hanno bisogno di aiuto (si stima che siano il 68% dei soggetti che rifiutano la terapia, quasi l’80% commette suicidi). «Non possiamo aspettare che arrivi qualcuno o qualcuna e faccia il lavoro per loro. Non possiamo pensare che succeda all’improvviso, solo perché facciamo qualche storia sui social» – dice Giacomo Mozani, presidente di Mica Macho – «È nostra responsabilità dare supporto, ascoltare, ma anche far notare comportamenti sessisti o discriminatori. Solo così potremo liberare il maschile, insieme».
Come si fa se il ministro Nordio chiama in causa il DNA? «Anche se oggi l’uomo accetta e deve accettare una assoluta parità formale e sostanziale con la donna, nel suo subconscio e nel suo codice genetico, trova sempre una certa resistenza. C’è una sedimentazione anche nella mentalità dell’uomo, del maschio, difficile da rimuovere» – ha detto ieri durante l’High Level International Conference Against Femicide alla Camera dei deputati. Il Ministro fa un discorso contorto. Ci sta, forse, dicendo che il maschio per ragioni biologiche dovrebbe essere tenuto alla larga dai pubblici uffici per presunta pericolosità omicida? Peggio. La sua soluzione è «soprattutto nell’educazione».
Ospite dello stesso evento, la ministra Roccella afferma che non esiste corrispondenza tra l’educazione sessuo-affettiva e la diminuzione della violenza sulle donne: «Se vediamo i Paesi dove da molti anni è un fatto assodato, come per esempio la Svezia, notiamo che non c’è correlazione con la diminuzione di femminicidi. La Svezia ha più violenze e più femminicidi». Quindi, Nordio chiarisce: l’educazione deve partire «dalla famiglia». La stessa, per intenderci, in cui si verificano la maggior parte dei fenomeni. 1 donna su 3 ha subìto violenza, ne parla “Che sia l’ultima” di Lella Palladino che descrive la pervasività dei femminicidi, dati alla mano. Come scrive Stefano Milani su Collettiva, gli effetti arrivano soltanto in presenza di misure combinate: l’educazione, le leggi, la prevenzione.
La materialità del consenso
Il Governo tenta di fare del contrasto alla violenza di genere un tema neutro, al maschile, su cui fare propaganda. Concretamente, le politiche di prevenzione e contrasto messe in campo per rispondere a un fenomeno strutturale vanno nella direzione opposta. Dopo l’approvazione in Commissione Giustizia dell’emendamento all’articolo 609-bis del codice penale, Meloni e Schlein si stringono le mani. Entrambe si intestano la plastificazione giuridica del consenso. La conseguenza, tuttavia, è che abbiamo messo nero su bianco l’inadeguatezza con cui viviamo la sessualità, mancando di accettare che si tratta di rapporti di potere che possono essere scardinati con la politica mediante risposte di comunità.
Fuori dal Parlamento le cose non vanno diversamente: nelle relazioni sociali, alle proposte di interiorizzazione dei bisogni dell’altrə, il maschio serra le righe. Per carità, non sia mai che l’ascolto possa spalancare le porte del dialogo. Perché il dialogo necessita di una componente fondamentale: l’autocritica. E non sembra che sia stata distribuita equamente nella nostra società, trasversalmente tra le classi, neanche raggiungendo i gradi più alti di istruzione. Dunque, per comprendere la materialità del consenso bisogna assumere una postura di partenza che sconfessa proprio quello che ci è stato insegnato. Accettare, anche a costo di soffrirne, che non tutte le azioni che compiamo sono idonee, che non possiamo dare per scontato ciò che la nostra individualità – la porzione attraverso cui osserviamo il mondo – ritiene giusto. Lorenzo Gasparrini parla di «esplicitare il desiderio», per non indurre in inganno, praticare ipocrisia e agire con ambiguità: «Non ci sono abitudini da vivere a discapito degli altri» è la regola del consenso.
«I maschi in crisi danno sfogo alla barbarie contro le donne emancipate» secondo Luciana Castellina. Un trauma generato dalla perdita del potere egemonico e autorità. Ma non spetta a noi ricollocarli nella società, su questo i centri antiviolenza hanno dato prova di grande fermezza. Gli spazi liberati dalle donne, i luoghi sicuri dove si rifugia chi ha subìto violenze, non possono essere contaminati. A Roma è stato inaugurato il MUPA – Museo del patriarcato, mentre la sua epoca è tutt’altro che tramontata.
Sara C. Santoriello


















































Ogni notizia è buona per attaccare l’uomo il femminismo è disgustoso quanto il maschilismo nel suo suprematismo sessista .manicheo menzoniero bnecero e colpevolista ad oltranza.
Aggiungo chiamateci uomini e non “maschi” così dimostrate già che la sbandierata parità voi che l’avete raggiunta non la volete (come dice Moretti ‘le parole sono importanti”’) ma cercate la supremazia, non esiste alcun privilegio maschile, dinnanzi alle coscrizioni obbligatorie degli uomini rastrellati dalle strade ucraine e spediti a morire o essere mutilati in pochi giorni al fronte ,percui smettiamola con questa lagna, li accusate di violenza psicologica campo in cui le donne sono maestre con un aumento del 30×100 nel 2024 con false accuse contro gli uomini e di narcisismo senza esprimere una sola parola sulle donne di oggi arroganti prepotenti furbe che si credono al centro del mondo da quando si sono fatte il profilo pieno di like sui social e delle quali gli uomini si sono stufati alle quali da 20 anni a questa parte si danno solo diritti mentre agli uomini si chiedono solo doveri con il risultato che l’uomo è il vero sesso discriminato in ambito genitoriale e non soio per non parlare degli incentivi per l’industri le borse di studio dedicate alle donne le quote rosa, oggi addirittura col ddl sul femminicidio si scavalca la Costituzione e si sancisce che la vita di un uomo è di serie b come i neri d’Amerrica di una volta e non vi vergognate a parlare di autocrisi maschile. La mascolinità è una dalla notte dei tempi ed è bella non dobbiamo avere nessun senso di colpa per annientarci e lasciare tutto il potere al regime femminista, il maschilismo è un altra cosa ed è deprecabile. Andate avanti così a denigrare metà dell’umanità e vi ritroverete sole allora dovrete ringraziare il cancro del femminismo che distruggerà anche voi.