Il filosofo Aldo Masullo
Fonte: Senza Linea

Sempre più orfani di una delle più preziose generazioni, abbiamo un nuovo colpo da dover attutire: addio al filosofo Aldo Masullo, protagonista dell’anti-oscurantismo.

Perché la vita è preziosa e tante volte sa essere generosa, ma in questi giorni di quarantena non ci esime da profonde riflessioni, ponendoci dinanzi a delle realtà da cui non possiamo sfuggire. Solo qualche giorno fa eravamo alle prese con la perdita del grande scrittore cileno Luis Sepùlveda; oggi ,invece, siamo tutti uniti nelle nostre solitudini che si mescolano nel ricordare Aldo Masullo il quale, settimane fa, aveva compiuto gli anni. Perdiamo il filosofo della lungimiranza, il filosofo della coscienza che ha spianato strade impercorribili a molti, adoperando un linguaggio semplice e accessibile.

Filosofo, ma non solo. Un uomo dal forte senso civico, difensore ma non tifoso, qualità premiata dal Comune di Napoli: difatti, nel 2018, gli fu conferita la cittadinanza onoraria. Il professore Masullo ha sempre respinto appellativi, non voleva essere chiamato maestro; alla sua veneranda età ancora si chiedeva il perché dovesse essere un esempio per qualcuno, sì proprio lui, la stessa persona che durante un’intervista si definiva un “istrione”, con la stessa naturalezza di chi si definirebbe “intelligente” o“accattivante”.

Fonte: Ostuni news

Era credibile nei suoi dubbi, filosofici ma non solo, eppure era realmente professore, di Filosofia Morale all’Università di Napoli Federico II; Masullo  era maestro, maestro di vita; non ha mai smesso di trovare una spiegazione ai momenti più drammatici della nostra Storia, nemmeno qualche giorno fa quando, dichiarò: “Stiamo vivendo un evento stravolgente sul piano collettivo ma stranamente soporifero. Come quando ci si ubriaca e si prova un senso di nausea. E invece dobbiamo tentare di opporre una resistenza attiva. Anche evitando di farci avvolgere in un torpore rischioso che deforma la realtà”.

Era il filosofo di tutti, Aldo Masullo, ma era anche un uomo libero grazie alla sua ampia preparazione culturale: laureato in Filosofia, successivamente volle intraprendere gli studi anche alla facoltà di Giurisprudenza, in quanto c’erano dei nodi e dei processi del diritto a cui si era incuriosito già negli anni precedenti, quando già studiava filosofia, come egli stesso dichiarò. Se la contingenza l’avesse richiesto, Aldo Masullo sarebbe andato subito in trincea, ecco perché in questo 25 aprile, giorno della Resistenza,perdiamo un combattente, un uomo volto al pensiero critico, alla “resistenza attiva” come egli stesso amava dire.

Aldo Masullo ci mancherà perché era un uomo libero, un uomo che ha saputo avvertire i pericoli e comunicarceli: “la tecnologia è diventata lo strumento che nelle mani di un soggetto politico, militare e quant’altro, lo può far diventare padrone del mondo”, dichiarava qualche anno fa; è lo stesso che ha difeso la sua Napoli, cercando di lenire e mitigare scontri asettici, sterili. Masullo credeva che la città partenopea potesse salvarsi, ma come? “In base alla capacità che avranno tutte le sue componenti, soprattutto le classi dirigenti e le concentrazioni borghesi, di unirsi in una politica ragionata, anche di contestazione nei confronti del governo centrale, in nome di una ripresa soprattutto della vita lavorativa”, questa una delle sue tesi.

Il critico della ragion pura non ha mai risparmiato nessuno: in tempi non sospetti, da studioso e analista illuminante quale era, temeva che la Lega di Salvini potesse trovare terreno fertile al Sud Italia, in quanto riteneva il partito detentore di un “potere oltre il diritto”. Masullo poteva permettersi questo e altro: uomo eclettico, appassionato di politica per senso civico, fu anche Deputato e Senatore della Repubblica; egli era professore di nome e di fatto, sempre al servizio dei giovani, giovani che in molte occasioni criticava, non propriamente come i protagonisti di una società liquida, riprendendo Bauman, ma vittime dello stesso sistema.

Allo stesso tempo, però, era un loro grande sostenitore, apprezzando soprattutto i movimenti ambientalisti messi in piedi proprio dalle ultime generazioni. Di loro scriveva: “Il fatto che questa generazione di ragazzi si sia messa in movimento comporta da subito, nei giorni del nostro mondo tutto “stretto” nella sua globalità soffocante, la boccata d’aria frizzante di curiose inversioni generazionali: giovani che precedono lungimiranti gli adulti, insegnanti che imparano dagli allievi le buone pratiche, padri a cui i figli additano la via della salvezza. Un tal paradosso mette allegria prima ancora che speranza.”

Orfani del suo sguardo e impreparati a questo nuovo oscurantismo, possiamo trarre comunque insegnamento dal suo ampio patrimonio culturale per ribellarci all’annichilimento che stiamo vivendo, sintomo dell’istituzione totale a cui apparteniamo, per riprendere un concetto di E. Goffman. È realmente, questa pandemia, una opportunità: “E resistere è anche un esercizio, è anche un’esperienza di dignità che l’uomo dà. La consapevolezza di ciò ci può aiutare, se sappiamo capirne il valore” parafrasando il professore Aldo Masullo.

Bruna Di Dio

Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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