Maternità surrogata: beneficio o immoralità?

Molto disordine informativo aleggia da sempre sull’argomento. Per cercare di capire perché questo argomento genera ancora molta discordia, definiamo cos’è la maternità surrogata. Anche chiamata “gestazione per altri” spesso abbreviata in GPA o “utero in affitto“, la maternità surrogata è una forma di procreazione medicalmente assistita in cui una donna provvede alla gestazione per conto di altre persone – un singolo o una coppia – che diverranno i futuri genitori del nascituro.

La maternità assistita prevede due modalità d’avvio della gestazione. La fecondazione può difatti avere origine attraverso l’unione dei gameti della coppia genitoriale o attraverso la donazione di uno dei gameti da parte di terzi. Inoltre, possiamo distinguere la maternità surrogata “altruistica” che non prevede o non consente alcun contributo pecuniario alla gestante, da quella “retribuita” o “lucrativa” che invece prevede una remunerazione.

La situazione in Italia

In Italia non è possibile ricorrere alla maternità surrogata. A vietarla è l’articolo 12 della Legge n. 40/2004 che prevede la reclusione da tre mesi a due anni, e la multa da 600.000 euro a un milione. Se praticata all’estero, non costituisce reato. A fronte di tale realtà, molti italiani si recano all’estero, in particolar modo in Ucraina e in Grecia dove la maternità surrogata è consentita e riconosciuta, e dove i costi risultano essere meno elevati rispetto agli Stati Uniti. Questi spostamenti hanno dato vita a quello che oggi viene chiamato “turismo procreativo“.

Un altro grande problema che la GPA presenta nel nostro Paese è dato dal riconoscimento del nascituro che i genitori biologici ottengono attraverso la trascrizione dell’atto di nascita. Nel caso della maternità surrogata, invece, il riconoscimento viene ostacolato laddove uno dei gameti non appartiene alla coppia, facendo venir meno il “legame o vincolo relazionale” col neonato. In questo caso, il “genitore d’intenzione” è considerato non biologico, facendo venir meno non solo i diritti dell’adulto, bensì i diritti e la tutela del minore. Questo è quanto accaduto nel 2019 quando la Cassazione ha negato ad una coppia omosessuale formata da due uomini la possibilità di trascrivere l’atto di nascita del bambino nato attraverso la maternità surrogata in territorio straniero, in Canada. Al contrario, il problema non sussiste nelle coppie omosessuali formate da due donne perché entrambe possono instaurare un legame biologico col nascituro, una mediante la donazione del gamete, l’altra mediante gestazione.

Questioni controverse

La maternità surrogata genera dunque da tempo discussioni a livello internazionale. Nel 2016 si è tenuto a Parigi un convengo per l’abolizione universale della GPA, perché ritenuta “disumanizzante“, a cui hanno preso parte associazioni femministe, attivisti per i diritti umani, medici e giuriste.

A distanza di qualche anno, anche in Italia la questione è tornata in auge. Nel dicembre dello scorso anno la Lega ha presentato alla Camera una proposta di legge che chiedeva l’aumento della pena da due a cinque anni e della multa sino a due milioni di euro. Solo qualche mese prima, invece, nell’aprile 2021, un’altra proposta di legge viaggiava sul binario opposto. Il fine di quest’ultima consisteva difatti nel disciplinare la “gravidanza solidale e altruistica”, in modo tale da scongiurare situazioni di “incertezza normativa” e tutelare i diritti delle parti coinvolte. Si contrappongono dunque due importanti questioni: nel primo caso la GPA è considerata una pratica che «offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane» e pertanto meriterebbe un inasprimento della pena, nel secondo caso si vuole concedere piena autodeterminazione alla gestante, a patto che lo faccia «in maniera libera, autonoma, volontaria e altruistica», prevedendo però un rimborso spese per i controlli medici, focalizzando così l’attenzione sulla consapevolezza e sul libero arbitrio della persona.

Le difficoltà nel parlare di maternità surrogata
La maternità surrogata nel mondo.
Credit: https://www.fivmadrid.it/blog/maternita-surrogata-una-scelta-che-divide/

Le controversie legali non finiscono qui. La proposta di legge avanzata nel 2018 volta a sanzionare anche coloro che decidono di recarsi all’estero per ricorrere alla maternità surrogata – rendendola così “reato universale” – è stata da poco nuovamente presa in esame. «La gravidanza non è una merce e i corpi delle donne, come quelli di chiunque altro, non sono oggetti di libero utilizzo: chiunque li riduca a tali, omosessuale o eterosessuale che sia, deve sapere che la legge italiana lo sanzionerà, ovunque abbia commesso il suo reato», queste le parole della Ministra per il Sud Mara Carfagna.

Ancora una volta al centro del dibattito vi è il medesimo interrogativo: la maternità surrogata è una forma di mercificazione del corpo della donna o una libera e consapevole scelta delle coppie e della gestante? Il confine è labile e pertanto andrebbero valutate la modalità in cui tale accordo viene stipulato e le condizioni in cui la gestazione viene avviata e condotta nel corso dei nove mesi. Inoltre, andrebbero valutati e tutelati i rapporti tra le parti, e in particolar modo i diritti del futuro nascituro. Considerare la maternità surrogata un reato universale, negando la libertà del singolo non potrebbe a sua volta costituire reato? Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, si è espressa a tal proposito: «Affermiamo [come membri dell’Associazione] il diritto umano alla scelta, all’autodeterminazione e alla felicità offerto nel pieno rispetto di tutte le persone e di tutti gli altri diritti umani coinvolti, compreso quello alla scienza, contro qualsiasi forma di sfruttamento e abuso. (…) Riteniamo che solo una normativa adeguata possa evitare abusi, illegalità, situazioni che invece i proibizionismi determinano».

L’importanza del tema si evince fra le righe delle testimonianze di coloro per cui la maternità surrogata rappresenta davvero l’unica via da percorrere. Maria Sole è affetta dalla sindrome Rokitansky e non può avere figli. «Non ho l’utero e non ho mai avuto il ciclo. (…) La gravidanza solidale non è altro che una tecnica medica che aiuta a risolvere un problema di infertilità. Oltre a essere un bellissimo gesto. (…) Una legge in materia potrebbe aiutare molte persone, non solo le donne con la mia sindrome, ma anche le donne che hanno perso l’utero per un cancro, che soffrono di endometriosi. (…) E può aiutare anche tanti uomini a costruire la propria famiglia».

Il tabù della maternità surrogata

Mentre in molti Paesi del mondo la maternità surrogata è riconosciuta a livello socio-culturale e tutelata a livello giuridico, in Italia ancora rappresenta un tabù.

Vediamo contrapporsi i conservatori, sostenitori della “famiglia tradizionale” che rifiutano qualsiasi spiraglio di innovazione, modernità e libero arbitrio in nome di una comune moralità, e i progressisti che hanno invece scelto di non ostacolare il percorso di vita che ciascuno di noi sente di voler intraprendere, in quanto non esiste un modello di vita, di famiglia e di comportamento giusto o sbagliato.

Dal dibattito italiano emerge dunque una componente prettamente etica e morale da cui esula l’interesse verso i diritti del nucleo familiare, del minore, della gestante. Parlare di maternità surrogata è un tabù, perché non riusciamo ad abbracciare la diversità, perché ancora vediamo nella scienza un nemico, perché ancora preferiamo ignorare nella speranza che ciò che non accettiamo finisca presto nel dimenticatoio.

Ciò che però stiamo davvero dimenticando è l’importanza del concetto di autodeterminazione intesa come la libertà del singolo di agire in funzione del proprio benessere. La moralità risiede nel rispetto di sé e delle proprie volontà, nel rispetto del prossimo e dell’ambiente che ci circonda. La maternità surrogata, se avviata e condotta nella piena consapevolezza e libertà delle parti, è un gesto di vicinanza emotiva, di affetto empatico: offro il mio aiuto per aiutarti nella realizzazione del tuo progetto di vita. A patto che sia libera, la vita mantiene il suo valore, a prescindere da chi la genera, che siano un uomo e una donna, due uomini, due donne o una gestante. La libertà è innanzitutto un diritto.

Aurora Molinari

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