Viboras - Fonte immagine: Marta Scaccabarozzi
Viboras - Fonte immagine: Marta Scaccabarozzi

Viboras è il nome in arte di una rock punk band. Essa è composta da Irene (voce e chitarra), Sal (chitarra e cori), Gabba al basso e Ga alla batteria. Quattro sconosciuti che si sono incontrati per caso sul set di “Jennifer”. Il loro successo è iniziato con un demo al Malibu Studio di Milano, “We Bite”, e successivamente con Ammonia Records, registrando il primo album in studio “Wrong” presso il West Link Studio di Pisa. “Eternal”, il loro nuovo disco, è disponibile ora in digital download, streaming e CD jewel box – e ad arricchire il disco ci sono anche nomi noti della scena del rock e punk rock nostrano tra cui Paletta (Punkreas), Dava (Vallanzaska), Metius (The Midnight Kings), Lester Greenowski, Sebi (Senzabenza), Max (Senzabenza) e Pera (Watertower).

La tracklist di “Eternal” si compone di dieci brani. Essi sono;

  • Fucking special
  • Dystopic
  • My fate feat. Metius King
  • Devil’s Touch (his ghost)
  • Too late feat. Lester Greenowski
  • Non lo so feat. La Dava e Paletta
  • No turning back
  • Stranger
  • SPECIAL TRACK: Too fast feat Sebi, Max, Pera
  • BONUS TRACK: I don’t knowCon “Eternal”


I testi raccontano per lo più esperienze personali: amicizie tradite, delusioni amorose, preoccupazione, rifiuto dei mali della società e altre tematiche soggettive ma allo stesso tempo condivisibili da ognuno di noi e soprattutto, esperenziabili nella vita quotidiana.

I Viboras hanno partecipato a tour in Italia, Austria, Spagna e preso parte ad importanti punk festival come Rock in Idro e Eastpak Etnika Rock Festival.

Viboras – Eternal Cover. Fonte immagine: Marta Scaccabarozzi

Siamo pronti a conoscerli meglio. Di seguito la loro intervista;

Viboras, com’è nata l’idea di questo nome in arte per la vostra band? Cosa significa?

Ciao a tutti! Il nome in realtà ha un significato semplice. Significa vipere in spagnolo, è nato perchè volevamo usare i serpenti come nome della band. Non ce ne piaceva uno, sembravano tutti titoli di brutti vecchi film di serie b. Una sera Giò, il primo bassista e co-fondatore della band, ha proposto il nome che ci siamo visti calzare a pennello. Vipere h24!

Sappiamo che la vostra band nasce da un’unione successiva all’esperienza fatta sul set di “Jennifer”. Dunque, eravate quattro sconosciuti prima di diventare i Viboras, oppure già c’erano rapporti di amicizia tra voi?

Io (Sal il chitarrista) e Beppe suonavamo già da diverso tempo nella band con cui si stava realizzando il video di Jennifer, Giò era un nostro amico storico e Irene era la “Star” del video che Giò aveva conosciuto poco prima, video che girava lui e per il quale ha assoldato Irene. Da lì a breve è nata la band, qualche mese dopo abbiamo prodotto un demo e l’anno successivo eravamo con Ammonia che ha prodotto il primo album “Wrong”.

Come nasce il vostro amore per il genere punk, rock punk?

Io in particolare ascolto questo genere fin da quando avevo 13 anni grazie alla cultura skate, successivamente è arrivata l’invasione mondiale capitanata da band come Offspring e Rancid che hanno alimentato la fiamma del genere. Per quasi un decennio è stato uno stile di vita per molti e anche chi lo ha vissuto ed è cambiato non lo esclude mai del tutto dal proprio quatidiano. Da quando lo “suoniamo” per noi è diventata un’attitudine fissa, lo viviamo e lo respiriamo costantemente.

Quali sono state nel corso del tempo le icone musicali al quale vi siete ispirati?

Le nostre ispirazioni sono molteplici e variegate; partiamo da band come clash, Social Distortion, Rancid e tante altre dagli anni 70 ad oggi. Ma anche band completamente fuori dal “canone” più tipicamente rock. Ci piacciono una marea impressionante di gruppi dei più disparati generi e tutti hanno contribuito a creare il nostro sound.

Avete viaggiato tanto durante i vostri tour. Quale meta vi è rimasta nel cuore e perché?

Le esperienze sono state e sono ancora tutte bellissime. Cerchiamo sempre di renderle uniche e irripetibili. Sicuramente per quanto particolare una delle più belle è stata quella del ritorno dopo il lockdown. Eravamo su di giri, pubblico incluso. Ho suonato di merda da quanto ero in pompa, nessuno se ne accorto, stavano in pompa pure loro.


Come mai ci sono stati diversi periodi di stand-by musicali nella vostra carriera in quanto band?

Si è trattato di un periodo frutto di un’eccessiva attività, non ci aspettavamo che si potesse provare tanto stress. Ci siamo presi quasi 5 anni in cui abbiamo vissuto i nostri side projects e altre attività artistiche in totale tranquillità, dopo di chè ci siamo detti “Si ricomincia?” e da li, anche se con significativi cambi di line up, siamo andati avanti come treni.


Domanda difficile: qual è la canzone al quale ognuno di voi è più legato? Perché?

Mah, è dura pensare ad una preferita, a noi i nostri album piacciono moltissimo nella totale interezza, certo che ad alcune siamo più affezionati ma è davvero difficile fare una selezione. Possiamo dire che la nostra scaletta live rappresenta è ciò che si avvicina al concetto di preferenze. All’interno si trova il nostro primo singolo Pick it up che non ci stufiamo mai di suonare, Where were you è la song che ha segnato il ritorno sul disco Eleven, Bkeed, Save your prayers… ci piacciono tutte!


Cosa consigliereste ai giovani d’oggi che vorrebbero intraprendere questo tipo di carriera?

L’unico ingrediente della ricetta è crederci, non importa quanto ci voglia e dove o come accadrà, prima o poi ci sarà qualcuno interessato alla tua musica. Bisogna perseverare scrivendo e riscrivendo musica propria senza avere paura di ispirarsi alle proprie band preferite, senza temere alcun giudizio. 

Sabrina Mautone

Sabrina Mautone nasce a Napoli il 18/05/96 e vive a Milano. Giornalista pubblicista laureata in Lingue Moderne presso la Federico II e specializzata in Comunicazione e Cooperazione Internazionale per Istituzioni ed Imprese presso l'Università Statale di Milano. Con un master post-lauream in Giornalismo Radio-Televisivo a Roma, lavora da freelancer e segue eventi in Italia e all'estero.

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