Oltre il turismo. Esiste un turismo sostenibile? è un breve e densissimo saggio scritto dalla ricercatrice indipendente e giornalista freelance Sarah Gainsforth, mediante cui analizza le dilaganti piaghe della turistificazione e della gentrificazione che a loro volta incidono negativamente sul mantenimento e sullo sviluppo degli ecosistemi urbani, sociali e naturali. Dunque, l’opera cerca d’individuare un nuovo paradigma affinché sia possibile mettere in atto un turismo sostenibile e contrastare la narrazione dominante secondo cui il turismo consumistico possa rigenerare i territori. Il modello turistico attuale genera esclusivamente esodi di massa, esternalità negative, mercificazione e notevoli capitalizzazioni per determinate classe sociali e per le corporation digitali.

Il Sole 24 Ore nel gennaio 2020 ha identificato il turismo come il «petrolio d’Italia». Al di là della supposta positività di tale definizione, si può indubbiamente affermare che l’economia turistica sia fortemente estrattiva: estrae valore dalle risorse cittadine, territoriali, storico-culturali, artistiche e naturali. Per quanto il settore turistico sia considerato centrale nell’economia italiana, tali dinamiche vanno a nocumento del patrimonio pubblico a causa sia degli ingenti costi ambientali e sociali imputabili alla devastazione di interi ecosistemi naturali, sia allo stravolgimento degli ambienti urbani. Nel mentre vanno nettamente ad appannaggio della ricchezza de facto privatizzata, grazie soprattutto alle diffuse attività commerciali che speculano sull’overtourism del low cost, all’incremento esponenziale del valore degli immobili, dei canoni d’affitto, e anche grazie alle ampie liberalizzazioni (precarizzazione lavorativa), alle frequenti defiscalizzazioni e al problema dell’elusione fiscale.

Dunque, la gestione del turismo in Italia alimenta inequivocabilmente ricchezza per pochi, disuguaglianze per molti, oltre che una percentuale consistente di economia sommersa. Infatti, circa l’80% del sommerso economico si genera nel terziario: in particolare, si concentra per circa due terzi in tre settori di attività economica: commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (40,3%), altri servizi alle imprese (12,7%) e altri servizi alle persone (12,0%). Inoltre, tale modalità gestionale è la rappresentazione plastica d’una forma coloniale d’economia in quanto dipendente da una variabile domanda estera, in virtù di ciò è strettamente necessaria la costante produzione e divulgazione di narrazioni e di contenuti immateriali affinché la domanda da potenziale diventi pagante. I luoghi, riqualificati per attrarre sempre più flussi di capitali e di persone, sono gestiti come prodotti in vendita attraverso martellanti campagne di marketing e branding culturale-turistico, in più con lo stanziamento di fondi pubblici per eventi e progetti di rigenerazione tesi a rivalorizzare i territori-vetrina: il territorio non è più solo uno spazio vitale ma diviene l’oggetto stesso del consumo del cittadino-cliente.

Quindi sì, il turismo segue pedissequamente l’iter dell’estrazione dei combustibili fossili: scoperta, iper-sfruttamento, esaurimento inquinamento e desertificazione. Oltre la sterile retorica della sostenibilità (greenwashing) entrambi i fenomeni estrattivi rispecchiano tout court la logica dell’accumulazione capitalistica che permea ogni ambito della vita terrestre e che ha fagocitato ogni principio di utilità umana e non-umana d’una economia ormai insostenibile, che spesso dev’essere tenuta in vita a spese della collettività, con soldi pubblici al netto dei dogmi mercatistici. Quando il turismo non è gestito, o lo è soltanto in un’ottica di massimizzazione dei profitti nel breve termine, alla lunga i costi, socializzati, finiscono per superare i benefici. Pertanto, nessun turismo sostenibile è realmente praticabile all’interno d’un modello economico insostenibile.

L’ecologista Barry Commoner ha scritto: «La crisi ambientale rivela gravi incompatibilità tra il sistema imprenditoriale privato e le basi ecologiche che lo sostengono».

Turismo Sostenibile
Overtourism (mon ET Occitanie)

Il turismo in quanto pratica individuale, connessa alla libertà di scelta, al piacere, al tempo libero e a una determinata capacità di spesa, è diventato non solo anti-ecologico ma centrale nelle politiche economiche: assoluto motore di sviluppo locale e nazionale. Infatti, il massiccio disinvestimento pubblico e la conseguente privatizzazione di molti settori hanno facilitato la penetrazione del mercato in ogni ambito, finanche in quello sociale. Tali politiche industriali – identificate come volano di sviluppo – sono basate su rendite di monopolio. Difatti, il paradosso di questo modello estrattivo è che la mercificazione delle identità locali e culturali e la messa a valore delle loro caratteristiche d’unicità e d’autenticità, comporta un annichilimento di quest’ultime mediante il meccanismo di appropriazione coatta che inevitabilmente ne adombra sotto una coltre omologatrice i tratti distintivi e peculiari su cui la stessa estrazione di valore si fonda.

Perciò avviene la proliferazione incontrollata di imprese turistiche, tour operator e piattaforme online come Airbnb, Booking et similia che promuovono un consumo a basso costo e che impoveriscono e rendono invivibili le città ormai saturate, incapaci di reggere il sovraffollamento, l’inquinamento, la speculazione edilizia e i bilanci in negativo. Pertanto, il principio di fondo è quello di sfruttare al massimo e con il minimo investimento il patrimonio storico, culturale, artistico e ambientale italiano, ma da ciò non solo deriva un saccheggio economico auto-distruttivo, bensì anche una ricchezza che non è né accessibile a tutti e né equamente redistribuita. Le destinazioni turistiche hanno una determinata capacità di carico e conseguentemente i benefici economici collettivi diminuiscono con la maturazione delle destinazioni, che esauriscono il proprio ciclo di vita se il turismo non è gestito in un’ottica di lungo periodo. Ciò raramente avviene, ma per preservare un equilibrio tra le funzioni urbane bisogna necessariamente limitare il turismo (eclatante è il caso di Venezia, Firenze e Roma).

Turismo Sostenibile
Overtourism in Venice (Medium)

Dunque, in tal modo territori e popolazioni sono esclusi dal controllo delle risorse, e su di loro si scaricano i costi ambientali e sociali d’un turismo massivo e scriteriato. Secondo Sarah Gainsforth, il turismo sostenibile può rappresentare un concreto beneficio se a gestirlo sono le comunità locali e le amministrazioni pubbliche, in grado di indirizzare la spesa pubblica verso beni e servizi essenziali e non laddove v’è più margine di remuneratività per scardinare la logica della mercificazione e dell’attrattività turistico-manageriale

«Dubrovnik e Venezia sono due casi estremi di turistificazione che ho scelto di raccontare per mostrare il fallimento di una logica auto-distruttiva, che spreme ricchezza dai territori lasciandoli svuotatati, invivibili e fragili. Come in natura, la diversità e la varietà sono vitali. La monocultura turistica, la specializzazione dell’economia in un unico settore, uccide questa varietà trasformando città e territori in luoghi disabitati, privi di vita, insomma musei. […] I ceti sociali meno abbienti vengono espulsi man mano che il processo di turistificazione viene guidato da grandi attori privati che impoveriscono i nostri ecosistemi urbani e naturali». (Intervista a Sarah Gainsforth per la presentazione del suo libro: Oltre il turismo. Esiste un turismo sostenibile?).

In Italia il divario tra Nord e Sud è sempre più accentuato e i progetti per l’edificazione d’infrastrutture pubbliche e per la rigenerazione urbana vengono politicamente orientati verso l’obiettivo della maggiore competitività, dell’attrattività e del turismo; ma è evidente che tale prospettiva penalizza i territori marginali soggetti a spopolamento e ad abbandono e fa sì che la gentrificazione divenga una strategia di sviluppo urbano nazionale. Tale presunta riqualificazione ovviamente avviene in conformità al criterio della massima profittabilità, altro che turismo sostenibile. Rebus sic stantibus: la distribuzione territoriale è pesantemente squilibrata, non a caso il 70% circa dei flussi turistici si raccoglie in sole quattro regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna).

Ragion per cui Sarah Gainsforth sottolinea una differenza sostanziale tra abitabilità e turismo: il turismo non necessita dei servizi essenziali per gli abitanti (scuole, ospedali, luoghi di cultura e socialità) quindi non v’è afferenza tra l’aumento dell’indotto turistico in una determinata area e l’automatico miglioramento dei servizi pubblici e della qualità della vita per i residenti. Tutt’al più nelle città a trazione turistica s’è verificato l’esatto opposto. Pertanto, sono le infrastrutture sociali e gli annessi servizi, non il turismo e il suo indotto, ad attrarre nuovi residenti.

Secondo l’autrice del saggio Oltre il turismo. Esiste un turismo sostenibile?, per rendere possibile un turismo sostenibile bisogna non solo spostare il focus sull’abitabilità dei luoghi bensì è urgente ristabilire la funzione sociale dell’economia e della proprietà in un’ottica di giustizia socio-ambientale. Al netto della mera propaganda riguardante idilliache città green e smart con un futuro già assicurato dove tutto è innovazione e sostenibilità, il turismo sostenibile e di prossimità offre nuove e ampie prospettive essendo molto meno impattante e perfino apportando maggiori benefici alle economie locali. Contrastare la concentrazione di ricchezze e il paradigma che legittima le rendite di monopolio è imprescindibile per poter pianificare oculatamente la redistribuzione dei flussi turistici, di percorsi turistici alternativi ed ecosostenibili e di potenziamento dell’offerta turistica in contesti marginali affinché vengano realmente rivalorizzati. Con ciò forse sarà possibile viaggiare in un modo più equo e più sano, oltre la vuota retorica sul turismo. Naturalmente per poter intraprendere seriamente dei percorsi di turismo sostenibile bisogna prima scardinare il modello vigente: ciò non è possibile farlo individualmente, è necessaria una trasformazione collettiva e radicale.

Turismo Sostenibile
Sarah Gainsforth, Oltre il turismo. Esiste un turismo sostenibile? (Spreaker)

«Anche un’intera società, una nazione, e anche tutte le società d’una stessa epoca prese complessivamente, non sono proprietarie della terra. Sono soltanto suoi possessori, i suoi usufruttuari e hanno il dovere di tramandarla migliorata, come boni patres familias, alle generazioni successive». (Karl Marx).

Gianmario Sabini

Sono nato il 7 agosto del 1994 nelle lande desolate e umide del Vallo di Diano. Laureato in Filosofia alla Federico II di Napoli. Adoro Marx, Engels, Nietzsche, Beethoven, Stravinskij, John Bonham, i Black Sabbath, i Pantera, i Tool e i Kyuss. Detesto il moderatismo, il fanatismo, la spocchia dei/delle self-made man/woman, la tuttologia, Calcutta, i Thegiornalisti e Achille Lauro. Studio, scrivo articoli per LP e per Intersezionale, bevo sovente per godere dell'oblio, suono la batteria negli IVAS. Morirò.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui