riforma del copyright diritto d'autore

Il Parlamento Europeo si è riunito per votare la riforma del copyright per l’UE. La direttiva, che ha sollevato criticismi da organizzazioni no-profit e associazioni di ricercatori, giornalisti e scienziati, intende regolare l’uso di materiale coperto da copyright da parte delle grandi piattaforme digitali, ciò al fine di tutelare il diritto d’autore. Tuttavia, protestano i detrattori, la libertà d’espressione e divulgazione sul web viene fortemente indebolita.

Motivazioni e obiettivi della riforma del copyright UE

Lo scopo principale della riforma del copyright è quello di provvedere “ad un alto grado di protezione per i detentori di diritti d’autore” e, a tale scopo, istituisce “un mercato interno ed un sistema che ne regoli la competizione”. L’intenzione è quella di creare un quadro legislativo chiaro e “certo”, affinché i detentori di diritti d’autore possano vedersi riconosciuto un giusto compenso per le loro opere.

Il documento evidenzia come “l’incertezza della legge” sia potenzialmente distruttiva per coloro che non hanno modo di far valere i propri diritti d’autore. In questo senso, la riforma del copyright non introduce ulteriori normative, ma si limita a rimarcare quelle già esistenti, nel tentativo di dare ai detentori di diritto d’autore maggiori tutele. Ciò che emerge, nel complesso, leggendo il documento votato questo 26 marzo dal Parlamento Europeo, è la volontà di creare una cornice legislativa all’interno della quale i singoli Stati agirano autonomamente.

Nello specifico, ai detentori di diritti d’autore, siano essi giornalisti, ricercatori, scrittori o artisti, viene riconosciuto il diritto a un “compenso proporzionale ed appropriato” all’uso che viene fatto dei loro lavori. Vengono però esclusi da quest’obbligo tutte le organizzazioni no-profit – “enciclopedie online” comprese – e istituzioni come librerie, musei, ospedali, scuole e più in generale tutte le strutture che favoriscono la diffusione di cultura senza fini di lucro.

In breve, se una piattaforma online trae profitto dalla pubblicazione di materiale coperto da copyright deve riconoscere una parte all’autore. E chiedere l’assenso a quest’ultimo per pubblicare i suoi contenuti.

Dunque, anche questa riforma del copyright mira a conformare gli assetti legislativi dei vari Stati membri in vista di un’Europa sempre più integrata. Parallelamente, rappresenta una forte presa di posizione a sostegno dei detentori di diritti d’autore, sempre più in balia di piattaforme che ne sfruttano il lavoro in contesto ancora deregolato. Allo stesso tempo, viene anche istituito che “gli stati membri garantiscano la possibilità per gli utenti di pubblicare contenuti coperti da copyright” generati dalle piattaforme digitali di cui sopra, allo scopo “di citazione, revisione, critica e caricaturale”.

Punti oscuri e critiche: la libertà d’espressione è al sicuro?

Le critiche non sono mancate, e si sono concentrate in particolare sugli articoli 11 e 13 della direttiva.

L’art. 11 stabilisce che agli autori debba essere riconosciuto un giusto compenso, in sostanza che i loro diritti d’autore vengano riconosciuti formalmente. I critici mettono in luce come questa norma determini, oltre a un “monopolio degli editori”, anche una “minaccia per il flusso di dati ed informazioni”: non bisogna dimenticare che la riforma rimette tutto ai singoli Stati membri, ponendo le basi per un contesto entro cui i diritti d’autore – e le informazioni a essi associate – non travalicano i confini dei rispettivi Paesi.

L’art. 13, invece, regola l’utilizzo dei contenuti coperti da diritto d’autore. Il motivo per cui questo articolo spaventa tanto i detrattori è il suo apparire un anticipatore dell’introduzione di filtri arbitrari per regolare la pubblicazione di contenuti da parte di pagine e utenti.

In generale, ciò che evidenziano i detrattori della riforma del copyright è il potenziale rischio legato alla libertà d’espressione e alla libera circolazione di contenuti online. Alcuni ne mettono in discussione la capacità di fornire quella “certezza della legge” in un contesto ancora troppo inesplorato da un punto di vista legale per essere regolamentato così duramente come prevede l’art. 13.

Inoltre, rimettere ai singoli Stati membri le modalità attraverso cui implementare le nuove direttive sul copyright, seppur all’apparenza ragionevole, non rappresenta di certo un passo verso l’armonizzazione normativa conclamata al primo punto del documento che gli europarlamentari sono stati chiamati a votare.

Bene le critiche, ma serve equilibrio con il diritto d’autore

Certamente la riforma del copyright non è perfetta, non solo per ciò che vi è contenuto, ma anche per ciò che manca. Wikimedia sottolinea come non sia stata introdotta “l’estensione a tutti gli stati membri della libertà di panorama e dell’eccezione del diritto d’autore per le opere derivate pubblicate dagli utenti”. Un aspetto, quest’ultimo, che sottolinea l’incongruenza fra fini dichiarati, ovvero l’armonizzazione normativa all’interno dell’UE, e l’effettività di una direttiva che lascia margini di manovra decisivi ai singoli Stati membri.

Allo stesso tempo, non bisogna dimenticare il diritto di ognuno di godere del frutto del proprio lavoro. E la nuova normativa sul copyright si pone proprio l’obiettivo di proteggere il diritto d’autore, e remunerarlo laddove un’opera, un brano o un articolo vengano utilizzati a scopo di lucro. Coloro che saranno colpiti dalla normativa non saranno neonate start-up, con pochi visitatori (meno di cinque milioni al mese) e capitali (meno di dieci milioni), bensì i grandi provider di informazioni come Google news o Facebook. Questi giganti oggi operano in un mercato scarsamente regolato, in cui la competizione è sostanzialmente distorta e dove i diritti d’autore e di proprietà, validi ovunque, non hanno alcun peso.

Quindi, se è vero che la direttiva lascia molte zone grigie, potenzialmente pericolose per la libertà del web, questo è anche dovuto alla quasi totale assenza, attualmente, di norme chiare che regolino l’uso online di materiale coperto da copyright. Di conseguenza la normativa è migliorabile e soprattutto completabile.

Nonostante questo, ciò che sembra minare lo scopo di un progetto così ambizioso è proprio la sua stessa strutturazione. Gli Stati membri rimangono, entro i loro limiti territoriali, i garanti del sistema istituito dalla riforma del copyright: in questo modo l’armonizzazione normativa, così come la diffusione del sapere che rappresenta “l’eredità culturale” (limitata ai singoli Stati nell’art. 8), rimangono concetti fumosi, in un’Europa unita solo in apparenza.

Davide Leoni

4 Commenti

  1. Esaustivo, ben scritto. Ora la sfida è capire come applicare le norme e chi può aiutare gli autori a tutelare le loro opere senza aumentare i contenziosi e la complessità burocratico amministativa. Prossimo passo far crescere la consapevolezza culturale sui diritti d’autore.

  2. Un’analisi ben scritta, chiara e apolitica che apre gli occhi su un problema che mi sono posta tantissime volte navigando online. Se ne parlava da tempo, ma non si capisce quale sia il confine: wiki o youtube? Le immagini di google o amazon? Ci sono già siti che difendono il copiwrite come le banche immagini. Ma le stesse le puoi trovare ovunque anche su Instagram.Come riusciranno a regolarsi?
    Mi domando se a lungo andare tali norme si ripercuoteranno sul portafoglio degli utenti, un versamento simbolico, un accesso a pochi centesimi e via discorrendo.
    Vigilate genti, vigilate…

  3. È un invito alla riflessione. Ho la sensazione di saperne di più con questa analisi chiara di un argomento che in realtà deve sottostare a norme degli stati e internazionali. Riflettere sull’utilita Della circolazione del pensiero su internet. Ho conosciuto dei compositori argentini Grazie a internet e successivamente ho acquistato i loro spartiti. Questo esempio dovrebbe confermare il doppio ruolo del web e la tutela necessaria. Articolo molto piacevole e interessante.

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