La nuova legge di bilancio non tutela la biodiversità
Fonte: Pixabay.com

Nella nuova legge di bilancio del 2023 approvata dal nuovo governo, c’è un emendamento che ha creato non poco scompiglio tra le associazioni ambientaliste e le società scientifiche.

Questo emendamento modifica la normativa vigente in merito al controllo e al contenimento della fauna selvatica, dando alle Regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano la possibilità di «autorizzare, sentito l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca
ambientale (ISPRA), piani (regionali o delle province autonome) di controllo numerico mediante abbattimento o cattura
» avvalendosi di «cacciatori iscritti agli ambiti territoriali di caccia o nei comprensori alpini delle aree interessate, previa frequenza di corsi di formazione autorizzati dagli organi competenti a livello regionale e siano coordinati dagli agenti delle Polizie provinciali o regionali

Inoltre il testo continua affermando che «tali attività di controllo e contenimento delle specie di fauna selvatica non costituiscono
esercizio di attività venatoria
», ma allo stesso tempo «gli animali abbattuti durante le attività dei controlli sono sottoposti all’analisi
igienico sanitaria e, in caso negativo, sono destinati al consumo alimentare

Le Regioni e le province autonome provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica «anche nelle zone vietate alla caccia,
comprese le aree protette e le aree urbane anche nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto

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Una legge antiscientifica e pericolosa

Questo emendamento che apparentemente sembra rinnegare qualsiasi esercizio di attività venatoria e sembra sia stato adottato principalmente per gestire il problema del sovrannumero di cinghiali nella capitale romana, è stato apertamente criticato in una lettera firmata da numerose associazioni scientifiche ed esperti in materia.

La prima problematica che viene evidenziata è che questa legge non limiterà il numero complessivo di una specie come il cinghiale, tra l’altro attirata nelle strade urbane della capitale dalla cattiva gestione dei rifiuti e del verde urbano, ma esporrà i cittadini a rischi gravissimi; già prima di questo provvedimento infatti non era raro che accadessero incidenti dovuti all’attività di caccia, ora che sarà autorizzata “per attività di contenimento” anche nelle aree protette e nei periodi di silenzio venatorio e di divieto il rischio sarà sicuramente più elevato.

La seconda critica riguarda il carattere antiscientifico di questo emendamento: la decisione è stata presa senza consultare enti di ricerca o esperti in materia (zoologi, ecologi ecc.), che conoscono gli equilibri dell’ecosistema e ne garantiscono la tutela in modo adeguato. Un provvedimento come questo, affidato a persone inesperte, è dannoso perché potrebbe portare all’alterazione degli equilibri che intercorrono tra le varie specie e l’ambiente. Nel testo si legge di “cacciatori formati”, selezionati attraverso corsi di organi competenti regionali, eppure non c’è chiarezza né su quali siano questi corsi di formazione né sugli organi regionali in questione.

Rimane ulteriormente controverso il reale fine di questi cacciatori esperti, se davvero si può parlare di attività non venatoria e di gestione dell’habitat.

Una scelta di legge generalista, non ponderata adeguatamente con l’aiuto di esperti in materia, che si contraddice dall’inizio alla fine nell’uso di frasi e termini tra di loro contrastanti.

Il rischio per la biodiversità

L’articolo 9 della Costituzione recita “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.

La biodiversità è la varietà degli ecosistemi, che comprendono sia le comunità degli organismi viventi all’interno dei loro particolari habitat, sia le condizioni fisiche sotto cui essi vivono. Essa è misurata da due parametri: la ricchezza in specie e l’uniformità della distribuzione degli individui nelle specie. Due ambienti possono avere, ad esempio, lo stesso numero di individui (ricchezza in specie), ma in uno dei due possono esserci tanti individui di una specie e pochi di un’altra, rappresentando così un ambiente a bassa biodiversità, perché non viene rispettato il secondo parametro.

La biodiversità rappresenta una risorsa tutelata costituzionalmente perché fornisce nutrimento, materie prime, energia e altri benefici alle specie in generale, tra cui l’essere umano. Eppure, la principale causa di perdita di essa molto spesso è l’attività antropica: deforestazione, inserimento di specie alloctone di maniera deliberata o accidentale, inquinamento, cambiamento climatico e attività venatoria.

Affidare quindi il contenimento di specie faunistiche a dei cacciatori contrasta apertamente con la tutela della biodiversità perché potrebbe per esempio portare all’uccisione di un numero di individui maggiore a quanto necessario, nuocendo al secondo parametro, quello dell’equiripartizione della specie. Si dovrebbe invece provare a risolvere il problema alla radice: gestire meglio lo smaltimento dei rifiuti per esempio, soprattutto nella capitale, per evitare che specie come i cinghiali vengano attirati nei luoghi urbani. Essendo una specie con un alto tasso riproduttivo, che può anche aumentare in condizioni climatiche favorevoli, il cibo può essere un fattore limitante per gli individui, spingendoli a cercarlo altrove. Inoltre la mancanza di dati del numero di individui presenti nel territorio non permette di monitorare l’accrescimento della specie, che continua ad essere una problematica anche perché il suo unico predatore naturale, il lupo, non ha un numero di individui sufficienti per contrastarne la crescita esponenziale.

Questo ci dimostra, ancora una volta, che lo Stato è poco interessato a trovare delle soluzioni adeguate per le problematiche ambientali, riducendo una questione complessa come la tutela della biodiversità a una visione semplicistica e antropocentrica.

Miriana Di Gloria

Studio biologia, per questo credo fermamente nella scienza come motore innovativo. Ho a cuore tematiche ambientali, sanitarie ed egualitarie più di qualsiasi altra cosa, per questo motivo credo nella collettivizzazione della scienza. Nel mio piccolo, cerco di affermarlo combattendo la disinformazione scientifica.

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