licenziamento James Gunn

Ben noto cosa sia successo solo qualche giorno fa: il licenziamento in tronco  dalla Disney di James Gunn, stimato regista e sceneggiatore di Guardiani della Galassia.

Il motivo? Alcuni tweet di cattivo gusto rilasciati dal regista tra il 2009 e il 2011.

Ma cosa contengono di così scabroso questi cinguettii tali da spingere il colosso americano a una decisione tanto drastica? Black humor, battute oltraggiose su pedofilia e stupro e un sessismo dilagante.

Se siete così sadici potete vederli nel dettaglio nell’immagine qui sotto:

James Gunn Guardiani della Galassia licenziamento

La cosa lascia ancora più sconcertati i fan se si considera che, solo qualche mese fa, il regista aveva completato il primo script di Guardiani della Galassia 3, il prodotto dell’universo Marvel che, più di tutti, risente della mano del suo creatore e del suo immaginario anni ’80.

Chiediamoci subito: è stato giusto il licenziamento di Gunn?
La risposta, senza troppi giri di parole, è: Sì! La Disney, come ogni azienda – e in special modo di quella che fa della sua immagine e target del suo business la famiglia – ha tutto il diritto di dissociarsi e rompere con qualcuno che, nelle azioni e nel pensiero, non aderisce ai suoi valori guida. Figuriamoci se questi sono in netto contrasto e risultano di cattivo gusto anche se scritti dal salumiere rozzo sotto casa.
Perché parliamoci chiaro, oggi, il virtuale non può essere pensato come avulso dalla realtà. I social sono estensioni della nostra persona, dei nostri processi cognitivi che, grazie alle possibilità concesse dal web, diventano disponibili a tutti e di cui siamo responsabili, nel bene o nel male.

I social non sono un gioco.

Senza dimenticare che James Gunn non è nuovo a scivoloni del genere come quando, qualche anno fa, definì pubblicamente il suo personaggio Gamora “quella troia verde”.

Chiarito il vizietto di Gunn, dobbiamo discutere sul come si sia arrivati a questi epilogo e, qui, la faccenda si fa un tantino più complessa.

Come abbiamo scritto sopra, i tweet risalgono a circa dieci anni fa. Altro mondo, altre persone. Nel tempo si cambia, no? E il licenziamento non è avvenuto dopo una certosina analisi dell’azienda Disney che, prima di assumere James Gunn, si è assicurata su quale persona avesse di fronte. No, tutt’altro: la segnalazione è partita da un tizio appartenente alla frangia politicizzata dal web (Pro Trump) che ha voluto inchiodare il regista per antipatie personali. La segnalazione ha scatenato un incalzante dibattito sul social dei cinguettio e, da lì, la necessità da parte della Disney di prendere posizione sulla questione. Chiaramente speculare a quella del suo regista.

James Gunn Guardiani della Galassia licenziamento

Il dramma è che questa situazione crea un precedente.

Da questo momento in poi, tutti possiamo dirci “schiavi” di ciò che abbiamo detto o fatto, anche anni fa. La responsabilità sui nostri contenuti social non riguardano più l’immediato ma anche il nostro remoto passato. Chiunque, un nostro amico, un collega invidioso, una nostra ex potrebbe ripescare qualche scheletro nell’armadio dalla nostra biografia virtuale con impatti radicali (e presenti) nelle nostre vite. Chiunque potrebbe diabolicamente approfittare della nostra immaturità, della nostra incoscienza di quando abbiamo mosso i primi passi nel digitale, anche perché, in questo caso specifico (parliamo del 2008), la social culture era da poco esplosa e nessuno poteva sapere della risonanza e dell’impatto che questi strumenti avrebbero avuto, poi, nelle nostre vite.

James Gunn Guardiani della Galassia licenziamento

Oggi è cambiato il contesto, il mondo dove viviamo: il virtuale è sempre più legato indissolubilmente al reale. Lo schermo nero e poi animato dalla cinetica dei corpi risucchia i nostri processi mentali influenzando le nostre azioni dentro e fuori dal social. Un contesto immerso in un dilagante politicamente corretto, dove anche un’opinione dissonante dalla morale comune può creare scompensi. Figuriamoci se queste opinioni, frasi o pensieri, siano davvero di cattivo gusto e scritte per il puro gusto di provocare e fare notizia.

Pensiero connettivo, diceva De Kerckhove.

Un pensiero collettivo ma che aumenta le proprie possibilità grazie alla connessione perenne concessa dal web. Una connessione Istantanea, always on. Al contempo, però, foriera di grandi perversioni e trappole. Come quella in cui è caduto James Gunn. Per colpa sua, ma con l’attenuante che, dieci anni fa, il regista mai avrebbe potuto immaginare l’impatto che una dichiarazione avrebbe avuto nella vita vera.

La lezione di questa storia? Come quando attraversate la strada, prima di scrivere un post su un social guardate bene a destra e a sinistra.

Enrico Ciccarelli

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