Donald Trump From the desk
Fonte: pixabay.com / @MIH83

Dopo i fatti di Capitol Hill e le dichiarazioni che fecero seguito, Donald Trump era stato allontanato dalle principali piattaforme di social media. Così, con imperturbabile autoreferenzialità, l’ex presidente USA a maggio 2021 aveva lanciato la sua personale piattaforma “From the Desk”. Un’esperienza destinata ad avere una breve durata, intensa e unilaterale; le medesime caratteristiche del suo mandato alla Casa Bianca.

Caratteristiche di From the Desk

“From the desk of Donald J. Trump” era una piattaforma creata per trasmettere messaggi unidirezionali dal leader ai suoi seguaci. Simulava in versione digitale lo scanno dal quale l’ex presidente era solito lanciare le sue invettive. Il suo funzionamento, infatti, non lasciava alcuna possibilità di interazione.

Gli utenti potevano, tuttavia, condividere e diffondere i messaggi di Trump sui social media tradizionali. Dal punto di vista dell’ex presidente ciò avrebbe garantito uno spazio dove parlare liberamente e in sicurezza, trasmettendo il suo punto di vista su quell’annosa questione riguardante le elezioni presidenziali 2020 che hanno visto comunemente accettata la vittoria del suo rivale Joe Biden.

Che fine ha fatto la piattaforma?

Il tema è stato affrontato da The Guardian agli inizi di giugno 2021. Jason Miller, assistente senior di Trump, ha confermato la chiusura della piattaforma “From the Desk” in una dichiarazione alla CNBC, poche settimane dopo aver pubblicizzato l’impresa come “una grande risorsa” per le riflessioni del suo capo. A chi chiedeva se fosse una scelta legata a una strategia più ampia, Miller rispondeva di sì; ma c’è anche da dire che dalla sua pubblicazione la piattaforma aveva attirato un pubblico molto ristretto. Tra le interpretazioni di Axios: l’incapacità di Trump di controllare le abitudini degli utenti – un fenomeno che si chiama path dependency (lo stato di dipendenza dalla piattaforma); un’attenzione calante nei suoi confronti da gennaio 2021 e l’incredulità da parte di chi lo aveva sostenuto.

Fonte: Axios.com

Niente paura, per “From the desk” non è finita. Il sito si è solamente spostato su www.thedeskofdonaldtrump.com. La migrazione sembra aver accolto positivamente le critiche: il blog permette ora agli utenti di commentare le notizie pubblicate e di condividerle ancora su Facebook, Twitter, Reddit e Whatsapp. Gli articoli in origine apparsi sul suo sito web ufficiale sono stati spostati in questa nuova sede virtuale con la dicitura “Pubblicato da Donald J. Trump su www.donaldjtrump.com/desk” (che ora rimanda alla pagina per iscriversi alla newsletter). Si legge nella sezione “About” che lo scopo del sito non è quello di essere citato, bensì di fornire una “fonte” ed elementi che aiutino la comprensione e l’interpretazione delle dichiarazioni di Donald Trump.

Non resta che chiedersi se chiunque abbia abbastanza risorse da investire in un sito web possa mettere in discussione lo Stato di Diritto e la democrazia del suo paese.

Entro sei mesi la decisione di Facebook

Intanto il Comitato per il controllo conferma la sospensione per l’ex presidente Donald Trump (che ha preceduto la nascita di From the desk) e sostiene l’incapacità da parte di Facebook di imporre una sanzione adeguata: «Ripetendo affermazioni infondate sui brogli elettorali e continuando a incitare all’azione, Trump ha creato un’atmosfera in cui sussisteva un grave rischio di violenza». La decisione si applica sia all’account Facebook che Instagram, ma una sospensione a tempo indeterminato non sarebbe in linea con gli Standard della piattaforma.

Per questa ragione, il Comitato chiede a Facebook di riesaminare la questione per stabilire e giustificare una risposta proporzionata e di giungere a una decisione definitiva entro sei mesi, senza sottrarsi alle proprie responsabilità. Dal punto di vista dei suoi membri ci sono alcune valutazioni sulle norme non rinviabili: «Tali norme dovrebbero assicurare che, quando Facebook impone una sospensione a tempo determinato dell’account di un utente influente per ridurre il rischio di violenze gravi, l’azienda deve valutare la diminuzione del rischio prima del termine della sospensione».

Il Comitato, infine, vigilerà affinché Facebook rispetti gli impegni presi, monitorando le sue decisioni e raccomandazioni.

Sara C. Santoriello

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