matteo salvini tik tok

Matteo Salvini sbarca su Tik Tok e la cosa desta subito una sensazione straniante, una di quelle cose che appare così inopportune e imprudenti (o geniali, chissà) da destare una certa curiosità. Che diamine avrà in mente il leader della Lega?
Ah ma è chiaro… il suo progetto di marketing si è trasformato in una pretesa politica e culturale che punta ad obnubilare le deboli giovani menti italiane. Un Imperatore che ha mangiato troppa carbonara, un Palpatine ringiovanito che rinnega il Lato Oscuro solo perchè oscuro. Da sempre, d’altronde, la Lega preferisce il lato chiaro, bianco, padano. Senza Vergogna.

Ma andiamo avanti.

Sappiamo che tutto quello che fa Salvini non è fatto a caso. Dalla scodella di pasta scattata come niubbo della tecnologia alle sue dichiarazioni feroci – lungi dall’essere lontane dal suo modo elementare di pensare – rientrano in un preciso programma di comunicazione e personal branding. Anche la mossa all’apparenza più sprovveduta è studiata nel dettaglio da web agency esperte in comunicazione e targeting. Una strategia che, dati alla mano, si è rivelata vincente in tempi di di desertificazione ideologica e personalizzazione della politica, fenomeno che ha portato l’elettorato a riconoscersi nella persona e non nell’idea.

Matteo Salvini su Tik Tok

L’ultima mossa del team di Matteo Salvini – sempre più votato alla professione e manchevole nelle responsabilità civili – conferma questa tendenza, con il leader della Lega che è diventato il primo politico italiano ad approdare su Tik Tok, il social del momento, almeno fra i giovanissimi della Generazione Z.
L’intento, come dicevamo, è quello di abbracciare l’elettorato del prossimo futuro. Già ve lo immaginate con quel sorriso mefistofelico mentre cerca di salvinizzare la società che verrà, ne siamo certi. Niente di nuovo in Italia, sia chiaro.
Una strategia che sembra voler ripercorrere non solo quelle pagine più tristi della nostra storia, ma anche quella più recente e meno tragica (almeno dal punto di vista dei diritti) fatta da Silvio Berlusconi qualche decennio fa: appropriarsi di un media per sfruttarlo a proprio vantaggio, usandolo come canale per entrare nella mente di chi non ha un grande interesse o coscienza politica (in quel caso si parlava di un elettorato di mezza età assuefatto dai messaggi televisivi e che ancora non riusciva a interpretarli criticamente), in modo tal da essere il primo riferimento, la prima immagine evocata quando si è chiamati al voto, per accaparrarsi, non tanto le simpatie, ma le presdisposizioni degli indifferenti o di chi vota e voterà di pancia, chi non ha tempo d’informarsi, i distratti, quelli uh ma c’è la partita in tv che cazzo ce frega.

fonte: cisiamo.info

Idea lungimirante, dicevamo. La storia gli da ragione. Ma c’è un però. Ogni social ha un suo linguaggio (tone of voice, tipi e formati di contenuto) ma soprattutto il suo target predominante. E Tik Tok, ad oggi, è presidio quasi esclusivo dei giovanissimi – quelli nati dopo il 96/97 secondo i dati del Digital Report. Un target di persone che gode ancora di una certa spensieratezza, che passa il tempo a cazzeggiare, manifesta la sua libertà sessuale e relazionale, mette le canzoni di Mahmood in sottofondo (lo stesso su cui Salvini ironizzò impropriamente sull’italianità della sua canzone), condivide – con intento memetico o serioso – le dichiarazioni di Greta Thunberg. Tutti personaggi con cui Salvini non andrebbe a cena fuori.
Una generazione che, per quanto legittimamente appaia ancora ingenua, ha una mente aperta e ancora non avvelenata dal razzismo e dall’intolleranza. Una generazione che avverte, seppur ancora non pienamente, il problema ambientale.
Difficile parlare di patria, di prima gli italiani, di rispetto ossequioso delle forze dell’ordine, quando questi ragazzi hanno – come tutti i giovani – un’anima ribelle e i loro idoli sono internazionali. Tutti argomenti cari alla propaganda di Salvini e condivisi come primi contenuti sul social.
Chiaramente questa condivisione sconveniente di contenuti (fuori target e fuori tono) è stato subito subissata di critiche dal pubblico del social. La cosa più gentile detta al leader della Lega sono stati gli inviti ad abbandonae Tik Tok.

Matteo Salvini, Facebook forse era meglio

Capito il cortocircuito comunicativo, il team di Matteo Salvini ha scelto di virare sull’intrattenimento, la cosa che riesce meglio al leader politico. Prima ha scimmiottato le note di Vasco, dopo si è prestato a una reinterpretazione danzante di Dance Monkey, una delle canzoni più in voga su Tik Tok in questo periodo. E lì i risultati sono stati addirittura peggiori tra l’incredulità e gli insulti che sono piovuti sul leader della Lega.

Il progetto di marketing politico di Salvini, tramutato in impresa culturale, ha dovuto fare i conti con una resistenza sperata a e inaspettata. Qualcosa che instilla un lumicino di speranza nella società che verrà, ora che quella del presente sembra miseramente fallire nei suoi nobili presupposti.
Di solito, l’innato conflitto generazionale, impone a pensare sempre alle nuove generazioni come peggiori da parte delle vecchie. Che sia la volta buona che venga invertita questa tendenza?
E non fa nulla se questa questa nuova generazione erge a modello musicale Sfera Ebbasta. Se mantiene queste premesse, se lotterà con questa convinzione contro ogni tentativo di manipolazione capziosa, ce ne faremo una ragione.

 Enrico Ciccarelli

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