I Linea,

I Linea, definiti “Clash italiani”, unica combat rock band che il nostro Paese abbia mai avuoto, festeggiano i loro trent’anni di carriera pubblicando il disco “Fuori mercato” (Ammonia Records), in uscita da venerdì 16 ottobre in digital download, piattaforme streaming, CD e vinile. Il disco si compone di tredici brani di repertorio, tra cui brani rivisitati, attualizzati e un inedito: “Nuovo Rosso”, “Terra libera”, “Fuori mercato”, “Push”, “Campesinos”, “The correct use of religion”, “Corto Maltese”, “Ritorno”, “Palomar”, “L’ultimo dei re”, “Frontiera”, “Pensavo con te”, “Tienanmen”, “Rumore”.

Un viaggio temporale che inizia a partire dalla fondazione del collettivo fino ad arrivare ai giorni nostri, con un sound più evoluto e più vicino ai gusti dell’attuale pubblico.

I Linea: la loro storia

I Linea – Cover – Fonte: 19MediaAgency

I Linea sono un collettivo di musicisti, idealisti, amici, appassionati organizzatori di eventi, nati in una periferia a sud di Milano, a San Giuliano Milanese, nel 1989. La band ha da sempre sperimentato vari generi musicali, dalla new wave al punk di matrice anglosassone. A gennaio 2000 è uscito il loro primo album “In Cammino”. Il disco è stato dedicato a Paolo Cavallotti, bassista e co-fondatore della band, scomparso pochi mesi prima che la band stessa entrasse in studio. A novembre del 2004, in seguito a numerosi concerti e live, viene pubblicato il nuovo disco “Frontiera” su Casbah Records, etichetta creata per l’occasione in perfetto stile DIY. A Marzo 2008 i Linea pubblicano il terzo album “Terra Libera” su etichetta Business Low Cost Company: un mix di ska, reggae, punk e rock supportata da testi maturi ed incisivi. Nel novembre 2008, durante il Meeting delle Etichette Indipendenti, Punkadeka assegna ai Linea il riconoscimento per l’impegno sociale. Nel 2009 la band è impegnata in un tour invernale al sud Italia. Nel 2012, invece, viene pubblicato il quarto album della band, “Revoluzionado” su etichetta One Step Records, un disco diretto e di grande impatto che vede la partecipazione di Kento, uno dei migliori rapper della scena underground e di Roddy Moreno degli Oppressed. Dopo una intensa attività live e anni passati senza mai fermarsi, i Linea decidono di prendersi una pausa dalla loro attività principale e tra il 2014 e il 2019 collaborano con il cantautore Filippo Andreani (Atarassia Grop) con il quale registrano due album “La prima volta” e “Il secondo tempo” e gli fanno da backing band durante i concerti. Nel 2019, per festeggiare i 30 anni di attività, i Linea decidono di iniziare a lavorare a un nuovo disco.

Abbiamo avuto modo di intervistarli ed ecco quanto Gimmy e Federico hanno rilasciato ai nostri microfoni.

Ciao a tutti I Linea e grazie in anticipo per la vostra disponibilità e il vostro tempo per questa intervista. Dalla redazione vi porgiamo i migliori auguri per questi trent’anni di carriera e vi chiedo subito: come nasce la vostra band nella piccola periferia sud di Milano? Come mai avete deciso di chiamarvi in questo modo?

Federico: Ciao a voi, grazie di cuore per gli auguri. Per noi è un bel traguardo e proprio per questo abbiamo deciso di fare un disco per festeggiare. Passo la parola a Gimmy che è l’unico membro della formazione originale nonché fondatore dei Linea.

Gimmy: Ciao a tutti voi! Vi ringraziamo per gli auguri, in effetti è un bel traguardo e per questo abbiamo voluto farci e farvi un bel regalo con questo disco “Fuori mercato”. Come nascono tutte le band, credo. C’era un nucleo antecedente che si chiamava “Cafè des Arts”, poi tramite conoscenze comune, ho incontrato e conosciuto Mauro Zaccuri, primo e storico cantante della band ed autore di tutti i testi fino a “Terra libera” nostro terzo disco. Ho saputo che cercavano un chitarrista e allora sono andato a provare con loro. Da li è partita una nuova storia…quella dei Linea. Il nome eh….se mi ricordo bene avevamo un foglio con diversi nomi scritti, dopo una drastica scrematura erano rimasti “Exedra” e “Linea d’ombra”. Le preferenze andavano più su “Linea d’ombra”, però sapevamo anche che in quel periodo c’era un giornale a Firenze che si occupava di musica e cultura (credo..) che aveva lo stesso nome. Allora dopo un po’ di discussioni abbiamo accorciato il nome in Linea e basta. Un messaggio vero e proprio all’inizio non c’era, ma col passare del tempo penso che il fatto di aver cercato, come nostra scelta, di tenere la linea di coerenza più dritta possibile nelle nostre scelte musicali e non, possa essere un messaggio legato a questo nome. Anche se questo è molto difficile e non sempre ci siamo riusciti.

Nel corso degli anni, il numero dei componenti della vostra band è sempre stato lo stesso oppure ci sono state delle variazioni? Quanti siete al momento? Soprattutto, ci incuriosisce sapere, siete sempre stati tutti d’accordo sulle scelte compiute?

Federico: Gimmy è l’unico superstite della formazione originale dei Linea. Nel corso degli anni ci son stati vari avvicendamenti dovuti principalmente a vicissitudini personali, in qualche caso a scazzi o divergenze di vedute e purtroppo anche ad eventi tragici. Questo ti fa capire che no, non siamo sempre stati tutti d’accordo sulle scelte da fare o sulla direzione da seguire. Pur essendo persone affabili se ci impegniamo sappiamo essere dei bei rompicoglioni. – ride – Attualmente siamo in quattro: tre di noi suonano insieme da 15 anni mentre due di noi addirittura da 20. Sono sicuro che i componenti della line-up attuale mettano la band in cima alle loro esigenze conciliando e mediando con le incombenze quotidiane, la famiglia e il lavoro.

Gimmy: Abbiamo variato nel tempo, da 5 componenti a 4, poi ancora 5 e ora a 4 di nuovo. I componenti negli anni sono cambiati, come dice Fede, io sono l’unico superstite della formazione originale…(sono un matto eh!?). Come spiegava bene Fede i motivi sono stati vari, dallo scazzo, alle divergenze ai problemi di salute fino appunto ad eventi tragici. Ecco non ci siamo fatti mancare niente in questo senso! Ecco una cosa che vorrei dire, è che dai Linea (a memoria mia) non è mai stato “cacciato” nessuno, chi ha scelto di andare o di lasciare lo ha fatto di sua volontà. Questo per far capire che i Linea oltre una band, può essere considerato quasi un collettivo.  

Quali sono le difficoltà che una band oggigiorno incontra nell’avanzare nel panorama musicale?

Federico: Questa domanda necessiterebbe di una risposta lunga come un libro di trecento pagine. Noi siamo sempre stati borderline ovvero ci siamo curati molto poco di fare cose compiacenti per arrivare più in alto di dove eravamo. Difficile trovare la ricetta giusta e spesso non è la qualità della propria proposta a fare la differenza ma sono altre dinamiche. Diciamo che le difficoltà sono molteplici, non ultima quella di uniformarsi a un qualcosa di già esistente e che ha successo. Questo sia per quanto riguarda il mainstream che per la scena indipendente. Siamo sempre stati tacciati di essere poco etichettabili per cui poco vendibili… per cui fuori mercato. Nel corso della nostra storia abbiamo incontrato anche qualche coraggioso tipo Alfredo di Ammonia Records. Oggi, più che ieri, brucia tutto velocemente: o fai i numeri subito oppure non ti è data un’altra possibilità. Noi le possibilità ce le siamo sempre date da soli restando indipendenti e autoproducendoci. Forse non abbiamo “raccolto” tanto ma abbiamo ottime ragioni per essere molto contenti e orgogliosi di quanto è stato fatto.

Gimmy: Se devo elencarti le difficoltà che può incontrare una band nel panorama musicale oggi (come ieri) sto qui fino a domani mattina! Quello che ti posso dire è che se dovessi consigliare cosa fare ad una band di ragazzi oggi, sarebbe di suonare, suonare tanto, scrivere musica divertirsi a realizzarla con passione, tanta passione. Senza badare al genere che va di moda, perché prima di tutto la tua musica deve piacere a te, devi crederci tu per primo, poi se a qualcuno non piacerà pazienza. Se stai ad ascoltare tutto quello che ti dicono gli altri, cambi genere e modo di fare musica ogni mezz’ora. Io ho sempre pensato, e mi è capitato di dirlo anche a qualche manager, produttore di etichette e operatori del settore vari….di ricordarsi che una band, o musicista, senza di loro può tranquillamente andare avanti a fare la proprio musica; scriverla, registrarla e farla ascoltare divertendosi e togliendosi anche delle soddisfazioni. Ma loro senza le band o i musicisti che scrivono e compongono musica, cosa fanno?… Spero che nessuno se la prenda e capiscano quello che voglio dire.

Dal punto di vista tecnico e stilistico, a chi vi siete ispirati inizialmente?

Federico: Inizialmente la band aveva una forte connotazione new wave, parlo chiaramente della new wave anni ’80… sempre riletta con piglio punk rock e originalità. Poco dopo i Clash e Joe Strummer hanno segnato in modo indelebile la nostra strada: sono stati una luce guida del nostro modo di fare e di intendere le cose. Un ottimo esempio di evoluzione e di globalizzazione musicale. In “Fuori mercato” abbiamo allargato ulteriormente lo spettro sonoro lasciando convergere nel nostro suono tutto ciò che ci ha influenzato, musicalmente parlando, nella nostra vita.

Gimmy: Ispirati in maniera particolare a qualcuno direi di no. Anche perchè proveniamo da mondi musicali anche molto diversi. Abbiamo delle linee comuni quello si. Una di queste sono stati i Clash e Joe Strummer sicuramente. Ecco loro, da un certo punto in poi, ci hanno guidato sulla nostra strada, sia musicalmente che come messaggio proposto.

Ad oggi siete stati definiti “l’unica combat rock band che il nostro Paese abbia mai avuto”. Come vi sentite al riguardo? Ci sono mix di stili che vorreste ancora sperimentare?

Federico: Ecco, questa definizione mi imbarazza un po’ pensando ai “pezzi da novanta” che la scena combat italiana ha espresso nel corso degli anni: su tutti la Banda Bassotti e i Gang dei fratelli Severini. Se posso permettermi noi ci collochiamo sicuramente dopo di loro. Per noi è importante l’identità e il riconoscerci nelle cose che cantiamo e suoniamo. Le nostre canzoni hanno sempre raccontato di esperienze dirette se non di cose con le quali proviamo una forte empatia. In questo senso ci sentiamo assolutamente coerenti e sinceri. Per ciò che invece riguarda l’aspetto più prettamente “sonoro” e di genere perseguiamo quello che è il nostro istinto e portiamo nel sound gli elementi della musica che ci piace in modo spontaneo e senza premeditazione di sorta. La strada tracciata per “Fuori mercato” molto probabilmente segnerà anche i nostri prossimi passi.

Gimmy: Beh l’unica combat rock band mi sembra esagerato. Di sicuro in Italia i capostipite di questo genere sono i Gang dei fratelli Severini e la Banda Bassotti, quindi sicuramente dopo di loro. Diciamo che facciamo parte di una bella schiera di band fulminate sulla strada di Joe Strummer e i suoi Clash, e da li ognuno a fatto la propria strada senza però perdere la luce del “faro” illuminante. Beh diciamo che con “Fuori mercato” abbiamo già sperimentato e cambiato vestito sonoro a molti dei pezzi presenti nel disco, andando a trovare proprio la bellezza intrinseca che c’era in questi brani e tirandola fuori. Questo poi potrebbe essere un nuovo percorso per il futuro…chissà!

La produzione di “Fuori Mercato” è legata ad un anno particolare, un 2020 fatto di incertezze ed emergenza sanitaria Covid19. In questi 6 mesi di arrangiamenti, prove e scelta del repertorio è stato difficile per Voi lavorare a distanza? Come avete provato ad organizzare il vostro lavoro, gli eventi e le rappresentazioni in pubblico?

Federico: La preproduzione del disco è iniziata molto prima del lockdown; avevamo già deciso di affrontare il lavoro in modo diverso rispetto al passato per cui gli arrangiamenti non sono nati in sala prove. Ognuno di noi ha lavorato a casa, nei propri spazi casalinghi e con i propri registratori multi-traccia. Questo ci ha dato la possibilità di avere molto più tempo a disposizione e soprattutto di sfruttare i momenti più ispirati. Abbiamo tirato fuori le nostre caratteristiche mettendole al servizio delle canzoni. Siamo sempre stati in contatto scambiandoci di continuo e vicendevolmente le nostre impressioni. Diciamo che i risultati ci hanno dato ragione in quanto siamo contentissimi degli arrangiamenti fatti. In merito alla scelta delle canzoni abbiamo volutamente evitato di rifare quelli che nel corso degli anni son diventati i “classici” dei Linea soffermandoci invece su canzoni che son rimaste ingiustamente in ombra o che magari al tempo avevano subito un trattamento (arrangiamento e registrazione) che non ci ha mai soddisfatto. Alcuni pezzi erano inediti in quanto mai pubblicati sui nostri album. La registrazione vera e propria è filata liscia salvo lo stop forzato di due mesi dovuto al lockdown. Il disco è stato prodotto nell’ottimo Edac studio di Fino Mornasco (CO), un posto nel quale viene naturale dare il meglio di se grazie alla strumentazione messa a disposizione, alla perizia tecnica e “bellezza umana” di Davide Lasala e Andrea Fognini. Per il resto, come tutti, navighiamo a vista in attesa di momenti migliori e di poter tornare sul palco per proporre e presentare il nuovo disco.

Gimmy: La scelta dei pezzi è avvenuta anche un po’ in maniera naturale. Io essendo nella band dagli inizi, ho tutta la produzione musicale fin dai primi demo. C’erano dei brani per me che erano bellissimi nella costruzione armonica, melodica e nel testo, quindi meritavano una nuova luce. Così per tutti gli altri brani, potevamo finire per registrare 40 pezzi, ma abbiamo dovuto darci un limite!

Quale suggerimento dareste oggi ai giovani delle periferie che, come Voi, hanno il desiderio di formare una band e fare della musica il loro mestiere per eccellenza?

Federico: Difficile indicare una strada precisa soprattutto per chi come noi per mangiare fa altro: nessuno di noi quattro vive, da un punto di vista finanziario, di musica. Allo stesso tempo suonare resta un’attività per noi vitale. Detto questo credo sia importante badare alla sostanza delle cose e suonare tanto senza limitarsi. Vedere la musica non solo come hobby. Ecco, credo sia fondamentale cercare la propria via essendo sempre sinceri senza cercare scorciatoie. Forse il consiglio migliore è proprio quello di non ascoltare i consigli. Se invece si mira solo al successo è meglio andare a X-factor – ride.

Gimmy: Bisogna prendere la musica con passione e con amore, la musica è un arte, e come tutti le arti va curata e salvaguardata. Devono provare, suonare e provare ancora, senza stancarsi… la famosa “gavetta” serve ed è fondamentale per lo sviluppo del proprio carattere artistico. Adesso sembra che con tutti questi “Talent” vogliano farti saltare questo aspetto e lanciarti (meglio buttarti..!) in pasto alla gente. Questi ragazzi logicamente non sono pronti e vengono bruciati nel nome del business e del soldo (degli altri). Quindi dal basso della nostra esperienza e da chi NON ce l’ha fatta vi possiamo dire di non mollare, di continuare a suonare, quello nessuno ve lo può portare via. Se poi questo si trasformerà nel vostro mestiere: GRANDI! ce l’avrete fatta, se no pazienza, sarete sempre in ballo con qualcosa di importante… la MUSICA!

Sabrina Mautone

Sabrina Mautone
Sabrina Mautone nasce a Napoli il 18 Maggio 1996 e vive a Milano. Giornalista pubblicista laureata in Lingue Moderne presso la Federico II di Napoli e specializzata in Comunicazione e Cooperazione Internazionale per Istituzioni ed Imprese presso l'Università Statale di Milano. Con un master post-lauream in Comunicazione, attualmente si occupa di Giornalismo Radio-Televisivo a Roma.

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