Tiny Seeds, Dinelli. Fonte: Marta Scaccabarozzi - 19 Media Agency
Tiny Seeds, Dinelli. Fonte: Marta Scaccabarozzi - 19 Media Agency

Si intitola “Tiny seeds” il nuovo disco di Lorenzo Dinelli, cantautore di origini toscane dall’animo punk. Esso è composto da tredici brani in lingua inglese, dal folk al rock alternativo, con tracce di cantautorato e varie miscele sonore definite da lui stesso nomadi. Attraverso questo album Dinelli tratta tematiche che accomunano tutti noi, problematiche di vita quotidiana e personale.

L’album è stato composto e prodotto interamente da lui, ad eccezione di “All my life” di Evan Dando. Mixato e masterizzato da Leonardo Magnolfi a EL sopRecording studio di Firenze. I titoli dei brani sono: “Father”, “Rosellin”, “Stay true”, “Leave it for another day”, “Forgiven”, “Endless optimism”, “Back into the den”, “Stars”, “Lucho”, “All my life”, “Summerdays”, “Posioned”, “I killed a man”.

Lorenzo Dinelli ha alle spalle una lunga carriera nella scena hardcore punk con la sua storica band Seed’n’feed, dal 1996 al 2011, con numerosi album, in italiano e in inglese, e numerosi tour sia in Italia che all’estero; in particolare in Germania, Olanda, Francia, Austria, Slovenia, Polonia, Danimarca, Belgio etc.

«In “Tiny seeds” metto in musica aspetti molto intimi e personali – racconta Dinelli – come la perdita di qualcuno molto caro, la visione dalla prospettiva di un figlio e anche da quella di padre, la fine dell’amore, il bisogno di avere  radici e di attraversare il tempo e gli eventi stringendosi alla propria fede e alle proprie certezze. E ancora la rabbia verso l’ingiustizia che questo mondo ci regala ogni giorno. Le tematiche sono intime ma credo molto condivisibili, nel senso che la lettura può esser interpretata a seconda del proprio sentire. D’altronde siamo tutti figli, tutti amanti, tutti esseri umani sottoposti a questo incredibile, bello e faticoso viaggio che è la vita.»

Abbiamo intervistato Lorenzo Dinelli per conoscerlo meglio e per lasciarci travolgere dal suo mondo fatto di rock and folk.

Tiny Seeds, Dinelli. Fonte: Marta Scaccabarozzi – 19 Media Agency

Ciao Lorenzo, siamo curiosi di chiederti subito come nasce la tua passione per la musica. A quanti anni hai capito che fosse la tua strada?

«Nasce da ragazzino, sono cresciuto in casa con mia madre che ascoltava tutti i grandi cantautori italiani, i Police, Simon and Garfunkel e molti altri. Mio padre invece appassionato di Beatles, Otis Reading, Elton Jhon;  anche lui suonava pianoforte e Hammond da ragazzo in una band, insomma in casa mia la musica è sempre stata presente. Poi ho avuto in regalo la mia prima chitarra classica a 10 anni, ho fatto qualche lezione per poi abbandonare dicendo che no era per me. A 13 anni ho riscoperto la chitarra perchè ero letteralmente  partito per la tangente con, Red Hot chili peppers, Guns ‘n’ Roses, Queen, Metallica, Sex Pistols e Ramones… Poi il Liceo Artistico che frequentavo a Lucca. Più che una scuola d’arte era una fucina di musicisti di ogni sorta e provenienza. C’erano punk, metallari, jazzisti, rockers, praticamente tutto quello che poteva desiderare un giovane musicista o un amante della musica, di lì a poco la musica ha preso il posto del disegno.»

Affermi di non “non essere mai stato un ascoltatore di musica né un musicista unidirezionale” e che, chiaramente, la buona musica si realizza al di là degli stili e delle categorie. Ma c’è un genere musicale che prediligi o che comunque ti ha accompagnato nel corso della tua carriera professionale?

«Posso dire con certezza che se non avessi incontrato il punk e l’hardcore, forse il mio cammino, sia personale che musicale, sarebbe stato diverso. Quindi credo che quella sia la musica che porterò sempre con me. Poi ogni periodo della vita ha la sua colonna sonora, quando ero giovane mi fondevo le orecchie con chitarre distorte, crescendo ho imparato ad apprezzare anche altre sonorità. Comunque ci sono giorni in cui si predilige un certo tipo di ascolto, altri in cui lo stato d’animo ne richiede altri… non son mai stato unidirezionale in quel senso, dipende da come uno si sente credo, una cosa che succede un po’ a tutti.»


Se ti chiedessi dei nominativi di cantanti o musicisti al quale ti sei ispirato, chi ti viene in mente e perché?

«Elbow, James Taylor, Bad Religion, Sublime, Fink, Police, Simon and Garfunkel, Sufjan Steven, J Robbins, At the Drive in, Jimy Hendrix, Nirvana, Sunny Day Real Estate, Farside, Sensefield, ALL, Band of Horses, Lemonheads, Dinosaur JR,  tutti hanno sempre avuto qualcosa di nuovo e geniale, nel modo di costruire le canzoni, poi a me piace la forma canzone e le ballads, le melodie che ti riempiono di ossigeno… quello ho sempre cercato nei miei ascolti, una grande forza espressiva che fosse più presente nella melodia che  nei contenuti o nel messaggio. Poi ovvio, il più delle volte anche le liriche rispecchiavano già come una poesia quello che la musica trasmetteva.»


Hai avuto modo di fare diversi tour all’estero; Germania, Olanda, Francia, Austria, Slovenia, Polonia, etc. Ce n’è uno in particolare che ti ha colpito o del quale conservi un ricordo speciale per qualche ragione?

«Credo che poter suonare e viaggiare, vedendo nuovi posti, nuove città e conoscere belle persone a giro per il mondo, sia uno degli aspetti più belli dei tour. La Germania, l’Olanda, Belgio ci hanno sempre regalato grandi esperienze e felici sorprese, sia come pubblico, come musicisti che abbiamo incontrato e come accoglienza, difficile dire quale il migliore. Amburgo e il suo mitico distretto ST Pauli, rimane nel cuore di tutti, pensate che uno dei musicisti della mia band storica Seed’n’Feed, si è sposato con una ragazza di lì, conosciuta durante un tour nel 2004 e hanno avuto anche una bambina. Adesso vivono tutti e 3 a Livorno. Incredibile!»

Domanda difficile: qual è la canzone al quale sei più legato in “Tiny seeds” ?

«Difficile sceglierne una soltanto… ogni canzone ha suoni e storie diverse, a cui sono affezionato, però se proprio devo forse direi “Back into the Den”, perché ha un sound nuovo per le mie corde, e racconta un periodo di cambiamento ben preciso nella mia vita che ha significato molto.»

Quali sono i temi portanti che esprimi attraverso questo nuovo album, “Tiny seeds” ?

«Sono riflessioni sulla vita, sulle relazioni, sul tempo che passa e su come aggiustarsi nell’attraversare gli eventi che questa esistenza ci mette davanti. Credo come più volte ho detto, scritti in maniera personale e intima ma molto condivisibili.»

Cosa consiglieresti ai giovani d’oggi che vorrebbero intraprendere questo tipo di carriera?

«Di farlo sempre con il cuore, senza velleità di fama, o chissà cosa altro… la creatività va nutrita per elevarsi spiritualmente ed essere persone migliori, il denaro o la fama non devono essere il fine. Questo il mio punto di vista.»

Tiny Seeds, Dinelli. Fonte: Marta Scaccabarozzi – 19 Media Agency

Sabrina Mautone

Sabrina Mautone nasce a Napoli il 18 Maggio 1996 e vive a Milano. Giornalista pubblicista laureata in Lingue Moderne presso la Federico II di Napoli e specializzata in Comunicazione e Cooperazione Internazionale per Istituzioni ed Imprese presso l'Università Statale di Milano. Con un master post-lauream in Comunicazione, attualmente si occupa di Giornalismo Radio-Televisivo a Roma.

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