Lautaro

La parabola ascendente di Lautaro Martinez all’Inter è qualcosa di sorprendente, specie se si pensa al breve lasso di tempo in cui si è sviluppata. Da riserva di Icardi a pedina fondamentale dell’attacco nerazzurro, nel giro di qualche mese El Toro è finito al centro delle insistenti voci di mercato che lo accostano al Barcellona di Leo Messi: è pronto per un tale salto di qualità?

Lautaro Martinez è sicuramente il giocatore dell’Inter che ha registrato la maggiore crescita nel corso dell’ultimo anno. Dopo metà stagione passata in panchina ad ammirare le prestazioni (alcune discutibili) dell’amico Mauro Icardi, El Toro ha saputo attendere il suo momento e ora rappresenta un tassello fondamentale nell’undici nerazzurro.

A margine del suo arrivo a Milano c’era diffidenza. I tifosi ancora si portavano dietro gli strascichi dell’affare Gabigol, pertanto le voci sulle sue decantate buone qualità erano state prese con le pinze. Non si era registrato alcun entusiasmo particolare al suo arrivo, si sapeva soltanto che lo aveva raccomandato uno come Diego Milito, e ciò era sufficiente. Inoltre, si sapeva che era amico di Mauro Icardi, all’epoca capitano e centravanti insostituibile dei nerazzurri, del quale era destinato ad essere la riserva.

Dopo le prime apparizioni, Lautaro veniva descritto come un buon giocatore, bravo tecnicamente, ma che restava pur sempre una seconda linea da inserire, all’occorrenza, a partita in corso o nelle partite di Coppa Italia. In effetti, il modo in cui l’argentino veniva utilizzato da Luciano Spalletti, specie durante la prima parte di campionato, aveva rafforzato questo sentore generale.

Tuttavia, dopo numerose apparizioni a partita in corso, durante alcune delle quali era riuscito, peraltro, a lasciare il segno (si pensi al gol vittoria sul Napoli a tempo scaduto o al gol al Tardini valso la vittoria sul Parma), il caso Icardi gli aveva regalato maggiore spazio. Un’occasione irripetibile, che Lautaro aveva saputo sfruttare al meglio, mettendosi in evidenza in partite importanti come la vittoria nel derby di Milano per 3-2 del 17 marzo 2019, passo importantissimo verso la qualificazione in Champions league dei nerazzurri.

17 marzo 2019, Lautaro esulta in seguito al gol rifilato al Milan su calcio di rigore. i nerazzurri trionferanno per 3-2.
fonte immagine : laRepubblica.it

Poi l’esonero di Spalletti, l’arrivo di Conte, l’addio di Icardi. Il preludio alla svolta nella carriera del Toro. Il neo tecnico nerazzurro gli affida le chiavi dell’attacco, affiancandolo a Romelu Lukaku, con il quale oggi forma una delle coppie più prolifiche a livello europeo. Il 3-5-2 dell’allenatore salentino sembra perfetto per un giocatore come lui che, non avendo propriamente le caratteristiche di prima punta, ama svariare attorno al più statico Lukaku, senza dare punti di riferimento ai difensori avversari.

Il resto lo fanno la sua tecnica sopraffina, la sua concretezza sotto porta, la sua capacità di lottare. È proprio quest’ultima, tra l’altro, che gli è valsa il soprannome di Toro in Argentina, quando ancora vestiva la maglia del Racing Avellaneda. Innegabile è, infatti, la sua voglia, per rievocare un’espressione utilizzata da Spalletti, di “buttarsi nel fuoco”, di lanciarsi su ogni pallone, di scontrarsi con tutto e tutti. Già, perchè oltre ad essere un Toro in termini calcistici, in diverse occasioni Lautaro Martinez ha dato modo di dimostrare come anche il suo carattere sia, in un certo senso, paragonabile a quello di un Toro. Ne è la prova l’espulsione rimediata contro il Cagliari per eccesso di foga mostrata ai danni dell’arbitro, senza dei motivi apparenti.

La crescita esponenziale del numero 10 interista ha delle motivazioni precise, e tra queste vi è sicuramente il ruolo di Antonio Conte. Con Luciano Spalletti Lautaro aveva giocato gran parte delle sue partite da punta centrale, come sostituto naturale di Icardi, prima punta per eccellenza. Ciò implicava giocare spalle alla porta, presenziare in area di rigore, essere il punto di riferimento del gioco.

In altre parole, la presenza di Icardi aveva finito per oscurare El Toro anche quando l’amico non era in campo. L’Inter “spallettiana”, così come la sua Roma, era infatti costruita attorno al ruolo fondamentale svolto dal centravanti. In tale contesto, il forfait improvviso dell’attaccante attualmente in forza al PSG aveva “costretto” Lautaro a giocare nel modo che somigliasse in maniera più possibile a quello dell’ex capitano.

Lautaro a colloquio con Icardi.
fonte immagine: clacionews24.it

Con l’arrivo del tecnico leccese, Lautaro è stato finalmente inserito nel suo habitat naturale. Conte gli ha spiegato che la sua brama di far gol deve essere accompagnata da una maggiore partecipazione al gioco di squadra, ma allo stesso tempo gli ha dato qualcosa che con Spalletti gli era mancato: la fiducia. E non una fiducia di ripiego, derivante dalla necessità di rimpiazzare quello che era il vero attaccante titolare, quanto una fiducia incondizionata, peraltro comprovata dall’insistenza mostrata dalla società nel volersi sbarazzare a tutti i costi dell’ex capitano nerazzurro. Conte ha capito, in altre parole, che la presenza di Icardi non avrebbe mai permesso a Lautaro di esplodere, anche per via di alcune incompatibilità tecniche tra i due.

Oggi, per sfortuna dell’Inter, le voci di mercato che lo vogliono al Barcellona già dalla prossima estate si fanno sempre più insistenti. Si vocifera che Leo Messi abbia dato la propria approvazione ed anzi stia insistendo per portare il 22enne nerazzurro in maglia blaugrana, dopo averlo visto all’opera anche nel contesto europeo ed averne testato personalmente le qualità in Nazionale.

In effetti, i suoi gol e le sue ottime prestazioni in Champions, unite alle sue marcature con la maglia della Celeste, dove ha fatto coppia con Messi, hanno già parzialmente suggerito che El Toro è pronto al grande salto di qualità. Peraltro, al Barça sono alla ricerca di un degno erede di Luis Suarez, recentemente sottoposto ad un serio intervento al ginocchio e che ha appena compiuto 33 anni. In tal senso, il suo profilo appare quello più indicato a sostituire l’uruguaiano: stessa fame, stessa grinta, stesso feeling con Messi, la cui benedizione non è affatto irrilevante.

28 giugno 2019, Lautaro celebra con Messi il gol al Venezuela nei quarti di finale della scorsa Coppa America.
fonte immagine: italsportpress.it

Insomma, qualcosa suggerisce che l’Inter farebbe meglio a tenersi stretto, o meglio a “domare” il suo Toro (l’aumento di ingaggio potrebbe essere la chiave per la sua permanenza). Per il momento, i nerazzurri non possono fare altro che godersi le prestazioni finora più che convincenti del suo numero 10, sperando che l’arrivo dell’estate non porti i blaugrana a pagare l’attuale clausola da 111 milioni di euro.

Amedeo Polichetti

fonte immagine in evidenza: goal.com

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