Da Jacques Attali al Grup Yorum
Fonte immagine: pagina Fb del Grup Yorum

La musica e le parole sono materiale resistente. Saverio Beccaccioli e Michele Paluzzi lo sanno bene: sono due studenti e musicisti che hanno vissuto un cambio di prospettiva, necessario a raccontare una storia della quale è dovere morale non tacere. Dal racconto dell’esperienza con un collettivo musicale turco, in una classe universitaria nasce l’idea del seminario Rumori Sovversivi. Da Jacques Attali alla vicenda del Grup Yorum, organizzato nell’ambito del corso di Antropologia del Suono, uno degli insegnamenti del Corso di Studi in Musicologia dell’Università La Sapienza di Roma.

Il riferimento all’economista Jacques Attali sembra essere un efficace punto di partenza per raccontare altro, per dar voce, grazie alla presenza e alla testimonianza dal vivo di due membri del gruppo, ad una vicenda poco conosciuta in Italia. Si tratta del Grup Yorum, un collettivo di musicisti e musiciste di musica folk popolare nato nel 1985 all’Università di Marmara, in Anatolia. Il gruppo è composto da trenta elementi, di cui venti sono attualmente detenuti in Turchia perché dissidenti del regime para-dittatoriale di Erdogan. Chi è riuscito a sfuggire al carcere e alle torture è attualmente in esilio e vive in Germania. Su di loro pende una taglia di quarantaduemila dollari

Dagli anni ‘80 a sostegno della causa curda e non solo, il Grup Yorum canta nelle cinque lingue parlate in Anatolia, tra cui anche il curdo. Nel 2015 inizia la loro persecuzione: i loro concerti, organizzati nelle piazze turche grazie all’aiuto dei comitati popolari, vengono vietati in tutto il paese. Il centro culturale Idil, a Istanbul, è stato preso d’assalto più di dieci volte. Ad alcuni membri del gruppo, trovati dentro al centro, sono state tagliate le dita delle mani e le orecchie da parte della polizia, nonché danneggiati gli strumenti musicali con i quali suonano e diffondono la cultura musicale anche tra i ragazzi e le ragazze dei quartieri disagiati della capitale del Medio Oriente. Hanno girato anche un film di denuncia, Mahalle, le cui riprese sono state interrotte dalla polizia, nonostante avessero ottenuto tutte le autorizzazioni per allestire il set in città. Il film è stato però portato a termine lo stesso: il finale è stato girato usando delle animazioni e la pellicola è stata pubblicata nel 2022.

La musica del Grup Yorum è reticolare, crea relazioni. Saverio e Michele hanno avuto modo di sperimentare sulla loro pelle il rapporto viscerale che si crea tra il pubblico e i musicisti che sono sul palco. Con più di ventiquattro dischi all’attivo, il Grup Yorum è in grado di riempire gli stadi: durante i loro concerti, i rapporti gerarchici si invertono e spesso è il pubblico, quindi il popolo, a cantare e portare avanti l’evento. La musica diventa uno strumento di coesione, un modo per essere coscienti di far parte di un’umanità accomunata dalla speranza e dalla lotta. Uno strumento di libertà, dunque: l3 ragazz3 del gruppo ci raccontano, quando viene chiesto loro se hanno mai paura, che l’unico modo per non averne e per resistere è continuare a produrre musica, pensando alle persone per cui si sta lottando, perché la causa dei molti è più importante del dolore del singolo individuo

Forse, se Jacques Attali avesse conosciuto la storia del gruppo turco l’avrebbe usata come esempio di musica svincolata dai rapporti di potere. Nel suo Rumori, l’economista francese sottolinea l’importanza e il rapporto che questo strumento di comunicazione intesse con chi ne fruisce e chi lo produce, fungendo da cassa di risonanza delle relazioni socio-economiche. La musica diventa uno strumento dal valore simbolico nei regimi totalitari, perché distopicamente contribuisce ad alimentare la liturgia del potere e la propaganda, si trasforma in merce nel sistema capitalista mentre deve essere silenziata quando assume un carattere sovversivo. 

Ma, come recita uno slogan usato durante i concerti, il Grup Yorum è il popolo e non può essere messo a tacere. Saverio e Michele ce lo hanno insegnato: la musica e le parole sono materiale resistente

Giulia Imbimbo

Giulia Imbimbo
Nata a Napoli a ridosso del nuovo millennio, sono una studentessa di Lettere Moderne, divoratrice di album e libri. Credo nella capacità della cultura umanistica e dell'espressione artistica di rifondare i valori della società contemporanea.

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