Ms. Rosita, in volo sul mitico frutteto di Hera
Fonte: Sollevante Press Office

Giovane cantautrice e polistrumentista, Ms. Rosita sfugge a ogni mera catalogazione commerciale; multiforme, ragguardevole, mordace e schietta, un’artista, in equilibrio precario fra ironia e profondità, capace di trasfondere all’ascoltatore emozioni a tuttotondo.


Ne è una conferma il nuovo EP, pensato, studiato ed idealizzato proprio durante la quarantena, contenente una manciata di brani immediati e intimi, incentrati sullo scavo della psiche di una donna sensibile alle problematiche del mondo che la circonda. “Esperidi”  è un extended play diletto, curato e congetturato, ancor prima di essere arrangiato e composto; liriche penetranti e meditative, abbinate ad atmosfere musicali eclettiche.

È possibile raccontare le gesta di personaggi mitologici e fantastici, viaggiare tra emozioni ed impeti che sono propri delle loro figure, in chiave pop? Ed è possibile, da una rilettura moderna, trarne similitudini e metafore con ciò che ci circonda nell’arco della nostra quotidianità? Ascoltando le canzoni di Ms. Rosita, le risposte parrebbero essere un netto “si”.

Abbiamo contattato direttamente Ms. Rosita per farle qualche domanda e conoscere meglio la sua arte.

Quarantena” è la canzone che apre il tuo progetto, nonché il primo singolo estratto dall’EP di Ms. Rosita “Esperidi”, pensato in piena pandemia. L’hai scelto come brano apripista per questo motivo o si è trattato di una coincidenza? Quali emozioni era tua intenzione esprimere attraverso di esso?

«Ho scelto “Quarantena” come singolo apripista perché mi sembra un brano accattivante, che potesse richiamare attenzione e curiosità sul resto del lavoro. Attraverso questa canzone, la mia intenzione è liberarmi da alcuni pensieri relativi una sorta di relazione finita poco prima. È un pezzo che si presta perfettamente ad un racconto, condito da un messaggio di speranza. La quarantena in questo caso è vista come situazione di emergenza per chi ha paura di amare, per chi si deve salvare da un rapporto tossico.»

In “Un amico dagli occhi blu”,  seconda traccia del tuo recente lavoro discografico, poni l’accento sul mito di Narciso. L’orgoglio del giovane aitante, perennemente alla ricerca della propria autoreferenzialità nella fonte, serve, in realtà, a mascherare un vuoto interiore, un’insicurezza dell’animo che lo porta all’incapacità di intrattenere una relazione. Quando l’amor proprio è sano, quando può, invece, risultare fatale per l’essere umano? Chi sono i Narcisi di oggi secondo l’opinione di Ms. Rosita?

«Penso che l’amor proprio sia sano nel momento in cui c’è autostima e consapevolezza del proprio sé. Ciascuno di noi si odia per certi aspetti, si ama per altri; è necessario lavorare costantemente, investire su se stessi per acquisire risultati e poter essere orgogliosi del lavoro ottenuto. Credo che l’amor proprio possa risultare fatale nel momento in cui ci si nasconde dalle evidenze, si prova invidia e insicurezza, si percepisce l’altro come una minaccia al proprio orgoglio. Il Narciso di oggi potrebbe essere la persona che si loda davanti ad altre persone, che fa esibizionismo per nascondere le incertezze, che pensa agli altri esclusivamente come mezzo per raggiungere i propri scopi, disprezzandone il valore, mancando di empatia.»

Conquistare i pomi gelosamente custoditi dalle ninfe Esperidi, equivale ad assicurarsi l’immortalità. Un atto proibito assume, in tal senso, una connotazione eroica. La proibizione viene dall’alto o da noi stessi che, in conflitto con il nostro Io interiore, ci neghiamo le aspirazioni più elevate? Quale significato si cela dietro il brano che dà il titolo all’EP di Ms. Rosita?

«La proibizione potrebbe anche provenire da un limite psicologico, dalla paura. Ho fatto una ricerca prima di scrivere il brano in questione; mi è piaciuto molto il contesto in cui il racconto si svolge e le immagini da esso suscitate nella mia testa: un giardino meraviglioso, romantico, un forte Atlante che porta il peso della volta celeste. Successivamente ho capito che spezzando la parola in “E – speri – di” si poteva parlare delle speranze di ciascuno di noi. Questa idea mi è scaturita osservando i comportamenti di un gruppo di amici con i quali uscivo. Ho osservato, nel tempo, che ognuno di loro sperava in qualcosa, nonostante la realtà di ogni giorno ci metta di fronte a problemi, ostacoli e difficoltà, malgrado quelle aspettative fossero desideri comuni: amore, lavoro, casa. Nella canzone tutto ciò è romanzato, si fa riferimento a speranze più astratte, come il tornare indietro nel tempo per mettere a posto delle cose o semplicemente ringiovanire.»

Ne “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” l’autore racconta della possibile trasformazione evocativa del mondo dei sogni: la fanciulla, ormai entrata nell’età adulta, ha necessità di entrare nell’oltrebosco per ritrovare la bambina che è stata. Ms. Rosita, ti rivedi anche tu nella tua “Alice meraviglia”?

«“Alice meraviglia” è un modo per me di ricordare che la mia creatività, mischiata all’atteggiamento cinico, mi danno una visione sognante e, allo stesso tempo, consapevole e ironica. Non tornerei bambina perché sono contenta della Rosita di oggi: sono felice di avere una mente creativa che mi permette di viaggiare pur restando ferma. Non nascondo, però, che la spensieratezza dei bei tempi andati un pochino mi manca!»

Vincenzo Nicoletti

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