Tartaglia Aneuro è un progetto musicale nato nel 2012 ed ideato da Andrea Tartaglia, sulla base del suo lavoro cantautoriale. “Oltre” è il nuovo disco che è stato presentato il 21 dicembre al Lanificio25, prodotto da iCompany.

Qual è il percorso che ha portato alla nascita della band Tartaglia Aneuro, che vi piace definire “flegrea/napoletana”?
Andrea: «Nasce su mia spinta, essendo autore di un po’ tutto, ma i ragazzi mi sostengono e mi danno una grande mano a sviluppare le idee. Io sono flegreo, originario di Pozzuoli. Mi sento napoletano ma con un piede verso la parte naturalistica della zona, perché i Campi Flegrei sono il motivo per cui ci sentiamo figli dei vulcani. Sono molto legato alla vulcanologia per questo motivo: penso che il magma che abbiamo sotto il sedere ci influenzi in un modo o nell’altro. Abbiamo avuto un percorso molto tortuoso, con una lunga gavetta che, tuttavia, non è ancora finita.»

Non sono mancati progetti importanti come Le Range Fellon’, tratto da Capitan Capitone e i Fratelli Costa, che ha visto la stretta collaborazione tra Andrea e Daniele Sepe in un collettivo che riunisce tanti altri artisti napoletani, ricevendo la nomination al Premio Tenco.

“Oltre” è stato prodotto anche grazie al sostegno del progetto “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura – Bando Nuove Opere” promosso da SIAE e Mibact. Dite che è una bussola che riporta Nord, Sud, Ovest, Est e, poi, Oltre.
Andrea: «E’ l’idea di fondo del disco. Se prendiamo i punti cardinali della bussola, aggiungendo le lettere di Oltre possiamo immaginare una direzione che non è definita, ma che almeno indica una direzione di ricerca. E’ un disco che nel suo campo e nel suo genere propone di fare un po’ di ricerca verso qualcosa di nuovo. Noi lo facciamo con il massimo dell’entusiasmo e della passione, ma sarà una decisione di chi ascolterà.»

L’album contiene tre collaborazioni importanti. Come mai avete scelto proprio questi tre artisti: Sepe, O’ Zulù e Merolla?
Andrea: «Sono nate spontaneamente tramite i collettivi che girano a Napoli: uno è Capitan Capitone e l’altro è Terroni Uniti. Io faccio di entrambi ed anche questi tre artisti. Abbiamo un rapporto amichevole e quasi parentale. Immaginavo le loro voci quando scrivevo questi brani. Daniele per me è come se fosse uno zio.» 

“Respira cu mme” e “La Fenice”. Sono correlati? Entrambi i brani usano delle metafore per parlare di un qualcosa strettamente legato al sociale: il bisogno di respirare e di farlo insieme.
Andrea: «Il legame c’è perché chiaramente la Fenice parla di rinascita. Respira Cu mme parla di vita. Dopo la rinascita è la prima cosa che si fa: si respira. Noi abbiamo sempre avuto un occhio sul sociale molto sviluppato. Quello che vediamo attorno a noi ci ispira e sicuramente la società ha bisogno di ritrovare un certo tipo di (non voglio dire valore perché è abusata coma parola) direzione, diciamo. Mi sembra che il mondo sia confuso su dove andare a parare: c’è gente che dice che alcune cose sono deleterie ed altre che le osannano come le nuove frontiere del progresso. Bisognerebbe ritrovare una direzione più umana e meno da “consumatore”, a misura d’uomo e non a misura di robot. “La Fenice” spinge l’uomo a ritrovare dentro di sé la voglia di rinascere, una speranza per chi si sente come “cenere” – capita a tutti. “Respira Cu Mme” è ritrovare la collettività: è tornare a cercare di respirare in modo pulito, alla base della vita. Una respirazione all’unisono diventa più forte e può cambiare il vento».

Andrea Tartaglia vi aspetta il 28 dicembre al Soluzione Club di Salerno. Subito dopo, il 31 dicembre la band sarà sia a Pozzuoli che a Napoli, in piazza Plebiscito. Il 5 gennaio ad Aversa ed il 12 gennaio a Torre Annunziata. Per maggiori informazioni, visitare la pagina fb.

Sara C. Santoriello

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Sara C. Santoriello
Giornalista pubblicista, aspirante politologa. Mi alimento di dubbi e curiosità. Femminista lonziana, appassionata di conflitti internazionali, musica e social media. Attualmente studio Mass Media e Politica all'Unibo. Domani, chissà.